Ennio Morricone in concerto

6-set-2007
Ennio Morricone in concert
di Martina Buran e Riccardo Triolo | :venews

Ennio Morricone in concertoMartedì 11 settembre alle ore 21 in Piazza San Marco a Venezia "Concerto contro tutte le stragi della storia dell'umanità": il maestro Ennio Morricone dirige l'Orchestra Roma Sinfonietta e il coro del Teatro La Fenice.

Succede sempre ai concerti migliori. Si finisce per sprofondare in uno stato onirico, cullati dalle note.
Le note preludono a immagini private, inconfessabili e irripetibili, ne guidano la regia in soggettiva, in un buio dilatato, espanso, amniotico.

Ennio Morricone (in concerto in Piazza San Marco il 10 e l’11 settembre) deve conoscere a fondo quest’attività meditativa, in cui il cervello sprigiona onde cerebrali in grado di stimolare la creatività, onde che preludono alla nascita delle idee, sviluppando l'ambiente più adatto alla libera attività della mente.
Ci sembra questa la ragione del profluvio di note con cui il compositore romano ci ha inondati negli ultimi cinquant'anni.
Non è un caso, né una semplice felice congiuntura, che Morricone si sia dedicato principalmente al cinema, legando indissolubilmente le sue note a cellule di memoria audiovisiva impresse per sempre nelle menti di tutti noi.
Quasi la musica avesse deciso, a un certo punto nel Novecento, il secolo del cinema, di abbandonare l’esclusività del suono, l’astrattezza che da sempre le si riconosce, per compiersi definitivamente nelle immagini che contribuisce, inevitabilmente, a creare. Come fosse arte figurativa.
Morricone esprime compiutamente la pulsione immaginifica prodotta dall’attività dell’ascolto, la concretizza nell’attività autogenerativa di cellule melodiche che, concepite insieme alle immagini (Morricone lavora a stretto contatto con i registi), finiscono per dare corpo all'immaginario collettivo.
Una musica fatta di rumori concreti, di evocazioni dirette di ambienti e personaggi, emozioni ed intrecci: un vero e proprio campionario di unità melodiche e sonore che inseguono e amplificano le immagini, fino a fondersi in un tutt’uno organico e autonomo.

Il Tarantino di Kill Bill lo sa bene.
Il citazionismo tarantiniano, regista cui si deve il merito dell'indicizzazione di unità filmiche in grado di creare un cinema di secondo grado, un cinema composto non già di cellule di realtà, ma di cellule di cinema (ma chi distingue più la realtà dal cinema?), comprese quelle evocate dalle musiche originali, è legittimato dalla natura materica delle composizioni di Morricone saccheggiate e riusate nel suo Vol. 1.
Morricone è materico e figurativo. Ne sono un esempio le musiche dei film diretti da Sergio Leone, appunto saccheggiate dall'americanissimo Tarantino.
Musiche caratterizzate da una serie di stilemi per allora inediti e dall’efficacia indiscutibile, talmente funzionali da diventare stereotipi.
Ecco quindi impasti timbrici di ascendenza leggera (vocalizzi femminili, chitarra elettrica), l’uso di strumenti popolari come scacciapensieri e armonica, ma soprattutto sono i rumori mimetici (le fruste, le campane, i nitriti, le incudini) a dare ai temi morriconiani quella plasticità che evoca la polvere, il sangue, il sudore e gli spari. Ma senza dimenticare la felicità del melodismo e un senso timbrico ancora forse insuperato, che fa dell’urlo del coyote nei titoli di testa de Il buono, il brutto e il cattivo, evocato dalla ripetizione di un intervallo di quarta ascendente eseguita dal flauto, un simbolo di atavica aggressività.
Oppure le musiche di grandi epopee, come Mission, il cui tema suonato all’oboe da padre Gabriel serve a vincere la diffidenza degli indigeni, che piano piano cominciano a fidarsi del missionario e dalla diffidenza si passa alla curiosità, fino alla fratellanza: la musica descrive questo, anzi ne diventa la messa in pratica, grazie ad un sapiente lavoro di modulazioni e passaggi tonali che dall'incertezza arrivano all'euforia finale. In Teorema e Uccellacci e uccellini di Pasolini siamo invece su un altro terreno ancora della produzione morriconiana, quella poetico-provocatoria, quasi a voler dimostrare come un autore possa muoversi senza imbarazzo in ogni genere filmico, adattandosi a qualsiasi stimolo visivo.

 

di Martina Buran e Riccardo Triolo | :venews
settembre 2007 

 

Ennio Morricone
10 e 11 settembre
Piazza San Marco

www.enniomorriconelive.com

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