Pousette-Dart a Venezia
16-mar-2007
Pousette-Dart in Venice
Martica Sawin lo paragona a William Blake: «I dipinti
di Pousette-Dart sono la trasposizione delle porte della
percezione di Blake, un invito ad osservare la vibrazione delle
forze universali e a trascendere momentaneamente i limiti del
finito».
La ricchezza delle superfici pittoriche e l’ambiguità delle
forme sono infatti riconducibili alle sue continue ricerche nel
campo del Trascendentalismo americano e delle filosofie
orientali, e rivelano come la sua arte sia intrisa di una grande
individualità e di una forte ricerca spirituale.
Nonostante il suo ruolo pionieristico agli albori dell’Espressionismo astratto americano, nei primi anni Quaranta, la sua pittura si distingue radicalmente da quella di molti suoi contemporanei: mentre molti esponenti della Scuola di New York, di cui peraltro fu membro fondatore insieme a Pollock, Mark Rothko e Willem de Kooning, tesero costantemente verso una semplificazione formale, Richard Pousette-Dart continuò ad accentuare nelle sue opere la complessità del discorso visivo.
La sua passione per la psicologia, la creazione dei miti, l’antropologia, l’arte tribale africana e americana, interessi poco condivisi dagli altri Espressionisti astratti, ci fanno capire come egli considerasse l’arte un processo di crescente elaborazione e acutezza sia di pensiero che di sentimenti. Nel 1947 scrisse in uno dei suoi diari: «Io cerco di esprimere la natura spirituale dell’universo. Per me dipingere è un equilibrio dinamico e una completezza di vita; è misterioso e trascendentale, e allo stesso tempo solido e reale».
Per Pousette- Dart la materia e i simboli astratti potevano rivelare la dimensione spirituale del reale. La sua pittura diviene così un lento processo per svelare verità universali, simboli atavici da riprodurre sulla tela, metafora dell’essere e della sua complessità. I titoli stessi delle opere, Giardino amaranto, Paesaggio notturno, Presenza dorata, Perso alle soglie dell’infinito, evocano questo aspetto magico e trascendentale: la materia sembra pulsare, vivere all’interno della tela. Le enormi superfici, completamente pigmentate da sottili strati di colore, spalmato, schizzato e applicato con forte veemenza e straordinaria maestria tecnica, come vetrate di antiche cattedrali irradiano luce, in un sublime incanto metafisico. La serie dei fulgidi e misteriosi dipinti ‘bianchi’ del 1950-51, tra cui Forma di volatile in discesa, insieme ai lavori degli anni Sessanta sono una straordinaria testimonianza della maestosa fisicità e al tempo stesso, dell’impalpabile astrazione lirica della sua pittura. Questa è la prima retrospettiva dedicata all’artista americano in Europa; in mostra, ben 47 dipinti che coprono l’intera produzione artistica di Pousette-Dart mettendone in risalto l’evoluzione stilistica e tecnica. L’impareggiabile maestria compositiva del suo linguaggio formale e la sua forte carica spirituale catturano l’osservatore all’interno dell’universo immaginifico dell’artista: «La pittura è una consapevolezza materiale dello spirito, un senso di esperienza diretta che trascende ogni metodo intellettuale… L’opera d’arte è un insieme di infiniti tocchi, molti sono assai delicati, non rovinerebbero a una farfalla le ali, altri potrebbero piantare un chiodo nel legno».
Nonostante il suo ruolo pionieristico agli albori dell’Espressionismo astratto americano, nei primi anni Quaranta, la sua pittura si distingue radicalmente da quella di molti suoi contemporanei: mentre molti esponenti della Scuola di New York, di cui peraltro fu membro fondatore insieme a Pollock, Mark Rothko e Willem de Kooning, tesero costantemente verso una semplificazione formale, Richard Pousette-Dart continuò ad accentuare nelle sue opere la complessità del discorso visivo.
La sua passione per la psicologia, la creazione dei miti, l’antropologia, l’arte tribale africana e americana, interessi poco condivisi dagli altri Espressionisti astratti, ci fanno capire come egli considerasse l’arte un processo di crescente elaborazione e acutezza sia di pensiero che di sentimenti. Nel 1947 scrisse in uno dei suoi diari: «Io cerco di esprimere la natura spirituale dell’universo. Per me dipingere è un equilibrio dinamico e una completezza di vita; è misterioso e trascendentale, e allo stesso tempo solido e reale».
Per Pousette- Dart la materia e i simboli astratti potevano rivelare la dimensione spirituale del reale. La sua pittura diviene così un lento processo per svelare verità universali, simboli atavici da riprodurre sulla tela, metafora dell’essere e della sua complessità. I titoli stessi delle opere, Giardino amaranto, Paesaggio notturno, Presenza dorata, Perso alle soglie dell’infinito, evocano questo aspetto magico e trascendentale: la materia sembra pulsare, vivere all’interno della tela. Le enormi superfici, completamente pigmentate da sottili strati di colore, spalmato, schizzato e applicato con forte veemenza e straordinaria maestria tecnica, come vetrate di antiche cattedrali irradiano luce, in un sublime incanto metafisico. La serie dei fulgidi e misteriosi dipinti ‘bianchi’ del 1950-51, tra cui Forma di volatile in discesa, insieme ai lavori degli anni Sessanta sono una straordinaria testimonianza della maestosa fisicità e al tempo stesso, dell’impalpabile astrazione lirica della sua pittura. Questa è la prima retrospettiva dedicata all’artista americano in Europa; in mostra, ben 47 dipinti che coprono l’intera produzione artistica di Pousette-Dart mettendone in risalto l’evoluzione stilistica e tecnica. L’impareggiabile maestria compositiva del suo linguaggio formale e la sua forte carica spirituale catturano l’osservatore all’interno dell’universo immaginifico dell’artista: «La pittura è una consapevolezza materiale dello spirito, un senso di esperienza diretta che trascende ogni metodo intellettuale… L’opera d’arte è un insieme di infiniti tocchi, molti sono assai delicati, non rovinerebbero a una farfalla le ali, altri potrebbero piantare un chiodo nel legno».
«Richard Pousette-Dart»
Fino al 20 maggio Collezione Peggy Guggenheim
Info tel. 041-2405404
di Claudia Brisotto
:venews marzo 2007
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La Collezione Peggy Guggenheim è il museo più importante in Italia per l'arte europea ed americana della prima metà del ventesimo secolo. Ha sede a Venezia presso Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande, in quella che fu l'abitazione di Peggy Guggenheim.
