Nuovo padiglione Africano alla Biennale di Venezia
25-lug-2007
Check List Luanda Pop: il primo padiglione
Africano alla Biennale di Venezia
quale riflesso dell’eterogeneità
di questo continente fatto di etnie e
tradizioni differenti.
La mostra, selezionata
da un comitato di esperti
formato da Meskerem Assegued,
Ekow Eshun, Lyle Ashton Harris, Kellie
Jones, Bisi Silva e presieduto da
Robert Storr, è un manifesto sulla
costituzione dell’identità africana.
Monito per ripensare al tema della differenza, delle radici fino agli stereotipi nascosti nell'idea di eticità.
Se il titolo echeggia l’insegna fatiscente di un bar alla periferia di Luanda, i dieci artisti in mostra, che provengono essenzialmente dall’Angola e dal Sudafrica, sono la testimonianza del processo di internazionalizzazione dell’arte e di apertura extra-occidentale che ha rovesciato i parametri teorici dominanti fino ad oggi.
Lo spostamento degli artisti e degli intellettuali africani verso l’Europa e gli Stati Uniti è stato infatti un fenomeno importante per la composizione di un’identità africana che si pensa dal di fuori, proponendo analisi estremamente chiare a riguardo di un movimento culturale che si accosta alla nozione di diaspora.
L’esposizione, curata da Alvim e Simon Njami, presenta le opere provenienti dalla Sindika Dokolo African Collection of Contemporary Art (Luanda, Angola).
In mostra ci sono lavori eterogenei, percorsi differenti accomunati dall’analogo interesse di parità espressiva, dove il vitalismo travalica i limiti imposti dai cliché.
Così vediamo allora dialogare il Muhammad Alì di Andy Warhol con l’opera pop postmoderna di Kia Henda, mentre i vestiti scultura dell’irriverente dandy nigeriano Yinka Shonibare entrano in collisione con la raccolta di souvenir di storia angolana nell’Atelier di Paulo Kapela, o con le due scarpe Nike appese a un chiodo ed i tre mazzi di fiori lasciati per terra che compongono il triste Memoriale per la Gioventù di Olu Guibe.
Il problema della definizione artistica appare comunque inevitabile, e dunque «che cosa è l’arte contemporanea africana?», «che cosa definisce l’identità africana?».
Questioni sempre vive e che possono avere solo risposte provvisorie e discutibili in quanto traduzioni appartenenti al campo delle scienze umane, legate a punti di vista definiti politicamente o personalmente. Citando Pép Subiròs, «L'Africa è un'altra cosa» e solo l’artista in quanto tale può rivelarci ciò che non conosciamo. Carlotta Scarpa «Check List Luanda Pop» Padiglione Africano Artiglierie, Arsenale
Monito per ripensare al tema della differenza, delle radici fino agli stereotipi nascosti nell'idea di eticità.
Se il titolo echeggia l’insegna fatiscente di un bar alla periferia di Luanda, i dieci artisti in mostra, che provengono essenzialmente dall’Angola e dal Sudafrica, sono la testimonianza del processo di internazionalizzazione dell’arte e di apertura extra-occidentale che ha rovesciato i parametri teorici dominanti fino ad oggi.
Lo spostamento degli artisti e degli intellettuali africani verso l’Europa e gli Stati Uniti è stato infatti un fenomeno importante per la composizione di un’identità africana che si pensa dal di fuori, proponendo analisi estremamente chiare a riguardo di un movimento culturale che si accosta alla nozione di diaspora.
L’esposizione, curata da Alvim e Simon Njami, presenta le opere provenienti dalla Sindika Dokolo African Collection of Contemporary Art (Luanda, Angola).
In mostra ci sono lavori eterogenei, percorsi differenti accomunati dall’analogo interesse di parità espressiva, dove il vitalismo travalica i limiti imposti dai cliché.
Così vediamo allora dialogare il Muhammad Alì di Andy Warhol con l’opera pop postmoderna di Kia Henda, mentre i vestiti scultura dell’irriverente dandy nigeriano Yinka Shonibare entrano in collisione con la raccolta di souvenir di storia angolana nell’Atelier di Paulo Kapela, o con le due scarpe Nike appese a un chiodo ed i tre mazzi di fiori lasciati per terra che compongono il triste Memoriale per la Gioventù di Olu Guibe.
Il problema della definizione artistica appare comunque inevitabile, e dunque «che cosa è l’arte contemporanea africana?», «che cosa definisce l’identità africana?».
Questioni sempre vive e che possono avere solo risposte provvisorie e discutibili in quanto traduzioni appartenenti al campo delle scienze umane, legate a punti di vista definiti politicamente o personalmente. Citando Pép Subiròs, «L'Africa è un'altra cosa» e solo l’artista in quanto tale può rivelarci ciò che non conosciamo. Carlotta Scarpa «Check List Luanda Pop» Padiglione Africano Artiglierie, Arsenale
di Carlotta Scarpa
:venews luglio 2007
«Check List Luanda Pop»
Padiglione Africano Artiglierie, Arsenale Indietro
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La Biennale di Venezia è da oltre un secolo una delle
istituzioni culturali più prestigiose al mondo e più all'avanguardia
nella promozione delle nuove tendenze artistiche e nell’organizzazione
di manifestazioni internazionali delle arti contemporanee, secondo un
modello pluridisciplinare che ne caratterizza l'unicità.
Nella Biennale disegnata da Robert Storr non si può non percepire l’esistenza di due generici raggruppamenti di artisti che riflettono le peculiari caratteristiche del linguaggio dell’arte oggi...
Pensa con i sensi-Senti con la mente:
l'arte al presente.
Fra le novità principali della 52
Esposizione d’arte Internazionale
della Biennale di Venezia, la riapertura,
dopo otto anni di assenza, del
Padiglione Italiano alle Tese delle
Vergini dell’Arsenale.
Iniziali perplessità, seguite da grande
attesa e fermento, con finale a sorpresa:
il Padiglione Venezia della Biennale
ha inaugurato il nuovo corso riuscendo
a colpire nel segno. Al centro
un progetto culturale promosso dalla
Regione del Veneto, dalla Provincia di
Venezia e dal Comune di Venezia con
l’intento di restituire questo spazio
espositivo alla cultura veneta in
un’ottica internazionale, come luogo
di incontro tra idee, persone, linguaggi
che si confrontano oltre i confini
geografici della regione.
Un grande schermo interattivo (touching-
screen), un progetto net-art,
una tecnologia che mette in relazione
gli utenti di un sito con lo spazio
fisico della Biennale: Click I hope accoglie
all’entrata i visitatori del padiglione
russo e si propone, forse ingenuamente,
di trasformare la prima
persona singolare, cioè tutti noi,
contemporaneamente e ‘dislocatamente’,
in fruitori d’arte/membri di
una comunità virtuale/soggetti attivi
di speranza.
La raffinata forza evocativa di Felix Gonzales-Torres nel Padiglione degli Stati Uniti d’America alla Biennale di Venezia...
Assegnati i leoni, medaglia d’oro a Croff che, nonostante i sassolini nelle scarpe, ha reso La Biennale di Venezia la mostra più visitata d’Italia. Informazione di servizio: il 21 si chiude e la 52… è esaurita.
