52. Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia
1-giu-2007
52. Art Exposition of the Venice Biennale
Inaugurata la 52. Esposizione Internazionale d'Arte di Venezia, che sarà aperta al pubblico dal 10 giugno al 21 novembre: un centinaio di artisti provenienti da tutto il mondo in mostra alle Corderie, all’Arsenale, nel Padiglione Italia ai Giardini e in altre sedi di Venezia centro storico.
Pensa con i sensi - senti con la mente è il titolo della
52. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
Il curatore, Robert Storr, primo direttore americano della Biennale d’arte, è stato nominato tre anni fa (con largo anticipo rispetto alle consuetudini) e quindi ha avuto a disposizione un tempo piuttosto lungo per meditare e preparare l’evento.
Oggi, passato il momento della grande attesa, con il solito gioco dei nomi, del “chi c’è e chi non c’è”, delle statistiche dei sempre presenti e degli italiani mancanti (anche con il dovuto rilancio del Padiglione Italia), siamo arrivati alla resa dei conti, ovvero al tanto atteso momento in cui potremo vedere con i nostri occhi il risultato e dare veridicità o dissenso ai programmi del curatore.
Val la pena, comunque, azzardare una previsione, poco prima di essere ingoiati dal vortice del lungo vernissage veneziano, in modo da capire meglio la strada verso la quale ci addentreremo.
L’unica guida sicura, per ora, è un pensiero espresso ripetutamente da Robert Storr, che, definendo questa edizione della Biennale «una mostra non per i professionisti, ma per i normali visitatori che si lasceranno affascinare e colpire dalle opere», ne ha così sintetizzato i contenuti:
«La storia dell’arte è un tessuto di epifanie intrecciato da molte mani a velocità diverse: il tempo presente dell’arte è il bordo esterno di questo work in progress. Invece di rifilare il bordo o di ritessere la trama per regolarizzarla, questa mostra si concentra su alcuni aspetti della produzione attuale scelti quali indizi della possibile natura degli schemi emergenti, senza tuttavia alcuna pretesa di offrirne una mappatura esaustiva».
Non è difficile immaginare quanta difficoltà avranno i ‘normali visitatori’, ma forse anche i soliti addetti ai lavori, nell’intuire la complessa e contorta spiegazione degli intenti espositivi di questa edizione.
«Regalatemi lo stupore» dice Hans Ulrich Obrist citando Diaghilev, in una recente intervista rilasciata all’«Espresso» dedicata a questa Biennale.
Ed è quello che vorremmo anche noi da questa Mostra.
Insomma, nonostante sia ormai una ‘vecchia signora’ ultracentenaria, la Biennale e la sua Esposizione d’arte, resta ancora la prima e più importante rassegna a cui tutti noi (critici, giornalisti, curatori o semplici spettatori) guardiamo con speranza per capire cosa sta succedendo oggi nell’arte e non solo, nel nostro mondo in continua mutazione.
Tuttavia, la domanda che ci poniamo in questo momento è: quest’anno riceveremo qualche utile suggerimento per muoverci nei tumultuosi paesaggi dell’arte contemporanea?
In verità, molti dei più capaci e attenti lettori dell’arte hanno già espresso le loro perplessità in proposito.
Non è difficile dar loro ragione: basta scorrere il tanto agognato elenco degli invitati, composto da artisti in maggioranza di provenienza americana, appartenenti a un’età che va dai 50 ai 60 anni, e che fra tutti i “vivi e vegeti”, come ci dicono, ci sono 11 artisti già purtroppo defunti, anche se il loro lavoro resta comunque molto attuale.
Se a questa discutibile scelta, aggiungiamo un programma che pone tra i suoi obiettivi «l’immediatezza della sensazione in rapporto all’interrogarsi sulla natura e al significato di tale sensazione, l’intima affezione nei confronti dell’impegno nella vita pubblica, il senso di appartenenza e quello di sradicamento, la fragilità della società e della cultura di fronte al conflitto e le qualità di sostegno dell’arte di fronte alla morte », non possiamo fare a meno di avvertire lo spettatore della 52. Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia, che la strada da percorrere - tra l’Arsenale e i Giardini - non sarà tra le più semplici.
Attenti a non cadere in laguna!
Il curatore, Robert Storr, primo direttore americano della Biennale d’arte, è stato nominato tre anni fa (con largo anticipo rispetto alle consuetudini) e quindi ha avuto a disposizione un tempo piuttosto lungo per meditare e preparare l’evento.
Oggi, passato il momento della grande attesa, con il solito gioco dei nomi, del “chi c’è e chi non c’è”, delle statistiche dei sempre presenti e degli italiani mancanti (anche con il dovuto rilancio del Padiglione Italia), siamo arrivati alla resa dei conti, ovvero al tanto atteso momento in cui potremo vedere con i nostri occhi il risultato e dare veridicità o dissenso ai programmi del curatore.
Val la pena, comunque, azzardare una previsione, poco prima di essere ingoiati dal vortice del lungo vernissage veneziano, in modo da capire meglio la strada verso la quale ci addentreremo.
L’unica guida sicura, per ora, è un pensiero espresso ripetutamente da Robert Storr, che, definendo questa edizione della Biennale «una mostra non per i professionisti, ma per i normali visitatori che si lasceranno affascinare e colpire dalle opere», ne ha così sintetizzato i contenuti:
«La storia dell’arte è un tessuto di epifanie intrecciato da molte mani a velocità diverse: il tempo presente dell’arte è il bordo esterno di questo work in progress. Invece di rifilare il bordo o di ritessere la trama per regolarizzarla, questa mostra si concentra su alcuni aspetti della produzione attuale scelti quali indizi della possibile natura degli schemi emergenti, senza tuttavia alcuna pretesa di offrirne una mappatura esaustiva».
Non è difficile immaginare quanta difficoltà avranno i ‘normali visitatori’, ma forse anche i soliti addetti ai lavori, nell’intuire la complessa e contorta spiegazione degli intenti espositivi di questa edizione.
«Regalatemi lo stupore» dice Hans Ulrich Obrist citando Diaghilev, in una recente intervista rilasciata all’«Espresso» dedicata a questa Biennale.
Ed è quello che vorremmo anche noi da questa Mostra.
Insomma, nonostante sia ormai una ‘vecchia signora’ ultracentenaria, la Biennale e la sua Esposizione d’arte, resta ancora la prima e più importante rassegna a cui tutti noi (critici, giornalisti, curatori o semplici spettatori) guardiamo con speranza per capire cosa sta succedendo oggi nell’arte e non solo, nel nostro mondo in continua mutazione.
Tuttavia, la domanda che ci poniamo in questo momento è: quest’anno riceveremo qualche utile suggerimento per muoverci nei tumultuosi paesaggi dell’arte contemporanea?
In verità, molti dei più capaci e attenti lettori dell’arte hanno già espresso le loro perplessità in proposito.
Non è difficile dar loro ragione: basta scorrere il tanto agognato elenco degli invitati, composto da artisti in maggioranza di provenienza americana, appartenenti a un’età che va dai 50 ai 60 anni, e che fra tutti i “vivi e vegeti”, come ci dicono, ci sono 11 artisti già purtroppo defunti, anche se il loro lavoro resta comunque molto attuale.
Se a questa discutibile scelta, aggiungiamo un programma che pone tra i suoi obiettivi «l’immediatezza della sensazione in rapporto all’interrogarsi sulla natura e al significato di tale sensazione, l’intima affezione nei confronti dell’impegno nella vita pubblica, il senso di appartenenza e quello di sradicamento, la fragilità della società e della cultura di fronte al conflitto e le qualità di sostegno dell’arte di fronte alla morte », non possiamo fare a meno di avvertire lo spettatore della 52. Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia, che la strada da percorrere - tra l’Arsenale e i Giardini - non sarà tra le più semplici.
Attenti a non cadere in laguna!
di Flavia Fossa Margutti
:venews giugno 2007
«52. Esposizione d’Arte della Biennale di Venezia»
Dal 10 giugno al 21 novembre
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modello pluridisciplinare che ne caratterizza l'unicità.

Pensa con i sensi-Senti con la mente:
l'arte al presente.
Nella Biennale disegnata da Robert Storr non si può non percepire l’esistenza di due generici raggruppamenti di artisti che riflettono le peculiari caratteristiche del linguaggio dell’arte oggi...
Check List Luanda Pop: il primo padiglione
Africano alla Biennale di Venezia
quale riflesso dell’eterogeneità
di questo continente fatto di etnie e
tradizioni differenti.
Fra le novità principali della 52
Esposizione d’arte Internazionale
della Biennale di Venezia, la riapertura,
dopo otto anni di assenza, del
Padiglione Italiano alle Tese delle
Vergini dell’Arsenale.
Iniziali perplessità, seguite da grande
attesa e fermento, con finale a sorpresa:
il Padiglione Venezia della Biennale
ha inaugurato il nuovo corso riuscendo
a colpire nel segno. Al centro
un progetto culturale promosso dalla
Regione del Veneto, dalla Provincia di
Venezia e dal Comune di Venezia con
l’intento di restituire questo spazio
espositivo alla cultura veneta in
un’ottica internazionale, come luogo
di incontro tra idee, persone, linguaggi
che si confrontano oltre i confini
geografici della regione.
«Take care of yourself, 2007», l'opera concettuale di Sophie Calle presentata al Padiglione Francia della Biennale di Venezia 2007 indaga sull'artista e sulla percezione di sè.
Un grande schermo interattivo (touching-
screen), un progetto net-art,
una tecnologia che mette in relazione
gli utenti di un sito con lo spazio
fisico della Biennale: Click I hope accoglie
all’entrata i visitatori del padiglione
russo e si propone, forse ingenuamente,
di trasformare la prima
persona singolare, cioè tutti noi,
contemporaneamente e ‘dislocatamente’,
in fruitori d’arte/membri di
una comunità virtuale/soggetti attivi
di speranza.
Consapevole fisicità e intensa emotività
si fondono nell’ultimo lavoro che
Bill Viola presenta in occasione della
52sima Esposizione Internazionale
d’Arte della Biennale di Venezia.
Ocean without a Shore è il titolo di
questo suo nuovo progetto che fino
al 24 novembre verrà ospitato nell’affascinante
cornice dell’antica
Chiesa di San Gallo, vicino Piazza San
Marco.
La raffinata forza evocativa di Felix Gonzales-Torres nel Padiglione degli Stati Uniti d’America alla Biennale di Venezia...
Assegnati i leoni, medaglia d’oro a Croff che, nonostante i sassolini nelle scarpe, ha reso La Biennale di Venezia la mostra più visitata d’Italia. Informazione di servizio: il 21 si chiude e la 52… è esaurita.
