Le nozze di Cana ritornano a San Giorgio

10-set-2007
di Chiara Casarin | :venews

Le nozze di Cana ritornano a San Giorgio Le Nozze di Cana di Paolo Veronese ritornano al refettorio benedettino di San Giorgio Maggiore a Venezia...

 

A dire il vero non è stato Walter Benjamin ad avere l’ultima parola in merito.
L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica ha senza dubbio avuto un’eco di dimensioni ragguardevoli fino ai nostri giorni in ogni sorta di teoria artistica che si sia trovata ad un certo punto a dover fare i conti con la problematica dell’autenticità.
Biasimevole colui che, storico o critico che fosse, si cimentasse in un’analisi concettuale o esemplare del falso senza citare il grande teorico tedesco.
Ma dal 1936, anno in cui compare la prima versione del volume, ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti del fiume dell’autenticità e dell’aura.
In molti, a dire il vero, sono stati fermi ad aspettare che qualcuno cambiasse le regole e le fondamenta di tali nozioni continuando a sfruttare le consunte parole del nostalgico ma qualcun altro, invece, ha fatto la sua parte, a volte in sordina, altre per un pubblico troppo ristretto ma, senza ombra di dubbio, irrompendo nella scena e rivoluzionandone gli equilibri.

Il lavoro di Nelson Goodman, filosofo americano, Luis J. Prieto, linguista argentino, Gerard Genette, esteta francese, e poi ancora, Becker il sociologo, Eco che tutti conosciamo e così via fino ai numerosi lavori che non contano più di un lustro d’età e che elencarli tutti sarebbe impossibile, ecco, queste ricerche hanno davvero sovvertito il punto di vista sul problema.
La domanda «Come la mettiamo con i falsi e le copie in arte?» è stata sostituita con «Nell’arte contemporanea esiste ancora il falso?».
Chiaramente l’orizzonte d’indagine si spalanca vertiginosamente sulle infinite possibilità dei campi limitrofi quali quello giuridico-legale, quello filologico della tradizione, quello romantico del pezzo unico o antropologico del feticcio, poi, quello pratico della conservazione e del museo e, non ultimo, quello delle singole arti e dei loro linguaggi.
Se, alla Benjamin, un’opera d’arte non fosse più tale, se avesse perduto irrimediabilmente la sua aura semplicemente per il fatto di possedere un surrogato di quell’unico esemplare (leggasi “fotografia”), cosa rimarrebbe delle ultime Biennali di Venezia?

Consapevoli dell’evolversi inconscio di questo soffio teorico nelle più recenti ricerche estetiche ed artistiche, anche quest’anno alla Fondazione Giorgio Cini per la serie I Dialoghi di San Giorgio, è stato proposto un tema nevralgico e senza pari in attualità che sarebbe rovinoso perdere: Ereditare il passato. Tradizioni, traslazioni, tradimenti, innovazioni è il titolo del convegno che richiamerà i più grandi intellettuali internazionali nell’isola di San Giorgio Maggiore dal 12 al 14 settembre e che accompagnerà così, sul piano del contenuto, l’inaugurazione della mostra Il Miracolo di Cana: l’originalità della ri-produzione in cui si svelerà al pubblico, precisamente dall’11 settembre al 16 dicembre, la copia a scansione in altissima definizione delle Nozze di Cana che Paolo Veronese eseguì per il refettorio benedettino oggi al Louvre e che l’artista fondatore della Factum Arte, Adam Lowe, restituisce con tanto prestigio su commissione della Fondazione.
Se l’autenticità rimanesse appannaggio del collezionista e si limitasse ad avere risvolti economici e giuridici che nulla hanno a che vedere con l’estetico e l’artistico, non è che forse si scioglierebbe un circolo vizioso che ha visto tra i primi adepti proprio Walter Benjamin?
Vi pungesse vaghezza di saperne di più…

 

di Chiara Casarin | :venews
settembre 2007

 

«Il Miracolo di Cana. L’originalità della riproduzione »
15-30 settembre e 12 ottobre-16 dicembre
Isola di San Giorgio Maggiore

 


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