Il nuovo Palazzo Grassi
Where are we going? richiama il preciso intento di tracciare attraverso la prestigiosa collezione di François Pinault un quadro efficace ed in larga misura partecipativo dello stato dell'arte per riflettere sull'ipotesi di un futuro gravido di memoria e di esperienze sperimentate. La mostra, oltre ad essere sintomatica dell'interesse eterogeneo di Pinault per l'arte moderna, vuole suggerire un percorso espositivo attraverso l'arte del Novecento a partire dal dopoguerra fino ai giorni nostri, con le opere dei protagonisti della scena internazionale pur con un occhio attento alle molteplici correnti artistiche che si sono susseguite negli anni, come la Scuola di New York, l'Astrattismo Europeo, l'Arte Povera, il Minimalismo, il Post Minimalismo e la Pop Art. Una collezione impressionante per qualità e varietà, che vede in mostra circa duecento opere: dai grandi maestri del passato come Cy Twombly, Mark Rothko, Piero Manzoni, Donal Judd, passando per le personalità più irriverenti di Jeff Koons, Damien Hirst, Pierre Huyghe, Cindy Shermann, Maurizio Cattelan, fino alle ultime generazioni con Urs Fischer, Piotr Uklanski e Rudolf Stingel. Il collezionismo è un fenomeno che conserva un'aura di mistero, ha percorsi meno chiari di quanto possa sembrare in apparenza e la dedizione nella ricerca di capolavori d'arte moderna e la capacità anticipatrice di Pinault hanno portato alla costituzione di una delle più cospicue collezioni d'arte moderna del mondo. Pur seguendo un andamento cronologico, la mostra curata da Alison M. Gingeras riesce comunque a rompere le coordinate spazio-temporali, mirando al contrasto e all’analogia e ad esaltare gli elementi caratteristici di coloro che hanno anticipato le idee moderne. Il criterio-guida non è di documentare più ampiamente possibile i movimenti dell’arte moderna, quanto di esaltare le individualità. In quest'ottica bene si colloca il progetto di restauro curato da Tadao Ando: le geometrie sono semplici ma capaci di creare suggestioni all’osservatore. Si nota nella serenità e nella pulizia dell'assetto una sorta di intervento immersivo e variamente interattivo che sollecita continuamente l’attenzione dello spettatore, avvolto dalla luce e dalle campiture neutre degli ambienti.
La collezione è dunque una testimonianza imprescindibile per comprendere a fondo la passione, le linee guida ed il ruolo istituzionale di Pinault a Palazzo Grassi. In un momento in cui il varo è imminente, appare quanto mai intrigante porsi interrogativi sui possibili modelli espositivi e le modalità di interazione con gli spettatori. Date le premesse, gli incontri ed i progetti espositivi futuri saranno dunque lo stimolo per un processo di rielaborazione del ruolo di Palazzo Grassi a Venezia attraverso la riflessione, il confronto e l’invito al dialogo. L'arte dunque come specchio della realtà e come riflessione attiva su di essa in cui il visitatore coglierà intuizioni e problematiche attuali.
di Carlotta Scarpa

