Palazzo Grassi inaugura la nuova mostra Sequence
Aperta al pubblico fino all'11 novembre
2007 la nuova
mostra d’arte contemporanea di Palazzo
Grassi dal titolo SEQUENCE 1: Pittura e
scultura nella collezione di François Pinault: circa settanta opere d’arte inedite di 17 artisti internazionali appartenenti a diverse generazioni operano una
revisione concettuale delle tecniche artistiche tradizionali.
Gli artisti selezionati, accomunati dall’utilizzo di pratiche tradizionali quali la pittura e la scultura e dall'appartenenza ad un'epoca che va oltre il post modernismo, indagano l’evoluzione
delle tecniche tradizionali e delle loro potenzialità
espressive attraverso rivisitazioni concettuali, mettendo l’accento sull’originalità e sull’artigianalità
dell’opera d’arte contemporanea.
Gli spazi nudi delle sale, dove le opere d’arte emergono sole in tutta la
loro forza semantica, talvolta cinica, ironica e di certo provocatoria, si contrappongono
allo splendore decorativo e architettonico di un Palazzo Grassi recentemente
restaurato, allestito con cura e attenzione quasi maniacali fin nei più piccoli
dettagli e restituito ad una nuova mondanità europea da XXI secolo.
Al di là di qualsiasi approccio
tematico o narrativo, le opere di pittura e di scultura popolano le stanze di palazzo Grassi, a volte lasciandole
vuote o semivuote, a volte ingombrandole con la loro mole, come fa il monumentale albero in ferro addobbato con centinaia stampe
a colore, di Urs
Ficher, che ci accoglie nell'atrio e arriva quasi fino al soffitto.
E se all’ingresso sul Canal Grande un teschio di utensili da cucina in ferro, opera di Subodh Gupta, ha preso il posto del cane rosa di Jeff Koons per accogliere i visitatori che arrivano con il vaporetto, all'interno del palazzo potremmo scoprire artisti in grado di spaziare dalle tecniche più convenzionali, come le opere di Martial Raysse e Laura Owens, che assemblano nella stessa tela materiali diversi quali lino, vernice, feltro o legno, ad approcci più sperimentali, come la riproduzione di un interno, installazione di Mike Kelley che rievoca vagamente gli spazi in cui Lars Von Trier ambienta Dogville, o gli esperimenti di assemblaggio ambientale di Urs Fisher e David hammonds.
Il percorso, che si sviluppa su tutti e tre i piani di Palazzo Grassi, mette in evidenza il ruolo e le diverse evoluzioni delle discipline artistiche tradizionalmente intese, rivisitate e riformulate dagli artisti contemporanei sia da un punto di vista concettuale che sperimentale.
Al 1° piano ritroviamo di nuovo Urs Ficher con un’altra installazione tridimensionale
che utilizza oggetti di recupero, mescolandoli a oggetti d’arte tradizionale:
un pacchetto di sigarette accartocciato sospeso ad un filo si muove trascinato
da un braccio meccanico nello spazio di una stanza vuota, alle cui pareti è
appesa una tela del 400.
Qualche stanza più in là anche David Hammons utilizza oggetti di
riciclo per la sua opera, ambientata a Central Park: una bicicletta, abiti
appesi, uno stereo e un cartello stradale.
Al 2° piano ci colpisce un giovane artista milanese, Roberto Cuoghi che utilizzando tecniche innovative e
combinando materiali diversi rappresenta la geografia dei paesi cosiddetti "ostili" all’Occidente, tra cui non può certo mancare Cuba, in un’opera realizzata appositamente per gli spazi espositivi di Palazzo
Grassi.
E mentre poco più avanti incontriamo ancora David Hammons che, mettendoci di fronte a tre microfoni vintage, ci chiede ironicamente "Which mike would you like to be like"?, non possiamo non soffermarci di fronte all'ultima imponente opera della newyorkese Kristin Baker composta da un'enorme pannello di plexiglass trasparente montato su una struttura di ferro lunga nove metri e ricoperto di forme astratte e multicolori, che ci ricorda i manifesti futuristi italiani.
Le diverse edizioni di « Sequence » si svolgeranno ogni 12-18 mesi, alternandosi alle mostre a tema, come «Roma e i Barbari» già presente nel calendario di Palazzo Grassi per il 2008, e alle retrospettive ed esposizioni monografiche di arte moderna e contemporanea.
di Roberta Nalesso
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