Intervista a Nuria Schoenberg Nono

1-giu-2006
di Vega Partesotti 

Intervista a Nuria Schoenberg NonoIncontriamo Nuria Schoenberg Nono al Centro Culturale Candiani di Mestre, che nel mese di maggio ha dedicato una serie di iniziative al grande compositore veneziano Luigi Nono, scomparso nel 1990. Prima dell’esecuzione di …sofferte onde serene… (1976), per pianoforte e nastro magnetico, Nuria ha evocato la figura di “Gigi”, come lo chiama lei, condividendo con il pubblico alcuni ricordi pubblici e privati. 
Come ha conosciuto Luigi Nono?

Io e i miei genitori eravamo emigrati negli Stati Uniti nel ’33, quando Hitler salì al potere. Tornai  per la prima volta in Europa con mia madre nel 1954, tre anni dopo la morte di mio padre, in occasione della prima esecuzione assoluta, ad Amburgo, della sua opera Moses und Aron. Gigi aveva collaborato con Scherchen, che avrebbe dovuto dirigere l’opera, scrivendo le parti per l’orchestra. Dopo la prova generale venne presentato a mia madre e io… ero lì accanto! Ci rincontrammo poco tempo dopo a Roma, poi tornai negli Stati Uniti e ci scrivemmo – in tedesco – per circa un anno e mezzo. Poi io tornai in Europa e ci sposammo.

Luigi Nono si era laureato in Giurisprudenza: come è avvenuto il suo avvicinamento alla musica?

Suo padre Mario, persona severa ma dal cuore d’oro, era un grande appassionato di musica: possedeva moltissimi dischi e portava spesso i figli fin da piccoli alla Fenice a sentire opere e concerti. Anche se non si oppose al desiderio di Gigi di fare il compositore, pensò che era comunque meglio avere anche una professione “seria”, e lo indusse a iscriversi a Giurisprudenza a Padova. Parallelamente all’Università, Gigi frequentò il Conservatorio Benedetto Marcello, dove seguì il corso di composizione di Malipiero. Conobbe poi Bruno Maderna, che lo spinse a studiare la musica del ‘500 e del ‘600, e con lui partecipò a un corso di direzione d’orchestra con Hermann Scherchen qui a Venezia: durante il corso si divertirono molto, c’erano studenti di vari Paesi del mondo e dato che era estate, Scherchen faceva lezione in barca o al Lido. Spesso finivano tutti a cantare in acqua in cerchio, mentre Scherchen li dirigeva! Credo che quell’esperienza sia stata fondamentale per la sua formazione musicale.

Anche se suo padre e suo marito non si sono mai incontrati, l’influenza della musica di Schoenberg è stata determinante per l’opera di Luigi Nono, soprattutto agli inizi…

Durante gli anni del Conservatorio Gigi aveva studiato a fondo il lavoro di Schoenberg. Fin dal 1948 poi prese parte ai corsi estivi di Darmstadt, dove insegnavano molti allievi di mio padre e compositori come Varèse, la cui musica era stata proibita in Germania durante il nazismo. La prima composizione di Gigi, le Variazioni sull’opera 41 di Schoenberg per orchestra fu eseguita proprio a Darmstadt. Molti dei giovani che seguirono questi corsi divennero in seguito compositori celebri, come Pierre Boulez o Karleinz Stockhausen.

Si dice spesso che la musica contemporanea è “difficile” ed elitaria, e questo è uno dei motivi per cui la si esegue poco, almeno in Italia. Ma suo marito negli anni Sessanta e Settanta prese parte a una serie di incontri con studenti e operai in circoli Arci e perfino nelle fabbriche, da Genova al Sud Italia, in cui si eseguiva la sua musica e la si discuteva con il pubblico, che spesso era numerosissimo. 

 

Gigi era convinto che le persone prive di una cultura musicale classica si potessero avvicinare alla sua musica senza pregiudizi. La cosa più interessante per lui erano le domande che gli facevano: gli operai capivano che dietro la sua musica c’era un lavoro sincero e volevano sapere qual era il procedimento che lo portava alla composizione finale. E in effetti dietro c’era un vero lavoro, come si può constatare consultando l’Archivio Nono alla Giudecca, che io stessa dirigo: in totale vi sono conservate 22 000 pagine di schizzi, note, appunti preparatori… 

A sua volta Nono era interessato al lavoro degli operai...

Sì, ad esempio la sua opera La Fabbrica illuminata (1964) è il frutto di registrazioni, realizzate insieme a Giuliano Scabia, dei rumori di una fabbrica e delle voci degli operai, di ciò che dicevano tra loro e sul loro lavoro.

Le sue posizioni politiche gli hanno causato dei problemi?

Sì, spesso gli veniva commissionato un lavoro, ma quando scoprivano quale testo voleva usare tutto andava a monte. Anche in Germania, dove pure era idolatrato, quando cominciò a usare testi politici per anni le sue opere furono oggetto di un vero ostracismo. Nel 1960 la prima esecuzione di Intolleranza 60 alla Fenice fu boicottata da un gruppo di studenti di destra che iniziò a fischiare, a lanciare petardi e volantini: si dovette chiamare la polizia. Nel 1967 in Perù venne addirittura arrestato e il giorno seguente fummo espulsi tutti e quattro dal Paese (con le due piccole figlie ndr) perché aveva voluto dedicare una sua conferenza all’Università di Lima ai guerriglieri peruviani assassinati dalla Guardia Civil.

La musica di Nono in Italia viene eseguita raramente…

Sicuramente. Intolleranza 60, dopo l’allestimento alla Fenice di cui parlavo prima è stata rappresentata in Italia solo un’altra volta durante il Maggio fiorentino. In Germania nel 2005 è stata rappresentata in quattro città con quattro diversi allestimenti…

Nonostante la sua cultura internazionale, Nono è sempre rimasto legatissimo a Venezia e in particolare alla Giudecca dov’era nato.

Credo che sia una cosa comune a tutti i veneziani. Nella musica di Gigi ci sono moltissimi riferimenti alle luci e ai rumori di Venezia: per esempio nel pezzo che sarà eseguito questa sera …sofferte onde serene… ci sono dei suoni che traducono il suono delle campane o i riflessi del sole sulle onde, le cosiddette gibigiane… Anche per questo abbiamo voluto che l’Archivio fosse alla Giudecca: ora si trova proprio di fronte alla casa dov’è nato, da settembre si trasferirà nella Sala delle Colonne dell’ex Convento dei SS. Cosma e Damiano, uno spazio molto grande che ci consentirà di organizzare anche eventi per il pubblico.

E lei, come si trova a Venezia?

Benissimo, è una città che amo molto, dove passa molta gente interessante che viene da tutto il mondo: quando c’era mio marito avevamo sempre ospiti, facevamo una vita molto intensa. Negli ultimi tredici anni sono stata quasi completamente assorbita dall’enorme mole di lavoro che la catalogazione dei materiali presenti nell’archivio comporta. Non lo vivo però solo come un dovere, è soprattutto un piacere stare a contatto con tanti giovani e appassionati studiosi dell’opera di mio marito.


di Vega Partesotti
per Epolis

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