La notte di Calatrava

Aug-8-2007
di Roberta Nalesso | redazione VeneziaSì

La notte di CalatravaIeri notte, assiepati lungo le rive del Canal Grande, abbiamo assistito al passaggio, tra fischi e applausi, dell'arcata centrale del ponte progettato dall'architetto spagnolo Santiago Calatrava: un gigantesco arco di acciaio rosso, simile allo scheletro di un animale preistorico, lungo quasi 60 metri e pesante 250 tonnellate, ha sfilato lentamente sulle acque piatte del Canal Grande, chiuso al traffico per l'occasione, tra due file di veneziani e turisti curiosi, giornalisti e fotografi.
La chiatta che ha trasportato l'ultimo pezzo del ponte, partita da Porto Marghera alle 22, dopo aver attraversato il Canale della Giudecca, ha fatto capolino in Canal Grande verso la mezzanotte, preceduta da imbarcazioni di polizia, protezione civile e autorità.
Chiusi tutti i pontili e gli imbarcaderi dell'Actv, la Polizia Municipale ha faticato ad allontanare i curiosi piazzati sui ponti dell'Accademia e di Rialto, mentre è stato impossibile sgombrare le rive che si affacciano sul Canal Grande e le spalle dei ponti, dove tutti, in quella strana atmosfera corale che caratterizza le attese e i grandi eventi collettivi, aspettavamo di veder spuntare il ponte da un momento all'altro.

Dopo il passaggio sotto il ponte dell'Accademia, la chiatta ha continuato a procedere molto lentamente, lasciandoci il tempo di correre verso Rialto, dove il convoglio era atteso da una folla di altrettanti curiosi, ansiosi di assistere alla fase più critica del trasporto, il passaggio del ponte sotto l'arco di Rialto.
Il momento che ha tenuto tutti con il naso all'insù e con il fiato sospeso è stato infatti il passaggio del convoglio sotto il ponte di Rialto, dove una distanza di appena mezzo metro separava la sommità del concio dall'arco del ponte più antico e più amato dai veneziani.
Tutti a guardare, chi pronto a scattare una foto, chi ad inveire contro l'amministrazione e i soldi pubblici spesi per il ponte, chi ad acclamarlo e ad applaudire un' opera di architettura moderna che finalmente sferrerà un primo colpo a quell'ostracismo tipicamente veneziano nei confronti dell'avanzare della modernità.

Ma il momento culminante del passaggio è stato davanti alla pescheria, quando, mentre la chiatta affrontava la stretta curva a gomito che si snoda subito dopo il ponte di Rialto, si sono scatenati i fischi della folla di manifestanti radunatasi per protestare contro un'opera pubblica accusata di essere un inutile spreco e di aver sottratto fondi pubblici ad esigenze ben più sentite dalla cittadinanza, come la viabilità cittadina o le politiche abitative.
E se non sono mancati insulti contro l'architetto spagnolo o contro il sindaco Massimo Cacciari, che assisteva al trasporto da un'imbarcazione della Polizia Municipale, non sono mancati nemmeno applausi e consensi a far da controcanto alle polemiche.

E mentre ero lì, dietro le transenne, in mezzo ad un'aria diventata improvvisamente rossa e satura di fumo, tra le grida provenienti da un megafono, i flash e le telecamere puntate sui manifestanti che inveivano contro il ponte, tra gli applausi di chi, invece, non ha potuto fare a meno di stupirsi di fronte a tanto ingegno umano, mentre guardavo quel gigantesco arco dalle costole rosse illuminate, non ho potuto fare a meno di pensare che non sapevo da che parte stare e che in realtà non me la sentivo di dar nè ragione nè torto a nessuno.
Diciamocelo pure, i dubbi sull'utilità di questo quarto ponte rimangono, come pure le polemiche sui ritardi e i soldi spesi, e non basterà certo uno spettacolo notturno a cancellarli.
Ma in fondo, ieri notte, ciascuno ha avuto le sue buone ragioni per fischiare o per applaudire questo pezzo di ponte che ha sfilato davanti ai nostri occhi come un animale fiero e ferito, irrompendo nella fisionomia di questa città immobile da secoli sulle sue pietre, facendosi strada piano piano sulle sue acque come un predatore astuto e silenzioso.
Intruso o benvenuto, questo ponte, simbolo di una volontà di futuro e di modernità che avanza sorniona, ci ha fatto restare lì, tutti insieme, con il fiato sospeso e tanta voglia di partecipare, comunque, ad un evento che tutti pensavamo non sarebbe mai arrivato.

Chi avesse mancato questo appuntamento notturno, potrà vedere il pezzo di ponte sulla chiatta ormeggiata alla banchina della stazione di fronte a Piazzale Roma, dove resterà parcheggiata fino a sabato, giorno in cui è prevista la fase finale della messa in opera del ponte: la rotazione, il sollevamento e il montaggio dell'arco sulle spalle, già posizionate durante le fasi precedenti.
Si prevede che questa operazione, la più delicata ma anche la più spettacolare, durerà due giorni.



di Roberta Nalesso | redazione Meetingvenice



Video del trasporto del concio centrale del quarto ponte sul Canal Grande:





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