Cuore e cervello si incontrano alla Giudecca
Come valorizzare il genio italico introducendo un modello non clonabile da nessuna economia in via di sviluppo?
Come valorizzare l’essere creativi e fare impresa in un paese come l'Italia?
Come valorizzare arte, cultura, storia e un territorio dalle caratteristiche uniche, trasformandole in vantaggi competitivi?
A questi e a molti altri interrogativi si è cercato di dare una risposta venerdi 21 settembre insieme ad Oliviero Toscani - fotografo, Elio Fiorucci - Imprenditore, Francisco Jarauta - Direttore IED di Madrid, Massimo Cacciari - Sindaco di Venezia e Giuseppe Bortolussi - Ass. Attività Produttive Comune di Venezia e Antonio Paolo Russo - Prof. di Economia della cultura presso l'Università di Tarragona.
Durante l'incontro si è parlato di cosa significa fare impresa ed essere creativi in Italia, di cosa vuol dire innovazione in Italia ed in particolare nella realtà bipolare del territorio veneziano, complessa e al tempo stesso ricca di potenzialità.
Ci si è interrogati sul ruolo propulsivo che può giocare Venezia, città dell'immateriale per eccellenza, nella nascita di nuove professioni e nella crescita di nuove dinamiche di innovazione e produzione nel territorio.
Gli ospiti si sono confrontati sulla necessità da parte della politica e dell'economia di stabilire delle regole per incentivare la produttività e l'imprenditorialità in Italia e proteggere i propri marchi dalla concorrenza estera.
In questo senso, Oliviero Toscani ed Elio Fiorucci hanno sottolineato il ruolo fondamentale delle istituzioni italiane che però troppo spesso "soffocano" la creatività anzichè incentivarla, e che dovrebbero "avere il coraggio e l'intelligenza di sperimentare", di uscire da un conformismo (sociale, ma anche politico ed economico) che è il principale nemico della creatività e dell'innovazione, di guardare al futuro da prospettive nuove invece di rifarsi continuamente al passato per risolvere i problemi del presente.
D'accordo Massimo Cacciari e Giuseppe Bortolussi, che hanno sostenuto le potenzialità enormi del territorio veneziano, legate anche alla nascita di nuove professionalità, e la necessità di ridurre i costi e i tempi della politica e della burocrazia e l'esigenza di una maggiore elasticità a vantaggio delle idee, della creatività e delle iniziative imprenditoriali sul territorio, nel rispetto del delicato habitat veneziano ma anche in un'ottica di recupero dei prodotti e delle professioni tradizionali.
Come ha affermato il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, c'è la necessità di ripensare il ruolo di quei luoghi di produzione della cultura e dell'arte che sono il terreno fertile della creatività, come le grandi istituzioni veneziane e le istituzioni universitarie in generale.
Ripensare le istituzioni sul modello formativo vincente di paesi nordici come la Finlandia, è la proposta di Francisco Jarauta, direttore dell'Istituto Europeo di Design di Madrid, che ha definito l'università italiana "una vecchia signora" in stato di avanzata entropia.
Per tentare di dare una risposta a tutte le domande con cui ci siamo affacciati a questo incontro e quasi a conclusione delle molte riflessioni emerse, tutti gli ospiti si sono ritrovati d'accordo nel sostenere che il futuro della creatività e del vantaggio competitivo dell'economia italiana risiede nell'immateriale, nello sviluppo di una cultura e di un mercato dell'immateriale, orientato alla valorizzazione della creatività italiana e dei prodotti dell'ingegno.
Solo introducendo un modello produttivo difficilmente clonabile, che riesca ad innovarsi e a differenziarsi dal modello di sviluppo globale di beni e prodotti materiali, che sappia attingere ai valori e alle tradizioni della cultura italiana potremmo valorizzare la creatività e il genio italico e difenderci dalla concorrenza dei prodotti di mercati e di economie in via di sviluppo.
La risposta per ridare vita e dinamismo ad una produttività e ad una imprenditorialità italiane che sembrano sempre più a rischio estinzione è dunque nella creatività, nell'originalità delle idee, nel gusto, nello stile e nella qualità che l'industria italiana ha da sempre saputo esportare come valori produttivi che la contraddistinguono.
E come si è detto, la realtà produttiva veneziana ha potenzialmente tutte le carte in regola per diventare il motore di questa nuova economia dell'immateriale.
di Roberta Nalesso
