Picasso a Venezia

30-nov-2006

Picasso a VeneziaLa metamorfosi di Ovidio prendeva inizio da un tratto figurativo particolare che fosse in grado di individuare l’oggetto e proseguiva nell’aggiunta di altri e nuovi tratti che si rivelassero capaci di manifestarne i sintomi di trasformazione, la metamorfosi appunto. Picasso segue la via inversa: dall’oggetto carico di dettagli e di realtà come, ad esempio, un toro, egli doveva giungere, togliendo, alla ‘taurinità’.


Disse infatti Picasso della sua opera: «Levare invece di mettere […] scomporre il toro […] sopprimere, sopprimere […] finire laddove bisognerebbe normalmente cominciare […] quadro in cui nulla sembra presente, ma in cui vi è tutto […] toro fuori da qualsiasi contesto». Ecco, in poche e incisive parole, riassunta l’idea dell’arte del pittore capostipite di quella che fu chiamata la rivoluzione cubista. Al di là dei periodi rosa e blu che lo avevano condotto ai margini di Parigi, accostandosi alla scultura africana, Picasso segnò la storia della pittura nel 1907 con il celebre Demoiselles d’Avignon, poi con i collages o papier-collés e con l’inserimento sul piano-tela di un qualsiasi oggetto tridimensionale, dove la visione moltiplicava i punti di vista e cancellava la prospettiva classica, dove l’arte non era più imitazione «ma concezione che tende ad elevarsi fino alla creazione» come sosteneva, nel 1911, Guillaume Apollinaire quando Delaunay, Duchamp, Braque e Picasso esponevano al Salons Des Indipendants, anno in cui diventerà comune il termine “cubismo”.
La seconda fase della vita del pittore è marcata, nel 1937, da Guernica, eseguita per l’Esposizione Internazionale di Parigi, opera nella quale le atrocità della guerra hanno prodotto urla visibili, dove i colori non hanno avuto posto tra le violenze, dove la sensibilità dell’artista ha saputo riprodurre su tela angoscia e paura.
Attraverso la mostra Picasso - Dora Maar, 1935- 1945, il Musée Picasso di Parigi ha recentemente evocato il periodo nero relativo alla guerra, dando al visitatore la possibilità di scorgere attraverso i dipinti la fruttuosa relazione sentimentale e artistica che Picasso intrattenne con Dora. L’artista ha avuto una vita produttiva di oltre ottant’anni. È entrato nel Guinness dei Primati, ha eseguito tredicimila dipinti, circa trecento sculture, più di centomila tra incisioni e litografie e ha scritto molto; nel 1950 ha ricevuto il Premio per la Pace da Stalin e mentre moriva, nel 1973 a Mougins, Picasso dipingeva. È da anni l’artista più quotato in assoluto; vertiginose sono le cifre dell’ammontare dell’eredità. Lo abbiamo visto anche nel celebre F for Fake di Orson Welles in cui si raccontava che, dopo aver bollato come falsi alcuni dipinti con la sua firma, abbia risposto a chi gliene chiedeva ragione: «Posso dipingere un falso Picasso come qualsiasi altra persona», assegnando così il primato dell’opera sull’autore e confermando l’intuitività teorica che sempre ha caratterizzato anche la variante pratica.


di Chiara Casarin
:venews
novembre 2006


«Picasso, La joie de vivre, 1945-1948»
Dall’11 novembre all’11 marzo 2007
Palazzo Grassi


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