Biennale Arte a Venezia

24-lug-2007
Biennale Art in Venice

Biennale Arte a VeneziaNella Biennale disegnata da Robert Storr non si può non percepire l’esistenza di due generici raggruppamenti di artisti che riflettono le peculiari caratteristiche del linguaggio dell’arte oggi... 

Uno impegnato nella denuncia aperta delle atrocità inflitte all’umanità e alla natura (che chiameremo etico), l’altro invece incline a una ricerca quasi esasperata di un aggancio, di una presa del filo conduttore nella storia dell’arte attorno al quale si dipanano i vari stili (che chiameremo estetico).
Penso che potremmo essere tutti d’accordo nell’affermare che lo schieramento etico sia fortemente presente nei padiglioni dell’Arsenale, mentre quello estetico lo è maggiormente in quelli dei Giardini. Assunto e divisione ‘poetica’ da prendere naturalmente con le molle e in termini assolutamente generali, al di là di ogni pretesa codificante.
Ma, come ho già avuto modo di dire in un mio intervento su queste pagine anni addietro, al contempo la Biennale è curiosa ed intrigante da approcciare in un contesto più ampio oltre ogni confine, quasi come fosse essa stessa una grande opera d’arte che ci induce a trovare alcune sue connessioni con antichi riti pagani, dove esecutore e osservatore interagiscono per la creazione di un ‘monumento’ dedicato se non proprio ad un ente superiore, di certo ad uno invisibile; e se non a una o più divinità o spiriti, certamente a dei valori e a delle ideologie.
Ciò che è incontestabilmente ed immediatamente visibile, matericamente percepibile direi, è questa urgenza ai confini con la maniera di fare il punto ciascuno a suo libero modo sul contemporaneo “stato delle cose” del mondo dell’arte e del mondo tutto.
Non solo con le opere, ma anche con l’opera di centinaia di burocrazie dai cinque continenti che invitano determinati artisti ad operare.
E, va da sé, la persistenza ossessiva delle denunce alle barbarie americane non è ovviamente un caso, come non lo è neppure una forte presenza della pittura nel Padiglione Italia.
Nulla è per caso: da un lato l’artista politico (etico), dall’altro quello artigiano (alchimico, estetico «con le mani sporche d’olio»).
Ne emergono linguaggi a cui siamo ormai abituati, articolati in varie maniere e rappresentativi non tanto del singolo, quanto di una collettiva tendenza dell’arte oggi. “Lo stato delle cose”, dunque.
C’è poco da dire: angoscia e forte preoccupazione per un mondo che sembra alle volte si stia sgretolando, poiché i ‘giocattoli’ che il fenomeno-uomo ha oggi per le mani sono di una nocività indicibile e i suoi effetti risultano essere devastanti e ‘poco estetici’ (il mondo guardato); un’esasperante ricerca di linguaggi nuovi, di metodi alternativi per comunicare ciò di cui l’essere sensibile va alla ricerca (la visione del mondo).
Da chi come Yto Barrada, Chares Gaines, Gabriele Basilico (e molti altri ancora proposti alle Corderie), fa uso dell’immagine per effettuare una denuncia, e in tal modo trasforma il linguaggio visivo in un linguaggio metaforico, a quelli come Óscar Muñoz che sfrutta il delizioso virtuosismo manuale del disegno su pietra per indagare e riflettere sull’esistenza, nuovamente un linguaggio trasformato... in un linguaggio metaforico.
Materia e metafora prendono quindi forma in una danza ispirata al presente, volendo quasi che il titolo Pensa con i sensi - senti con la mente invitasse l’umanità finalmente a pensare con la mente e a sentire con i sensi.

di Luka Stojnic
:venews luglio 2007

«52. Esposizione Internazionale d’Arte»
Fino al 21 novembre
Venezia
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