39. Festival Internazionale del Teatro

13-lug-2007
39th International Theatre Festival

39. Festival Internazionale del TeatroVenezia non poteva mancare l'appuntamento con il tricentenario della nascita del suo Carlo Goldoni e la Biennale Teatro non poteva certo ignorare la ricorrenza.

Del resto Venezia e Goldoni sono inseparabili e a salutare la statua che lo ricorda in Campo San Bortolo, nel cuore della City della città lagunare, sono oggi banchieri canuti, dame frettolose e scaltre, impavidi giovinastri, servitori e locandiere con gli occhi a mandorla, turisti carnevaleschi.
Tra un’utopia e l'altra, tra un Don Chisciotte e un Carnevale del Teatro, Maurizio Scaparro, direttore del settore Teatro della Biennale di Venezia oggi come tra il 1979 e 1982 ha creato una rassegna che più che all'elogio chiama al confronto con il grande drammaturgo veneziano.
Goldoni e il teatro nuovo è il tema di questo trentanovesimo Festival Internazionale del Teatro, in scena a Venezia tra il 18 e il 29 luglio.
Un programma che si annuncia pervaso di quella tensione attualissima che azzera la dimensione del trascorso temporale in forza del recupero di uno spazio mitico, utopico, sincronico.
In scena il Faust di Nekrosius, sospeso nell'iterazione dell'intenzione. Sullo schermo, le trasmissioni sinaptiche simultanee di INLAND EMPIRE di Lynch. Per citare solo due esempi eclatanti.
Scaparro non si sottrae a questa tendenza, anzi sembra farla propria e superarla nel momento stesso in cui, in qualità di direttore artistico, agisce da regista.
Come immagine del festival, sceglie una distorsione dello straordinario Mondo novo di Giandomenico Tiepolo, affresco del 1791 conservato nel magnifico museo di Ca' Rezzonico che raffigura l'assieparsi, l'infittirsi degli sguardi di fronte al prodigio di un qualche aggeggio in grado di riprodurre con sorprendente verosimiglianza uno spazio fittizio (e perciò utopico), mentre in cartellone mescola il vecchio e il nuovo con l'abilità con la quale è riuscito a imporre la rassegna goldoniana nonostante il governatore Galan, dopo averlo sorpreso a un comizio dei rossi, gli avesse negato a gran clamore il portafoglio, salvo poi risolvere la questione in qualche altro spazio siderale della politica.

Oggi come allora, personalità e personaggi si mescolano nel gran gioco del teatro.
Il veneziano stretto sfuma in una parlata italiota diversificata e impura, nei salotti buoni, nei luoghi di potere, tra le calli, a bottega. L'italico infine si purifica in un francese memoriale.
Goldoni non è certo morto e sepolto. Rivive, anzi rinasce nel tricentenario nei suoi testi fondativi del teatro moderno e nella sconcertante indistinguibilità di quest'ultimo dal mondo. Aporie.
Così adattamenti, libere trascrizioni e novità assolute albergano inedite o rieditate in un caleidoscopio di eventi teatrali che riflettono sulle diverse qualità del teatro goldoniano.
La scrittura. È il tema ripreso da un trittico di scrittori di successo di area veneta, come Tiziano Scarpa, Giancarlo Marinelli e Marco Ongaro, alle prese con riscritture di testi goldoniani al pari di Giuseppe Genna, che rifà La bottega del caffè riprendendo Reiner Werner Fassbinder.
La drammaturgia. Tema in cui Scaparro riversa l'ardore di spiriti giovani e combattivi come Letizia Russo, ventiseienne impegnata con l'adattamento del Feudatario. Mentre il napoletano Enzo Moscato compone un libero omaggio plurilingue dal titolo Le doglianze degli attori in maschera.

L'Europa gioca la sua carta con Goldoni Terminus, un progetto di convergenza culturale italo-portoghese- croato.
E poi adattamenti scenici, la levità di Maurizio Micheli, il cabaret surreale di Alessandro Fullin, da Zelig Circus.
E non manca certo Arlecchino servitore di due padroni.
La scrittura registica infine è protagonista assoluta di alcuni degli spettacoli di punta del festival.
Il pezzo forte è La famiglia dell'antiquario, diretta da Lluis Pasqual, il principe catalano dei registi europei.
L'ingranaggio metateatrale de Il teatro comico, manifesto del nuovo teatro goldoniano, sarà riproposto da Marco Bernardi.
Giulio Bosetti affronterà per la prima volta il capolavoro Sior Todero brontolon, mentre Lina Wertmüller dirigerà La vedova scaltra.
Ad aprire il festival sarà però un testo insolito: La guerra, testo tra gli ultimi scritti dal commediografo a Venezia, portato in scena da Gàbor Zsàmbéki con il suo gruppo di giovani attori di Budapest.

di Riccardo Triolo
:venews luglio 2007

«39. Festival Internazionale del Teatro»
Dal 18 al 29 luglio


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