Cuore e cervello si incontrano alla Giudecca

25-set-2007
La creatività come motore della competitività italiana
di Roberta Nalesso
 
Cuore e cervello si incontrano alla GiudeccaVenerdi 21 settembre 2007 si è svolto il primo dei 5 incontri su innovazione ed impresa organizzati dal Consorzio d'Imprese Venice Cube, che animeranno l'autunno nell'isola della Giudecca.
Cuore e cervello: la creatività come motore della competitività italiana è stato il tema del primo incontro organizzato da Faber Advertising, agenzia di comunicazione web di Venezia.

 

Come valorizzare il genio italico introducendo un modello non clonabile da nessuna economia in via di sviluppo?
Come valorizzare l’essere creativi e fare impresa in un paese come l'Italia?
Come valorizzare arte, cultura, storia e un territorio dalle caratteristiche uniche, trasformandole in vantaggi competitivi?

 

A questi e a molti altri interrogativi si è cercato di dare una risposta venerdi 21 settembre insieme ad Oliviero Toscani - fotografo, Elio Fiorucci - Imprenditore, Francisco Jarauta - Direttore IED di Madrid, Massimo Cacciari - Sindaco di Venezia e Giuseppe Bortolussi - Ass. Attività Produttive Comune di Venezia e Antonio Paolo Russo - Prof. di Economia della cultura presso l'Università di Tarragona.

Durante l'incontro si è parlato di cosa significa fare impresa ed essere creativi in Italia, di cosa vuol dire innovazione in Italia ed in particolare nella realtà bipolare del territorio veneziano, complessa e al tempo stesso ricca di potenzialità.
Ci si è interrogati sul
ruolo propulsivo che può giocare Venezia, città dell'immateriale per eccellenza, nella nascita di nuove professioni e nella crescita di nuove dinamiche di innovazione e produzione nel territorio.

Gli ospiti si sono confrontati
sulla necessità da parte della politica e dell'economia di stabilire delle regole per incentivare la produttività e l'imprenditorialità in Italia e proteggere i propri marchi dalla concorrenza estera.
In questo senso, Oliviero Toscani ed Elio Fiorucci hanno sottolineato
il ruolo fondamentale delle istituzioni italiane che però troppo spesso "soffocano" la creatività anzichè incentivarla, e che dovrebbero "avere il coraggio e l'intelligenza di sperimentare", di uscire da un conformismo (sociale, ma anche politico ed economico) che è il principale nemico della creatività e dell'innovazione, di guardare al futuro da prospettive nuove invece di rifarsi continuamente al passato per risolvere i problemi del presente.

D'accordo Massimo Cacciari e Giuseppe Bortolussi, che hanno sostenuto le potenzialità enormi del territorio veneziano, legate anche alla nascita di nuove professionalità, e la necessità di ridurre i costi e i tempi della politica e della burocrazia e l'esigenza di una maggiore elasticità a vantaggio delle idee, della creatività e delle iniziative imprenditoriali sul territorio, nel rispetto del delicato habitat veneziano ma anche in un'ottica di recupero dei prodotti e delle professioni tradizionali.

Come ha affermato il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, c'è la necessità di ripensare il ruolo di quei luoghi di produzione della cultura e dell'arte che sono il terreno fertile della creatività, come le grandi istituzioni veneziane e le istituzioni universitarie in generale.
Ripensare le istituzioni sul modello formativo vincente di paesi nordici come la Finlandia, è la proposta di Francisco Jarauta, direttore dell'Istituto Europeo di Design di Madrid, che ha definito l'università italiana "una vecchia signora" in stato di avanzata entropia.

Per tentare di dare una risposta a tutte le domande con cui ci siamo affacciati a questo incontro e quasi a  conclusione delle molte riflessioni emerse, tutti gli ospiti si sono ritrovati d'accordo nel sostenere che il  futuro della creatività e del vantaggio competitivo dell'economia italiana risiede nell'immateriale, nello sviluppo di una cultura e di un mercato dell'immateriale, orientato alla valorizzazione della creatività italiana e dei prodotti dell'ingegno.
Solo introducendo un modello produttivo difficilmente clonabile, che riesca ad innovarsi e a differenziarsi dal modello di sviluppo globale di beni e prodotti materiali, che sappia attingere ai valori e alle tradizioni della cultura italiana potremmo valorizzare la creatività e il genio italico e difenderci dalla concorrenza dei prodotti di mercati e di economie in via di sviluppo.
La risposta per ridare vita e dinamismo ad una produttività e ad una imprenditorialità italiane che sembrano sempre più a rischio estinzione è dunque nella creatività, nell'originalità delle idee, nel gusto, nello stile e nella qualità che l'industria italiana ha da sempre saputo esportare come valori produttivi che la contraddistinguono.

E come si è detto, la realtà produttiva veneziana ha potenzialmente tutte le carte in regola per diventare il motore di questa nuova economia dell'immateriale.

 

di Roberta Nalesso


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