Dimensione corpo: intervista a Ismael Ivo

22-giu-2006
di Massimiliano Zane | :venews

Ismael IvoAlla vigilia della nuova edizione della Biennale Danza, intitolata UnderSkin, abbiamo incontrato Ismael Ivo, direttore artistico dell’importante rassegna di danza contemporanea per il secondo anno, nonché ballerino e coreografo di fama internazionale.

Anima corpo e scienza sono i temi di discussione artistica a questa Biennale Danza. In che termini vengono espresse e sondate queste relazioni?

Nell’organizzare questa Biennale Danza l’idea principale è stata quella di non creare una rassegna di sola danza. Quando accettai di fare il festival cominciai a pormi il problema di comprendere perché ci fosse un festival di danza nella Biennale di Venezia, all’interno delle sue tradizioni e delle sue idee. L’anno scorso sperimentai il tema Body Attack creando un festival non solo di danza ma, per la prima volta, pensato sul corpo, attorno al corpo, nel corpo che era visto come strumento d’ispirazione, come un punto di partenza del movimento stesso che poi va a creare la danza. Nel festival della Biennale Body Attack il corpo era per me un ‘commento del tempo’, e mi ha dato un’ispirazione under skin, sotto pelle, (titolo della rassegna di quest’anno) come fosse una finestra di ‘investigazione’ sull’espressione di partenza della danza contemporanea che io credo essere il corpo in se stesso. Questo è un festival di ricerca realizzato su impronte che seguono un andamento particolare, mai riscontrato nella Biennale. Il mio intento non è di rappresentare un festival ‘solo’ di danza contemporanea, ma anche di proporre una Biennale ‘del corpo’ che si situi in uno spazio d’unione e d’incontro tra uno scienziato, un coreografo, uno scrittore, un giornalista, per poter ottenere una visione completa ed intensa del corpo oggi e di tutto ciò che l’attraversa in termini di dimensioni ed ispirazioni: una mappa delle relazioni che si vengono a creare con l’arte della danza nel momento che stiamo vivendo. Questo per me è veramente molto importante. Invitando a Venezia filosofi, neuroscienziati, registi, matematici, antropologi, coreografi, performers, il mio obiettivo è quello di riuscire a pensare come il corpo/organismo biologico si stia trasformando piano piano in un corpo globale, diventando la vera fonte d’ispirazione di ogni artista. Ma questo corpo oggi, di quest’era in cui non c’è tempo per niente, nemmeno per l’informazione, questo corpo globale sta diventando come un corpo d’‘androide’?. Ecco che per me, aprire un dibattito, un confronto completo sul corpo in questi termini, vuol dire affrontare una vera e propria riflessione su se stessi. All’interno della Biennale, con questo tipo di caratteristiche, ognuno può affrontare varie esperienze avendo la possibilità effettiva, attraverso i vari incontri, di meglio comprendere cosa si sta facendo oggi col ‘nostro’ corpo essendo arrivati al punto in cui ci è data la possibilità anche di ricostruirlo, rimodellarlo, ridisegnarlo. Ecco cos’è la Biennale Danza Under Skin di quest’anno.

Quindi un corpo che si fa arte in sé unendo spettacolo, artista e spettatore nell’anima stessa della performance...

Si, certamente, e questo sarà possibile attraverso i vari Simposi, aperti al pubblico ‘normale’, ed anche attraverso i Laboratori che abbiamo organizzato.

Pensa che la danza contemporanea sia definibile come una nuova forma di comunicazione?

Assolutamente sì, la danza in generale è una forma di comunicazione, ma la danza classica, anche se ancora mirabile, vive il corpo come uno strumento virtuoso mentre la danza contemporanea è giunta ad un punto di comunicatività rivoluzionaria. Il linguaggio della danza contemporanea vede il corpo esprimersi attraverso il vocabolario del movimento. Oggi il ballerino di danza contemporanea deve ‘usare’ il corpo quale massimo mezzo d’espressione attraverso le proprie capacità di movimento, proprio come nella danza classica, ma puntando ad una forma di comunicazione che guardi al corpo come espressione di una ‘fisicità di oggi’, quasi una ‘normalità corporea’ descritta attraverso un ‘vocabolario’ nato dalla società stessa ma riconiugato per divenire arte. Il corpo si trasforma, subisce metamorfosi, anche sul piano linguistico, creando nuove suggestioni ed espressioni artistiche. I laboratori servono proprio a questo, a rinnovare il vocabolario artistico della danza, ad aprire nuovi piani di riflessione sulla danza, ad aprire una nuova ‘mitologia’ della danza, ad elaborare un nuovo pensiero ed un nuovo tipo di linguaggio dando il via ad una nuova forma d’arte progressiva.

Quindi un’arte fatta di influenze che a sua volta influenzerà?

Si, certamente, perchè ogni arte esprime un suo linguaggio e continuamente apre nuove finestre, nuove riflessioni, con uno sguardo verso il futuro influenzando la società e lasciandosi influenzare. Ogni forma d’arte crea qualcosa che sarà la base d’un nuovo pensiero, d’una nuova prospettiva, d’un nuovo concetto estetico. Nel secolo scorso ogni disciplina artistica ha contribuito a formare il nostro presente, per la danza questo è il momento, all’alba del 21° secolo, di aprire una nuova finestra su un nuovo concetto del corpo come fonte di ispirazione. È proprio su questo nuovo concetto espressivo del corpo che il festival della Biennale Danza 2006 basa il suo essere un festival di ricerca e d’incontro.


di Massimiliano Zane
di :venews giugno 2006
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