Il ritorno a Venezia dei Pink Floyd

1-ago-2006

Il ritorno a Venezia dei Pink FloydEra seduto nell’ufficio di Fran Tomasi, il promoter del concerto, e gli altri erano tutti fuori, il 14 luglio 1989, quando ad un certo punto vide fare capolino dalla porta la faccia di David Gilmour. Salivazione azzerata, mani due spugne, visioni mistiche e in testa gli iniziò a risuonare improvvisa la canzone, forse la più bella canzone… How I wish, how I wish you were here./We’re just two lost souls swimming in a fish bowl,/year after year,/running over the same old ground. What have we found?/The same old fears,/wish you were here.

Era giovane, ma qualcosa ha capito di quel concerto e di tutto quel casino che è successo, non dimentichiamo che cadde le Giunta per quell’evento e non è cosa da poco. Se si decide di realizzare un concerto di luglio, di sabato, gratuito, il giorno della Festa del Redentore, in Piazza San Marco a Venezia, del gruppo rock reduce dal tour più seguito della stagione (A momentary lapse of reason tour) è meglio organizzarlo bene oppure non farlo proprio. E non perché alla fine sia successo qualcosa di grave, ma per quello che sarebbe potuto accadere. Fosse stato un concerto di Madonna o di qualche altro gruppo che avesse richiamato un pubblico diverso, si sarebbe potuto rischiare la vita di molte persone.
Invece il pubblico dei Pink Floyd è un’altra cosa, si ricorda ancora quando alle ore 14 dello show day raggiunse il primo sparuto contingente di carabinieri, che chiedendo permesso tentava di prendere posizione sulla riva davanti alle Colonne del Todaro, camminando letteralmente sulle pance di gente distesa e molto rilassata con la testa altrove… How I wish, how I wish you were here.
Sempre quel giorno era successo un altro episodio inquietante, dopo diversi mesi di sopralluoghi, coordinamenti, riunioni, si ritrovarono in Prefettura e i pochi responsabili rimasti in città dicevano: «Beh ragazzi, forse queste cose è meglio non farle...», ma come non farle quando la città ormai era invasa! E le vie preferenziali che si dovevano creare per gli spostamenti all’interno della Piazza, la bandonatura lungo tutta la riva, i posti di filtro e controllo, il potenziamento dei mezzi di trasporto, dei servizi igienici, della pulizia urbana, ecc.? Niente, non era stato fatto niente per via di continui palleggiamenti di responsabilità e impegni economici fra le varie componenti che avrebbero dovuto collaborare di comune accordo (istituzioni cittadine, Promoter, RAI).
La giunta si scioglie come neve al sole titolava un articolo con la cronaca del concerto il giorno dopo sul «Corriere della Sera»; in effetti, a parte una serie di lettere con autorizzazioni di massima alla realizzazione del concerto datate ben prima dell’evento da parte dell’allora Assessore alla Cultura, non si ricordano altri documenti definitivi, perlomeno per quel poco che aveva potuto constatare di persona, fino alla coraggiosa e, a quel punto inevitabile, firma d’autorizzazione da parte del Vicesindaco. Erano le 21, la marea umana attendeva pacifica, c’era addirittura chi era passato attraverso un’esposizione di quadri piuttosto preziosi all’interno del Palazzo delle Prigioni per prendere posto sulle impalcature dei lavori di restauro del Palazzo stesso e senza toccare niente! E così eleganti signori nella terrazza dell’Hotel Danieli cenarono, attendendo l’inizio dello spettacolo, gomito a gomito con i peones abbarbicati sui tubi Innocenti.
Si può asserire che la situazione in acqua, a parte un lancio massiccio d’oggetti disparati, compresa una fetta di anguria che centrò la povera Marisa Laurito, verificatosi quando la Galleggiante si piazzò con poco savoire faire davanti al popolo che dalla sera prima si era accalcato al molo della Piazzetta, era molto tranquilla e coloro che si trovavano nelle imbarcazioni godettero sicuramente di uno spettacolo grandioso. A parte il giovane protagonista che - imbarcatosi in un taxi in compagnia di alcuni amici e collaboratori con cui aveva condiviso quell’avventura più grande di loro, coadiuvando promoter di grido, tecnici del suono e delle luci di valore internazionale, direttori di produzione di altissima esperienza e professionalità, dopo essersi guardato in giro con un senso d’oppressione, dato proprio dalla responsabilità che sentiva da un lato per le conseguenze dell’evento che avrebbero potuto essere anche gravi, dall’altro proprio verso i ragazzi con cui aveva lavorato per l’evento - dopo le prime note dormì per tutto il concerto.
La partita era più grande e come qualcuno, pare, fece pressione affinché il concerto si svolgesse, altri remarono contro e così com’era stato definito “la prova generale per l’Expo” fornì il suo verdetto negativo e alla fine, pensando a chi avrebbe al tempo gestito l’Expo, ciò fu molto probabilmente un bene per la città.
Torna a Venezia David Gilmour, il mitico chitarrista dei Pink Floyd. Chissà come ricorderà quel 15 luglio 1989?


di Davide Federici
:venews agosto 2006
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