Factory in laguna: rinasce San Servolo

23-mag-2006
di Fabio Marzari | :venews

Factory in laguna: rinasce San ServoloL’idea di un’isola che risorge dal suo abbandono e riemerge, pulsante di vita, sembra la metafora della stessa città di Venezia. Talvolta anche le istituzioni pubbliche riescono a dare una giusta destinazione alle loro risorse economiche, contribuendo in maniera determinante alla buona riuscita di un progetto di recupero che sembrava ai più una scommessa destinata a naufragare. Invece San Servolo è una realtà consolidata ed in crescita costante.

Dal 1978, quando fu chiuso l’ospedale psichiatrico, l’isola sembrava destinata a naufragare in un mare magnum di progetti più o meno inattuabili ed invece, seppure dopo un lungo periodo di restauri accurati e complessi, quello che era stato un luogo di sofferenza ed emarginazione è divenuto uno spazio di grande apertura ed una importante realtà per la città.
Con l’intervento di ripristino delle strutture esistenti e la riapertura del parco non solo ai fruitori dell’isola, ma anche all’intera cittadinanza, la Provincia di Venezia ha donato alla collettività degli spazi di notevole incanto, collocati quasi di fronte al bacino acquatico più famoso e spettacolare al mondo, quello di San Marco. Limite e forza di un’isola è quello di racchiudere in uno spazio circoscritto i propri confini, di dover necessariamente esprimere nella restrizione tutte le caratteristiche che la rendono unica.
San Servolo, lievemente appartata rispetto all’abbagliante bellezza marciana, adempie in pieno al compito di svelare a chi non la conoscesse ancora quanto fascino presentino le isole di cui la laguna di Venezia è disseminata. L’isola, in origine quasi una duna sabbiosa, la cui attuale superficie è di circa cinque ettari, deve all’intervento dell’uomo negli ultimi secoli, per la necessità di nuove costruzioni, del parco e degli orti, la sua espansione territoriale.
Per più di mille anni San Servolo ha accolto diversi ordini monastici. Il primo insediamento risale alla fine del ‘600, quando un gruppo di monaci Benedettini, cacciati ad opera dei Franchi dal monastero di Santo Stefano d’Altino, si rifugiò nell’isola, allora di piccole dimensioni e paludosa. Dal 1100 l’Isola divenne stabilmente sede conventuale con l’arrivo delle suore benedettine, che vi restarono per cinque secoli, fino al 1615, quando furono trasferite in città.
Dal 1647 il complesso venne offerto alle duecento monache Benedettine, Domenicane e Francescane residenti nell’isola di Candia per salvarle dalla conquista turca. Le religiose utilizzarono il convento fino alla loro estinzione e nel 1715, dato che l’isola era disabitata, il Senato della Repubblica decise di utilizzare l’ex convento per farne la sede dell’Ospedale militare, andando a sommarsi a quello di Sant’Angelo di Castello, divenuto insufficiente per il gran numero di soldati che giungevano a Venezia feriti nella guerra contro i Turchi.
La funzione medica ed assistenziale venne adempiuta dai Padri Ospedalieri di San Giovanni di Dio, oggi Fatebenefratelli, e vi furono trasferiti quattrocento malati. Vennero ampliati e ristrutturati gli spazi e la farmacia di San Servolo in pochissimo tempo divenne, grazie alla varietà delle erbe medicinali coltivate in isola ed alla perizia dei frati, “Farmacia pubblica delle Milizie e Forti”.
Da questo momento al 1978 l’Isola fu ospedale psichiatrico, acquisendo una fama di isola di disagio e di sofferenza.

La vera sfida vinta dalla Provincia di Venezia, attraverso la San Servolo Servizi, è quella di aver saputo riportare a nuova vita un contenitore carico di storia, non limitandosi a rendere fruibili gli spazi e a rispettarne la storia (grazie alla Fondazione San Servolo I.R.S.E.S.C.), ma offrendo contenuti.
Come per Venezia, anche per l’Isola i confini geografici non devono rappresentare un limite all’apertura al dialogo, al costante confronto. La chiave di volta è data dal ritrovare nell’isola rinata a futuro certo, quella incessante spinta alla dialettica tra culture, allo scambio tra centri di ricerca, a quell’Università delle Università che trae linfa dalla circolazione delle idee e dalla presenza di studenti provenienti da ogni dove e da docenti di grande esperienza (VIU, Venice International University).
Inoltre, il rispetto della tradizione artigianale, le tecniche di lavorazione dei metalli, della pietra, del legno, insegnate dai Maestri direttamente in laboratori che sono vere e proprie fucine di creatività, riportano la dimensione del praxein ed anche offrono un contributo decisivo alle tecniche architettoniche applicate al recupero di testimonianze del passato che sanno andare oltre il semplice restauro (Associazione Europea Pro Venetia Viva).
L’Isola è cresciuta e da contenitore è diventata contenuto offrendo una programmazione annuale di arte, musica, teatro, cinema, convegni, confermandosi parte integrante di Venezia e isola più che mai viva e aperta.


di Fabio Marzari
:venews maggio 2006
Indietro
Share/Save/Bookmark

La tua vacanza inizia da qui

Call Center Prenotazioni Alberghiere

  Tutti i giorni dalle 8.00 alle 21.00 tel. 041 5222264 oppure
199 173309
 

Welcome Desk

5 Welcome Desks nei punti strategici di arrivo in città!