Marzo al cinema

di Riccardo Triolo |:venews

Marzo al cinema Finalmente è arrivato. Finalmente è stato fatto il punto sul cinema, sulla sua portata culturale, sulla sua ragione d'essere. Finalmente tornare al cinema ha riacquistato senso. Viceversa, ne avrebbe di più restare a casa e darsi alla visione di serial tv, made in USA sì, ma molto più tesi e significativi della maggior parte del cinema americano che le nostre sale si ostinano ad emettere, emule della televisione più deteriore.

 A ridare senso al cinema ci è riuscito David Lynch, che con INLAND EMPIRE (si scrive maiuscolo, ed è la vittoria del dato formale del significante, la legittimazione piena della sua fusione con il dato intrinseco del significato) firma un'opera priva di un senso, di una direzione, di una storia, per confrontarsi invece con i molti sensi, le molte direzioni e le molte storie di cui si alimenta il cinema, nostro ‘impero interiore’ (e lo scriviamo minuscolo, perché nella traduzione si dà certo più peso al significato, rinunciando al piacere della forma autonoma e significativa in sé).

Atonale, l'opera, che Lynch stesso a Venezia ha invitato ad ascoltare più che a guardare, rivendicando l'atteggiamento di resa incondizionata al flusso audiovisivo nella rinuncia piena all'egemonia dell'emisfero sinistro del cervello, quello razionale e dialettico, procede per associazioni e slittamenti come un sogno, lucidissimo, conscio, simultaneo.
Abdicare a qualsiasi straight story (per citare l'ultimo dei film lineari, almeno in apparenza, di Lynch), per seguire la tortuosità rivelatrice della trasmissione sinaptica e il flusso, sorprendente, di onde alfa che siamo in grado di generare, quelle che il cervello emette nel concepire un'idea.

Il tessuto di ‘Interior Empire’ INLAND EMPIRE è una fitta rete di giunture neuromuscolari, tutt'altro che un delirio informe. Il cuore del film, l'impero interiore nel quale viaggiamo, è il cinema.
Un prisma in grado di riflettere, duplicare, scandagliare ogni fenomeno. L'incredibile e geniale arditezza stilistica del film, il primo a comprendere a pieno la portata del cinema digitale, cinema che ricalca e segue l'intima contiguità con il flusso audiovisivo che chiamiamo vita (oltre la sindone Baziniana e più dalle parti delle considerazioni di Deleuze), ci pone di fronte ad un flusso indistinto di sezioni mobili di tempo, raccolte intorno a un cuore prismatico e proteiforme in cui abita il groviglio umano di una donna, soggetto femminile che per tradizione e ruolo biologico e simbolico, da sempre è duplice, a sua volta generatrice di altre infinite storie.
Un trattato sullo spazio e sul tempo cinematografico, un'opera evoluta e fondamentale, INLAND EMPIRE irromperà a Venezia, per la seconda volta dopo la Mostra, nelle vostre tranquille serate di marzo. Insieme alle altre iniziative di Circuito Cinema, tra cui spicca la personale dedicata a Giuseppe De Santis (al Candiani), in occasione della pubblicazione del volume a cura di Antonio Vitti (Wake Forrest University) Peppe De Santis secondo se stesso.
Una mostra (ancora al Candiani) rende invece ‘merito’ al nostro triste colonialismo, sottolineandone il lascito di xenofobia con il quale tutt'oggi ci troviamo a combattere.
Da segnalare inoltre, e non è mai abbastanza, la due giorni dedicata all'incommensurabile kubrickiano Barry Lyndon, per fare il punto sulle relazioni tra il romanzo e il film.
Prima parte al Candiani il primo del mese, seconda il 2 all'Auditorium Santa Margherita. 
 

«CircuitoCinema»

Rassegne di marzo

di Riccardo Triolo
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