Intervista a Luca Zaia

Aug-23-2007
di Massimo Bran | :venews

Luca ZaiaIntervista a Luca Zaia, ora Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, ma all'epoca Vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto, in una delle sue settimane più nervose, per le note circostanze infrattive del codice della strada...


Il Veneto, questa regione sempre più contraddittoria e indefinibile, sospesa tra genialità ed eccellenza imprenditoriali e arretratezza infrastrutturale, tra un ambiente e un territorio storico di accecante bellezza e un tessuto urbano distrutto da un'edificazione selvaggia, tra insofferenza per l'altro e leadership nella solidarietà. Una regione, in sostanza, che vive febbrilmente il presente in una divaricazione di umori contrastanti con una difficoltà sempre più endemica a riconoscersi in una sintesi presente compiuta.
Luca Zaia è in una delle sue settimane più nervose, per le note circostanze infrattive del codice della strada. L'idea di intervistarlo è di qualche mese, e quindi è superfluo sottolineare che poco, o meglio, affatto, ci interessava soddisfare le curiosità da rotocalco che sempre gli scivoloni dei personaggi suscitano.
Zaia, ancora fresco vicepresidente della Regione, ci interessava da tempo per ben altro, in primo luogo per il fatto che è sicuramente, nel pieno ancora del regno infinito di Galan, il politico emergente della Regione, quello che ha prodotto il rush più bruciante negli ultimi anni.
Poi in secondo luogo, ma primariamente per quel che riguarda i contenuti veri della politica, perché il suo terreno di gioco privilegiato è il turismo, un terreno in cui ha vinto un'importante partita negli anni passati nella Marca trevigiana, dove in un territorio di scarsa tradizione turistica ha saputo mettere a sistema operatori di diversi settori con una riuscitissima operazione di marketing complessivo che ha posto prepotentemente Treviso e la sua provincia al centro del presente-futuro turistico regionale e non solo. Un lavoro, non solo naturalmente, che gli ha permesso di raccogliere un lauto dividendo in termini di autorevolezza politica, premiata peraltro dalle urne.

Lo abbiamo incontrato per capire quanto sia davvero impegnato nel fare del Veneto una regione almeno turisticamente sistemica, quanto, insomma, la sua politica si stia davvero concentrando per abbattere steccati e diffidenze che ancora non permettono all'intero territorio regionale di promuoversi e valorizzarsi in maniera articolatamente compatta.

Da Presidente della Provincia di Treviso alla vicedirezione della Regione, con la gestione chiave del settore turismo veneto. Qual è stato a livello professionale e personale lo scarto che più l'ha colpita tra i due diversi ruoli? Quali differenze e quali elementi comuni ha mantenuto nella sua visione politica e nella sua amministrazione?

Il passaggio dal mio ruolo di Presidente della Provincia di Treviso a quello di Vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto ha comportato la necessità di ampliare i miei orizzonti, se prima mi concentravo maggiormente sulle problematiche della Marca, ora, pur non trascurando le realtà particolari di ognuna delle province venete, mi si richiede al contempo una visione d’insieme in cui i diversi soggetti, che compongono il nostro tessuto sociale, sarebbe auspicabile facessero squadra per perseguire, uniti, scopi comuni.
È un compito che porto avanti con dedizione e impegno perché credo nelle potenzialità di questa terra e della mia gente.
E proprio a questa gente ho voluto e cerco di dare risposte che attendeva da anni se non da decenni, che si perdevano e si perdono ancora oggi in dibattiti e discussioni senza né decisioni né azioni conseguenti.
Non voglio generalizzare, ma il nocciolo del discorso sta qui. Da noi si è sviluppata una politica della non decisione e una burocrazia del non fare che pare avere sempre ragione nella sua elefantiasi.
Non credo che il metodo da me adottato in Provincia sia cambiato in Regione, giacché mi sforzo di operare con coerenza tra ciò che penso, ciò che dico e ciò che realizzo, tenuto conto che una democrazia è una sorta di Spa i cui azionisti sodi no i cittadini, che decidono e ai quali devo rispondere.
Proprio per questo trovo assolutamente ovvio che i metodi amministrativi siano quelli del management ‘ordinario’, anzi, al massimo livello.
Qui però noi subiamo un retaggio antico di un apparato che non vuole fidarsi dei cittadini e li tratta nel migliore dei casi in maniera paternalistica, quasi fossero ancora ‘sudditi’ anziché gli artefici della società.

Una Regione dal potenziale turistico straordinario che fatica cronicamente a fare sistema.
Quali sono a riguardo i passi già compiuti e quali gli obiettivi per i prossimi cinque anni?

Il ‘contatore’ del turismo veneto si è attestato nel 2006 a quota 59.360.589 presenze ufficialmente registrate, generate da 13.438.835 arrivi.
La crescita complessiva dei pernottamenti è stata di + 4,63 per cento rispetto al 2005, con un significativo + 6,59 per cento per quanto riguarda gli ospiti stranieri, mentre il numero dei turisti è aumentato del 7,78 per cento (+ 8,19 per cento quelli provenienti dall’estero).
Sono cifre che ribadiscono l’assoluto primato del Veneto nello scenario del turismo italiano, che si lascia alle spalle, ad almeno due decine di milioni di presenze di distanza, altre regioni.
Di questo trend sono molto soddisfatto perché è il bilancio di una stagione straordinaria che si è conclusa.
Nel 2006 abbiamo posto le basi per un ulteriore rilancio di immagine e di servizi reali al turista in un rapporto stretto con gli operatori che sono i veri artefici del successo turistico della nostra regione.
Quest’anno avremo a disposizione la nuova legge quadro, scritta con il sistema turistico regionale, che punta soprattutto a eliminare il peso dei vincoli burocratici e a consentire offerte di tipo moderno, richieste dagli ospiti. Ma soprattutto, nonostante non sia sempre facile fare sistema, si sta consolidando l’immagine unitaria del Veneto come regione dall’offerta completa, suggerita dalle sette punte della stella colorata che, affiancata dal Leone di San Marco, è diventata il simbolo del nostro turismo.
l ritorno degli ospiti tedeschi è stato anche effetto della campagna di valorizzazione condotta capillarmente nelle maggiori città della Germania all’inizio dell’anno e alla presenza attiva durante i campionati mondiali di calcio. Le presenze tedesche, i primi clienti del Veneto in cifre assolute, sono infatti cresciute del 6,35 per cento, raggiungendo quota 11.534.546.
Seguono gli austriaci (3.146.317 presenze, + 3,78 per cento), gli inglesi (2.356.360 presenze, +1,93 per cento), gli olandesi (2.233.829 presenze, +11,91 per cento), gli statunitensi (1.826 mila presenze, + 13,37 per cento, con una crescita degli arrivi del 12,69 per cento, pari a 818.262 turistici, cifre che portano i turisti USA al secondo posto dopo gli arrivi tedeschi, che ammontano a 1.888.235).
Ma sono cresciute in maniera molto significativa anche le presenze russe (+ 22,19 per cento), quelle irlandesi (+ 26,65 per cento), quelle dalla Grecia (+ 24,39 per cento) e dalla Cina (+ 10,75 per cento).
Il Veneto è però ricercato dagli stessi turisti italiani, le cui presenze sono state 25.093.862, con una crescita soprattutto di piemontesi (+ 3,08 per cento) e trentini (+ 4,89 per cento).
Dell’ottima performance del Veneto turistico hanno beneficiato tutti i comprensori; sono di segno positivo i risultati di spiagge, mare, lago, montagna, terme e città d’arte.
Queste ultime sono la meta preferita degli ospiti per arrivi, dove segnano anche i migliori risultati di crescita, + 9,4 per cento (6.594.242); le spiagge sono invece la meta privilegiata per le ferie e dunque per i lunghi soggiorni, con 25.058.284 presenze (+ 5 per cento), generate da 3.543.880 arrivi.
Questi dati riempiono certo di soddisfazione, ma spingono anche a mettere in atto strategie regionali volte a mantenere e incrementare i risultati ottenuti.
Il nostro impegno mira perciò da un lato a rigenerare e consolidare le mete turistiche più affermate, mare, montagna estiva ed invernale, lago e città d’arte, puntando ad una sempre più elevata qualificazione dei servizi e della ospitalità per aggiungere valore alla permanenza dei turisti nelle località venete; dall’altro sviluppare e far crescere i ‘turismi emergenti’ quelli cioè legati al territorio e alle specificità del paesaggio e dell’ambiente: percorsi turistici, turismo equestre, turismo naturalistico, turismo enogastronomico, elementi in grado di caratterizzare e ampliare e tipicizzare l’offerta turistica regionale.
In questo senso quindi la doppia azione del Veneto sarà incentrata nel consolidamento e nella fidelizzazione dei mercati tradizionali (Germania, Austria, Paesi del Nord Europa, USA) e nella preparazione per le imprese dei nuovi mercati (Cina e India, per esempio) mediante la partecipazione a fiere e ad azioni promozionali mirate che consentano di far conoscere il Veneto nel suo complesso.
L’altra azione sarà quella invece più interna e tesa a creare un vero sistema integrato della promozione territoriale regionale dove il turismo sia da traino e da sprone per una valorizzazione a tutto campo delle eccellenze del Veneto: miglioramento dei collegamenti viari e aeroportuali, qualificazione del territorio, creazione di piste ciclabili turistiche e di ippovie, messa in rete di un sistema dell’ospitalità diversificato e in grado di captare le diverse esigenze dei diversi turisti italiani e stranieri che nell’arco di tutto l’anno solare visitano la nostra regione.

A Treviso c'è stata una stagione che ha visto crescere molto l'industria turistico-culturale del territorio della Marca, con iniziative fortissime come le mostre ai Carraresi, attorno alle quali tutta la recettività e i servizi turistici si sono mossi a sistema, oppure iniziative di valorizzazione del territorio come il progetto di tutela dei prodotti della Marca (Radicchio di Treviso e di Castelfranco) in collaborazione con i ristoratori della Marca.
La sua profonda fiducia nel grande potenziale turistico della Marca lo ha convinto a investire energie nello sviluppo di questo settore puntando sul Piano Territoriale del Turismo con un vero e proprio progetto di marketing con grandi risultati tanto da crearne un ‘modello’ che Lei si promette di esportare.
Crede che la valorizzazione del territorio nel suo complesso e non solo nelle sue eccellenze storiche riconosciute sia un progetto percorribile anche nell'intera area regionale oppure i diversi interessi politico-amministrativi sono un ostacolo insormontabile?

Come potrei non ricordare le azioni di valorizzazione del territorio della Marca attraverso i suoi prodotti tra le quali appunto rientra l’avventura del Radicchio di Treviso iniziata nel 1996 quando ero assessore provinciale all’agricoltura? Allora sono riuscito a raggiungere due obiettivi: ottenere appunto l’IGP e dare avvio al Consorzio di tutela per la gestione della denominazione, mettendo attorno ad un tavolo tutti i soggetti interessati e facendo della Provincia il punto di raccordo.
Da allora ho sempre seguito e accompagnato il radicchio IGP, operando assieme al Consorzio per renderlo il più operativo possibile e avviando una nutrita serie di azioni di promozione e di valorizzazione. Questo prodotto dalle umili origini, frutto di una selezione forse casuale, poi studiata ed elaborata sulla scorta delle caratteristiche del territorio trevigiano è solo un esempio di come un alimento possa evidenziare, a modo suo, la storia intera di una provincia, delle sue radici e il legame profondo tra la sua comunità e la terra che l’ha supportata e ha permesso di raggiungere gli invidiati risultati.
Non è un caso che in un mondo i cui abitanti si muovono sempre di più e con sempre maggiore facilità, la provincia di Treviso sia diventata un polo di attrazione turistica molto significativo, per la sua storia e le testimonianze culturali, ma anche per la cucina di tradizione, i prodotti e l’ospitalità dei suoi abitanti.
Quello che vale per Treviso, ovviamente, vale per tutto il Veneto che deve essere valorizzato a trecentosessanta gradi perché oltre alla ricchezza culturale, storica, paesaggistica, ne possiede una altrettanto importante e cioè quella rappresentata da un’eccellente enogastronomia basata sulla tipicità di prodotti che ci invidiano a livello internazionale.

Venezia e il Veneto, un rapporto spesso difficile e curiosamente diffidente.
Una città dalla storia ingombrante, che dovrebbe essere il biglietto da visita-traino dell'intera Regione e che invece fatica a dialogare e a farsi interprete rappresentativo condiviso di tutti i valori veneti.
Non crede che sia giunta l'ora che questa contraddizione venga risolta superando i contrasti politici remando in un'unica direzione di valorizzazione e promozione integrate delle risorse culturali e territoriali venete?

La provincia di Venezia si conferma sempre la punta di eccellenza del Veneto.
Venezia è una provincia che ha, sostanzialmente, due grandi poli di attrazione turistica: la unicità e la magnificenza del capoluogo, assolutamente ai vertici nel comprensorio delle città d’arte, e le spiagge, che costituiscono la gran parte del comprensorio balneare veneto e ne sono di fatto il termometro.
Il veneziano comprende infatti il litorale che si snoda dall’Adige fino al Tagliamento, con i capisaldi storici di Sottomarina, Lido di Venezia, cavallino Treporti, Jesolo, Eraclea, Caorle e Bibione.
I punti di forza del turismo veneziano stanno, sostanzialmente, nello straordinario connubio tra storia, cultura, ambiente, qualità dell’ospitalità sia dal punto di vista della professionalità sia per quanto concerne le strutture.
È assolutamente unica l’esperienza di un soggiorno rilassante, in spiagge ottimamente attrezzate e sicure, ma nello stesso tempo divertente e ricco di occasioni di svago e distrazione, a due passi da una città come Venezia e da altri centri storici minori di assoluto pregio, con la possibilità di godere di un’enogastronomia dove si coniugano ai più alti livelli tradizione, innovazione, qualità delle materie prime agroalimentari, accompagnati da vini buoni, senza bisogno di altri aggettivi.
Tutto questo viene proposto poi in segmenti che corrispondono alle diverse possibilità economiche: non è un turismo di elite, e nello stesso tempo non è neppure un turismo di massa abbandonato a se stesso. Ma è soprattutto la professionalità degli operatori che fa la differenza, perché fa sì che il turista non venga qui per caso e alla cieca, bensì sapendo di poter disporre di tutto ciò che serve, ai più alti livelli di qualità, in un costante processo di modernizzazione e adeguamento dell’offerta alle esigenze sempre nuove dell’ospite di oggi, da qualunque parte del mondo egli provenga. Tutto questo deve essere messo a frutto perché, di sicuro, Venezia, che continua a confermare la sua forte vocazione turistica con risultati estremamente elevati in termini di arrivi e presenze, è un biglietto da visita per tutta la regione e potrà continuare ad esserlo se tutti remeremo in un'unica direzione di valorizzazione e promozione integrate delle risorse culturali e territoriali del Veneto intero.

Cortina, Asiago e la montagna veneta tutta proiettata verso l'Alto Adige.
Che risposte dare a richieste legittime che si fondano su una concorrenza turistica giocata ad armi impari? Come vi state muovendo a riguardo?

Con una popolazione di 4,5 milioni di abitanti la Regione Veneto registra 60 milioni di presenze turistiche ogni anno sostenute da 5 milioni di euro per la promozione, con un decimo di abitanti, circa 450 mila, Trento registra circa 30 milioni di presenze turistiche all’anno sostenute da 30 milioni di euro per la promozione.
Analizzando questi dati si capisce come un Veneto, che produce circa un quinto del Pil nazionale, non possa ritrovarsi a dover mendicare finanziamenti a Roma per poter promuovere le proprie strutture.
E questo è solo un esempio, si tratta di una concorrenza sleale che va a mettersi in coda con altre sovvenzioni cui beneficiano regioni come il Trentino.
Ciononostante la Regione Veneto sta lavorando bene sul fronte turistico: sfruttiamo al meglio le poche risorse che ci mettono a disposizione e facciamo squadra con i nostri imprenditori.
L’offerta turistica negli ultimi anni è cresciuta, la nostra presenza è forte in tutte le principali fiere nazionali e internazionali, le nostre promozioni iniziano ad essere ovunque conosciute.
Resta pur sempre il fatto che il Nordest non viene considerato e rimane schiacciato nella morsa tra Friuli e Trentino Alto Adige, il primo che è a statuto speciale, il secondo che ha due province autonome…

Il suo modello di amministrazione in Italia o in Europa, chi invidia e perché?

No, niente invidia, ma solo tanta voglia di cambiamento.
Se penso a un modello, penso alla Spagna che ha una centralità unica come Paese, ha una capitale centripeta, perché Madrid è davvero il centro nevralgico della Spagna.
In Spagna, però, ci sono comunità che non hanno il federalismo e che sono totalmente Madrid-dipendenti, altre, come i Paesi Baschi o la Catalogna che hanno totale autonomia.
La Catalogna ha un federalismo spinto in competenze e risorse.
Non vedo quindi perché regioni come il Veneto, in grado di gestire un decentramento amministrativo e fiscale, non possano avere un’autonomia simile a quella dei catalani.


di Massimo Bran
 :venews agosto 2007

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