Intervista a Valerio Sannicandro e Massimo Botter
Oct-3-2006
di Andrea Oddone Martin | :venews
Il Festival di Musica Contemporanea
di Venezia, giunto alla 50esima edizione,
si riconferma prestigiosa vetrina
internazionale. Riconosciuto
attualmente per i risultati ottenuti
negli anni più ‘storici’, più importanti,
quando ci sono state le prime
esecuzioni che hanno segnato la
storia della musica, mantiene la capacità
di ‘sintonizzarsi’, di saper
ascoltare l’evoluzione, la sensibilità
del pensiero musicale.
Fedele alla ‘mission’ del Festival veneziano,
il direttore Giorgio Battistelli
cura la partecipazione di composizioni
fondamentali nel decorso
del pensiero musicale, esecuzioni a
volte anacronisticamente incredibili:
ricordiamo nel programma della
passata edizione, la prima esecuzione
assoluta in Italia di Apparitions,
una partitura del recentemente
compianto György Ligeti, che costituisce
una pietra miliare nella musica.
Cura attenta e solerte anche verso la produzione di musica contemporanea d’arte dei compositori italiani; parte delle commissioni della Biennale si rivolgono a giovani (a volte non proprio giovani) promesse italiane. Anche quest’anno alcuni nostri compositori hanno lavorato a partiture da presentare al Festival.
Tra questi abbiamo incontrato Valerio Sannicandro e Massimo Botter, entrambi incaricati di comporre per orchestra.
In che modo il loro lavoro incontra la motivazione programmatica del 50. Festival di Musica Contemporanea?
Valerio Sannicandro: Pensare la musica, ridefinire quello che essa può voler rappresentare o significare, vuole dire, nel mio lavoro, interrogarsi sulla formazione stessa del suono, del discorso musicale (sintassi) e non ultimo, dell'organico stesso (la ‘sorgente’ del suono). Insieme a questi tre aspetti, un quarto, quello di una costante tendenza alla ricerca sull'aspetto della ‘spazialità’ in tutti i parametri musicali, costituisce il mio environment di base. Nel caso di Radiances, come in molti altri miei lavori, l'estrema complessità derivata dalla ricchezza di dettagli è sorretta (dal punto di vista della percezione) da una linea di sviluppo globale alquanto trasparente ma mai semplicistico. Il discorso musicale quindi, chiede all'ascoltatore di ‘pensare insieme’ la musica lungo l'evoluzione del processo: un ascolto puramente ‘epidermico’ rivelerebbe solo una piccola parte del progetto iniziale.
Massimo Botter: Beh, la musica è pensiero, altrimenti non esisterebbe; o meglio potrebbe esistere ma non interesserebbe questo nostro ambito culturale. Affermerei che la mia musica nasce proprio dal pensiero, dall'assimilazione e dalla riproposizione in musica di pensieri dai più ‘infantili’ ai più ‘filosofico-intellettuali’. Dico così perché a volte l'idea, come nel caso del pezzo Sentiero in un deserto di lava che sarà proposto qui alla Biennale, viene da un pretesto banale, infantile, favolistico, come un sentiero tracciato in una colata di lava fredda e nera. Glaciale (una mia passeggiata in inverno con un sole meraviglioso ma al tempo stesso un'aria fredda e tagliente sulle pendici dell'Etna). Bene, sembra poco ma da questo punto di partenza può veramente scatenarsi una tale forza evocativa che ti permette di scrivere quindici minuti intensissimi per un clarinetto basso che traccia il ‘sentiero’ e che dialoga con un'orchestra di 90 persone. Favola, Colata fredda, Nero, Glaciale, sono queste stesse parole che riescono ad avere racchiuse in loro la forza per sprigionare un mondo di musica!!!
Quale significato riveste la partecipazione allo storico Festival veneziano?
Valerio Sannicandro: Per chi come me si è formato ed ha lavorato quasi esclusivamente fuori dell'Italia, quest’incontro riveste innanzi tutto il forte significato di un interessante incontro culturale.
Massimo Botter: Scontato dirlo, ma una vetrina così importante, forse la più importante, ti fa paura ma ti dà anche una forza incredibile per voler esprimere ciò che sei, per lanciare il tuo messaggio e poi... si vedrà. Credo sia un passaggio che nella mia carriera di compositore segnerà ‘un sentiero’, nel bene o nel male.
Cura attenta e solerte anche verso la produzione di musica contemporanea d’arte dei compositori italiani; parte delle commissioni della Biennale si rivolgono a giovani (a volte non proprio giovani) promesse italiane. Anche quest’anno alcuni nostri compositori hanno lavorato a partiture da presentare al Festival.
Tra questi abbiamo incontrato Valerio Sannicandro e Massimo Botter, entrambi incaricati di comporre per orchestra.
In che modo il loro lavoro incontra la motivazione programmatica del 50. Festival di Musica Contemporanea?
Valerio Sannicandro: Pensare la musica, ridefinire quello che essa può voler rappresentare o significare, vuole dire, nel mio lavoro, interrogarsi sulla formazione stessa del suono, del discorso musicale (sintassi) e non ultimo, dell'organico stesso (la ‘sorgente’ del suono). Insieme a questi tre aspetti, un quarto, quello di una costante tendenza alla ricerca sull'aspetto della ‘spazialità’ in tutti i parametri musicali, costituisce il mio environment di base. Nel caso di Radiances, come in molti altri miei lavori, l'estrema complessità derivata dalla ricchezza di dettagli è sorretta (dal punto di vista della percezione) da una linea di sviluppo globale alquanto trasparente ma mai semplicistico. Il discorso musicale quindi, chiede all'ascoltatore di ‘pensare insieme’ la musica lungo l'evoluzione del processo: un ascolto puramente ‘epidermico’ rivelerebbe solo una piccola parte del progetto iniziale.
Massimo Botter: Beh, la musica è pensiero, altrimenti non esisterebbe; o meglio potrebbe esistere ma non interesserebbe questo nostro ambito culturale. Affermerei che la mia musica nasce proprio dal pensiero, dall'assimilazione e dalla riproposizione in musica di pensieri dai più ‘infantili’ ai più ‘filosofico-intellettuali’. Dico così perché a volte l'idea, come nel caso del pezzo Sentiero in un deserto di lava che sarà proposto qui alla Biennale, viene da un pretesto banale, infantile, favolistico, come un sentiero tracciato in una colata di lava fredda e nera. Glaciale (una mia passeggiata in inverno con un sole meraviglioso ma al tempo stesso un'aria fredda e tagliente sulle pendici dell'Etna). Bene, sembra poco ma da questo punto di partenza può veramente scatenarsi una tale forza evocativa che ti permette di scrivere quindici minuti intensissimi per un clarinetto basso che traccia il ‘sentiero’ e che dialoga con un'orchestra di 90 persone. Favola, Colata fredda, Nero, Glaciale, sono queste stesse parole che riescono ad avere racchiuse in loro la forza per sprigionare un mondo di musica!!!
Quale significato riveste la partecipazione allo storico Festival veneziano?
Valerio Sannicandro: Per chi come me si è formato ed ha lavorato quasi esclusivamente fuori dell'Italia, quest’incontro riveste innanzi tutto il forte significato di un interessante incontro culturale.
Massimo Botter: Scontato dirlo, ma una vetrina così importante, forse la più importante, ti fa paura ma ti dà anche una forza incredibile per voler esprimere ciò che sei, per lanciare il tuo messaggio e poi... si vedrà. Credo sia un passaggio che nella mia carriera di compositore segnerà ‘un sentiero’, nel bene o nel male.
di Andrea Oddone Martin
:venews settembre 2006
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