Venezia e l’Islam
8-ago-2007
La mostra veneziana dell’anno. Dopo Parigi e New York, Palazzo Ducale ospita questa straordinaria “prova” del ruolo chiave di Venezia quale cinghia di trasmissione dei saperi tra Europa e Oriente.
Per sua stessa conformazione e posizione geografica, Venezia
diventa, suo malgrado o per fortuna, con il trascorrere dei
secoli, una città di forte richiamo per i popoli che si affacciano
sul mar Egeo e sul Mediterraneo. Se è vero che una delle sue
‘funzioni’, in parte imposta dal destino e in parte agognata e inseguita
persino con successo e profitto, è quella di essere una
grande porta per l’Oriente, divenendo in breve una importante
potenza mercantile, è vero anche che il suo non è unicamente
un generico orientalismo di confine o ‘di riflesso’, diplomaticamente
interessato e dettato dalla necessità di porre un argine
controllato alla minaccia incombente della supremazia politicoreligiosa
ed economica di altre genti, nella fattispecie i Turchi.
È piuttosto un orientalismo d’incontro, fondato sulla trasmissione dei mezzi e delle conoscenze dell’arte, veicolo di una crescita estetico-culturale con ricadute da ambo le parti, per la quale Venezia rende omaggio all’Islam e allo stesso tempo a se stessa, con una mostra a tema nel contesto di Palazzo Ducale - luogo cardine di ogni decisione storica della Serenissima nei confronti del mondo arabo - seguita da eventi collaterali e da un itinerario per la città nei luoghi segnati dalla presenza del vicino Oriente (come il Fondaco dei Turchi o la scuola dalmata di San Giorgio degli Schiavoni).
La grande esposizione di Palazzo Ducale, che si estende cronologicamente dall’828 - data simbolica del trafugamento delle spoglie di San Marco da Alessandria D’Egitto - fino al 1797 - data della caduta della Repubblica di Venezia - nasce dalla collaborazione scientifica tra l’Institut du Monde Arabe a Parigi, il Metropolitan Museum of Art di New York, i Musei Civici Veneziani ed è curata da Stefano Carboni, organizzata e promossa dal Comune di Venezia e dalla Fondazione di Venezia, con la partecipazione di Venezia Musei, CNS e Teleart.
Innumerevoli gli oggetti di arte applicata di derivazione orientale e occidentale, che testimoniano biunivoci influssi. Fra gli esempi, splendide le ante di porta in legno dipinto e laccato, madreperla dipinta, pietre semipreziose e ottone, o le mattonelle a forma di croce con animali di ceramica invetriata.
Non mancano oggetti d’uso e da cerimonia quali profumiere, coppe, secchielli e bacili, lampade di moschee, candelieri, bicchieri in vetro soffiato, smaltato e dorato, nonché piatti di maiolica decorati.
Ma anche i velluti broccati, i cuoridoro da tappezzeria.
Fra i dipinti esposti, quelli di Gentile Bellini, maestro della pittura rinascimentale: il Ritratto del doge Giovanni Mocenigo, con il corno dogale, e il Ritratto del Sultano Maometto II, con il turbante in capo; l’Adorazione dei Magi e San Marco che battezza Aniano di Giovanni Mansueti, dove la presenza di orientali assume varie connotazioni simboliche e relative al significato degli episodi rappresentati.
Vi è un dipinto di un anonimo veneziano che testimonia L’Accoglienza degli ambasciatori veneziani a Damasco, all’interno dei palazzi e dei lussureggianti giardini sultaneschi.
Gli abiti e il copricapo di un ambasciatore turco sono descritti e raffigurati nelle pagine del secondo volume dal titolo Abiti de veneziani di Giovanni Grevembroch.
Assai preziose le miniature delle Memorie turchesche e le carte geografiche come la Veduta di Venezia di Seyyed Nûh.
Un disegno di Maccaruzzi mostra una Pianta del primo piano del Fondaco dei Turchi nel 1768, luogo di ritrovo e sede commerciale dei mercanti turchi a Venezia.
Se pittori come Lotto e Guardi contribuirono nelle loro opere a far conoscere i tappeti arabescati e le odalische, Giambattista Tiepolo, attraverso lo scorcio obliquo delle figure colte in un attimo di riposo, tra luce e ombra, dei Due Orientali sotto l’albero - dipinto conservato alla National Gallery di Londra - pare abbia voluto consegnare ai posteri l’immagine di un Oriente meditabondo, fedele custode di ciò che gli appartiene, i cui segreti dovrebbero forse rimanere racchiusi in un otre, proprio come un vaso di Pandora da non scoperchiare.
È piuttosto un orientalismo d’incontro, fondato sulla trasmissione dei mezzi e delle conoscenze dell’arte, veicolo di una crescita estetico-culturale con ricadute da ambo le parti, per la quale Venezia rende omaggio all’Islam e allo stesso tempo a se stessa, con una mostra a tema nel contesto di Palazzo Ducale - luogo cardine di ogni decisione storica della Serenissima nei confronti del mondo arabo - seguita da eventi collaterali e da un itinerario per la città nei luoghi segnati dalla presenza del vicino Oriente (come il Fondaco dei Turchi o la scuola dalmata di San Giorgio degli Schiavoni).
La grande esposizione di Palazzo Ducale, che si estende cronologicamente dall’828 - data simbolica del trafugamento delle spoglie di San Marco da Alessandria D’Egitto - fino al 1797 - data della caduta della Repubblica di Venezia - nasce dalla collaborazione scientifica tra l’Institut du Monde Arabe a Parigi, il Metropolitan Museum of Art di New York, i Musei Civici Veneziani ed è curata da Stefano Carboni, organizzata e promossa dal Comune di Venezia e dalla Fondazione di Venezia, con la partecipazione di Venezia Musei, CNS e Teleart.
Innumerevoli gli oggetti di arte applicata di derivazione orientale e occidentale, che testimoniano biunivoci influssi. Fra gli esempi, splendide le ante di porta in legno dipinto e laccato, madreperla dipinta, pietre semipreziose e ottone, o le mattonelle a forma di croce con animali di ceramica invetriata.
Non mancano oggetti d’uso e da cerimonia quali profumiere, coppe, secchielli e bacili, lampade di moschee, candelieri, bicchieri in vetro soffiato, smaltato e dorato, nonché piatti di maiolica decorati.
Ma anche i velluti broccati, i cuoridoro da tappezzeria.
Fra i dipinti esposti, quelli di Gentile Bellini, maestro della pittura rinascimentale: il Ritratto del doge Giovanni Mocenigo, con il corno dogale, e il Ritratto del Sultano Maometto II, con il turbante in capo; l’Adorazione dei Magi e San Marco che battezza Aniano di Giovanni Mansueti, dove la presenza di orientali assume varie connotazioni simboliche e relative al significato degli episodi rappresentati.
Vi è un dipinto di un anonimo veneziano che testimonia L’Accoglienza degli ambasciatori veneziani a Damasco, all’interno dei palazzi e dei lussureggianti giardini sultaneschi.
Gli abiti e il copricapo di un ambasciatore turco sono descritti e raffigurati nelle pagine del secondo volume dal titolo Abiti de veneziani di Giovanni Grevembroch.
Assai preziose le miniature delle Memorie turchesche e le carte geografiche come la Veduta di Venezia di Seyyed Nûh.
Un disegno di Maccaruzzi mostra una Pianta del primo piano del Fondaco dei Turchi nel 1768, luogo di ritrovo e sede commerciale dei mercanti turchi a Venezia.
Se pittori come Lotto e Guardi contribuirono nelle loro opere a far conoscere i tappeti arabescati e le odalische, Giambattista Tiepolo, attraverso lo scorcio obliquo delle figure colte in un attimo di riposo, tra luce e ombra, dei Due Orientali sotto l’albero - dipinto conservato alla National Gallery di Londra - pare abbia voluto consegnare ai posteri l’immagine di un Oriente meditabondo, fedele custode di ciò che gli appartiene, i cui segreti dovrebbero forse rimanere racchiusi in un otre, proprio come un vaso di Pandora da non scoperchiare.
di Luisa Turchi
:venews agosto 2007
«Venezia e l’Islam 828-1797»
Fino al 25 novembre
Palazzo Ducale
Indietro
La tua vacanza inizia da qui
Call Center Prenotazioni Alberghiere
Tutti i giorni dalle 8.00 alle 21.00 tel. 041 5222264 oppure
Welcome Desk
5 Welcome Desks nei punti strategici di arrivo in città!
La Fondazione Giorgio Cini si trova sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, da oltre cinquant’anni luogo di attività di ricerca ed eventi culturali, istituita dal Conte Vittorio Cini, in ricordo del figlio Giorgio, con lo scopo di restaurare l'isola, gravemente degradata da quasi centocinquant'anni di occupazione militare, di reinserirla nella vita di Venezia e di farne un centro internazionale di attività culturali.
A settembre, in concomitanza con l’apertura dei Dialoghi di San Giorgio, quest'anno dedicati al tema Ereditare il passato. Tradizioni, traslazioni, tradimenti, innovazioni, la grande tela Le nozze di Cana dipinta da Paolo Veronese per il refettorio del monastero benedettino dell’isola di San Giorgio Maggiore, attualmente al Louvre di Parigi, ritornerà finalmente a Venezia dopo 210 anni di assenza.
Le Nozze di Cana di Paolo Veronese ritornano al refettorio benedettino di San Giorgio Maggiore a Venezia...
Il recente film di Saverio Costanzo In memoria
di me, interamente girato a San Giorgio, ha regalato agli
spettatori la suggestione di spazi infiniti nella finitezza di un
luogo chiuso.
Incontro con Giandomenico Romanelli, Direttore dei Musei Civici
Veneziani, guida d’eccezione alle mostre Venezia e l’Islam e Artempo. È lunedì mattina e Giandomenico
Romanelli, Direttore dei Musei Civici
Veneziani, ci accoglie nel suo studio,
a fianco del Museo Correr, in perfetto
orario...
Intervista a Pasquale Gagliardi, Segretario Generale della Fondazione Cini di Venezia.
