Padiglione Georgia: il dinamismo scultoreo di Tamara Kvesitadze
31-lug-2007
Padiglione Georgia: il dinamismo scultoreo di Tamara Kvesitadze
L’arte e la vita, come un eterno ritorno.
«Ciò che mi affascina è il movimento,
il dinamismo. L’aspetto meccanico
dei miei lavori è legato al
concetto del cambiamento, della trasformazione,
dell’evoluzione circolare
della vita». L’intera ricerca artistica di
Tamara Kvesitadze si basa sulla relazione
tra l’idea di “meccanico” ed
“organico”:
«Natura organica del
meccanico, ordine dell’organico e
natura meccanica dell’ordine».
Il progetto Re-Turn, presentato al Padiglione Georgia in occasione della 52. Biennale di Venezia, consiste in una suggestiva installazione di figure meccaniche realizzate in vetroresina e metallo, il cui dinamismo circolare rappresenta il moto di trasformazione che si rispecchia nel contesto in cui sono inserite.
La tecnica energica, solida e al tempo stesso classicheggiante rivela la sua estrema sensibilità alla materia e al movimento; la delicatezza e la forza espressiva impresse nelle sue opere, fanno trasparire l’aspetto prettamente personale del suo fare arte, in bilico tra sperimentazione e tradizione.
«Nell’arte tu puoi solo dire ciò che sei e trasmettere ciò che senti. Questo è il ruolo dell’artista».
Ascoltando queste parole, in occasione di un’intervista realizzata a Tamara Kvesitadze, presente a Venezia durante i tre giorni di vernissage della Biennale, mi è stato immediato riscoprire nella memoria una celebre frase della scultrice francese Germaine Richier: «La scultura consiste anzitutto nella gioia di farla. Bisogna sentire la mano, la passione ».
I suoi schizzi, i suoi disegni preparatori fatti di pochi segni, energici ed immediati, possiedono già tutta la forza, la sensibilità e la poesia dei suoi lavori scultorei.
Pur discostandosi dalle tradizioni e dalla cultura georgiana, Tamara Kvesitadze ne subisce profondamente l’influenza, per il gusto artistico, l’originalità e la visione del mondo che la contraddistinguono, tipici di un paese al confine tra Europa e Asia, all’incrocio tra la cultura occidentale, orientale e bizantina.
Il progetto Re-Turn, presentato al Padiglione Georgia in occasione della 52. Biennale di Venezia, consiste in una suggestiva installazione di figure meccaniche realizzate in vetroresina e metallo, il cui dinamismo circolare rappresenta il moto di trasformazione che si rispecchia nel contesto in cui sono inserite.
La tecnica energica, solida e al tempo stesso classicheggiante rivela la sua estrema sensibilità alla materia e al movimento; la delicatezza e la forza espressiva impresse nelle sue opere, fanno trasparire l’aspetto prettamente personale del suo fare arte, in bilico tra sperimentazione e tradizione.
«Nell’arte tu puoi solo dire ciò che sei e trasmettere ciò che senti. Questo è il ruolo dell’artista».
Ascoltando queste parole, in occasione di un’intervista realizzata a Tamara Kvesitadze, presente a Venezia durante i tre giorni di vernissage della Biennale, mi è stato immediato riscoprire nella memoria una celebre frase della scultrice francese Germaine Richier: «La scultura consiste anzitutto nella gioia di farla. Bisogna sentire la mano, la passione ».
I suoi schizzi, i suoi disegni preparatori fatti di pochi segni, energici ed immediati, possiedono già tutta la forza, la sensibilità e la poesia dei suoi lavori scultorei.
Pur discostandosi dalle tradizioni e dalla cultura georgiana, Tamara Kvesitadze ne subisce profondamente l’influenza, per il gusto artistico, l’originalità e la visione del mondo che la contraddistinguono, tipici di un paese al confine tra Europa e Asia, all’incrocio tra la cultura occidentale, orientale e bizantina.
di Claudia Brisotto
:venews luglio 2007
Tamara Kvesitadze
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