I Gioielli
Le prime notizie relative alla diffusione dell’arte orafa in Venezia risalgono già al XIII secolo: a quei tempi a Venezia già esisteva una Mariegola (ovvero la legge costitutiva di una Scuola d’Arte e Mestiere) del 1233 che disciplinava rigidamente l’Arte degli Orèsi, Giogelieri e Diamanteri (orefici e gioielleri).
Tale arte si sviluppò in maniera progressiva dal Duecento e fino al Settecento: la fama degli orafi veneziani crebbe notevolmente e molti sono gli aneddoti storici che danno conto della loro abilità.
Si
racconta ad esempio che nel XVIII secolo il duca di Modena commissionò
agli orafi del Fondaco dei Tedeschi i gioielli nuziali della moglie:
gioielli in cui dovevano essere incastonati oltre 2000 diamanti! e che
nel 1223 all’orafo Veneziano Marino Nadal venne commissionata da
Federico II la creazione di una corona di perle particolarmente
importante e sfarzosa.
Tutti i gioielli (zogie) creati a Venezia dovevano obbligatoriamente
avere il marchio con il leone di San Marco come sancito dalla
Mariegola.
Le Botteghe orafe si concentravano in modo particolare nel Sestriere di
Rialto e nel periodo di massimo splendore pare che l’uso dei gioielli
fosse tanto diffuso che il commercio dei preziosi avvenise addirittura
per le calli e nei mercati di San Marco e Campo San Polo.
I patrizi veneziani e soprattutto le nobildonne veneziane decoravano i
propri abiti con gemme e preziosi vari e lo sfoggio di gioielli era
tanto grande da spingere il Senato ad una legge suntuaria volta a
vietare l’uso di zaffiri, smeraldi, diamanti, rubini, topazi e perle
per decorare il capo ed i capelli… può sembrare curioso ma il motivo
era ancora una volta molto pratico: il Senato voleva arginare
quest’usanza poiché le pietre preziose erano un capitale non
trasformabile in moneta.
Con la caduta della Serenissima il grande patrimonio orafo andò in
buona parte disperso (colossali le distruzioni apportate dai francesi)
o venduto o rifuso per essere capitalizzato: succede così
ogniqualvolta ad un periodo di prosperità seguono periodi di guerre e
di crisi.
