Il Vicesindaco e Venezia

15-ott-2007

Venezia è magica. Quante volte l'abbiamo sentito dire soprattutto dai turisti. Ma dietro a questa frase esiste tutto un mondo di persone che lavorano per rendere la città lagunare tra le mete più interessanti da visitare. Albergatori, ristoratori, conducenti dei mezzi di trasporto e tante altre categorie lavorano per ricevere milioni di turisti l'anno. Ultimamente si sta facendo strada anche una certa coscienza dell'ospitalità civile e senza correre dietro solo al turismo mordi e fuggi.
Il vicesindaco, onorevole Michele Vianello, è l'osservatore privilegiato, perché veneziano ai massimi livelli dell'amministrazione comunale, che da anni lavora per rendere la città più vivibile, interessante e civile.

 

 

Vicesindaco, ultimamente parlano molto dell'ospitalità offerta ai turisti. È in atto un cambiamento?

 

"Io penso ci siano un gruppo di alberghi sia internazionali sia nazionali ma anche locali che attraverso investimenti, anche importanti, cercano di dare una offerta ricettiva di altissima qualità.
Il Danieli che si sta ristrutturando, per esempio.
È evidente, tuttavia, che esiste una fascia che ha bisogno di interventi strutturali.
D'altronde, quando c'è una quantità enorme di turisti, non sempre c'è una volontà di misurarsi attorno alla qualità e all'efficienza del servizio.”

 

E come si può misurare la qualità offerta ai turisti?

 

“Ci sono ovviamente delle variabili assolutamente importanti, ad esempio in ristorante il rapporto qualità prezzo.
È necessario dare da mangiare decentemente. Nei taxi esporre le tariffe e usare il tassametro, in un albergo di quattro stelle che sia veramente di quattro stelle.
Dunque, parametri che si usano in tutte le città civili e che bisognerebbe anche spesso usare a Venezia.”

 

Vicesindaco, la dislocazione del turismo a Venezia dipende molto anche dai flussi turistici e dai mezzi di trasporto?

 

"Ormai a Venezia l'offerta turistica è diffusa in tutta la città e quindi i turisti arrivano dappertutto, a differenza di una volta che invece le zone erano ben definite ed erano ben concentrate.
Naturalmente ci sono dei punti di arrivo a Venezia che sono del tutto naturali: in primis piazzale Roma e la stazione. Ma anche riva degli Schiavoni.
Però è chiaro che essendo questa la configurazione geografica della città di Venezia, la maggior parte degli approdi sono obbligati.”
 

Ultimamente la sicurezza è molto sentita sia dalla popolazione sia dai turisti.
La città corre qualche rischio particolare?

 

“Se si intende di diventare come la periferia di Milano, assolutamente no.
Il centro storico di Venezia non ha problemi particolari. Ci sono problemi di piccoli e grandi abusivismi che vanno assolutamente contrastati in modo efficace. Ma non siamo in presenza di situazioni violente e di  pericolo per la popolazione.”

 

E il Comune come si sta muovendo?

 

“Sulle parti di nostra pertinenza c'è il Comune. La sicurezza invece è dello Stato.
Il Comune fa la sua lotta prevalentemente attorno al tema dell'abusivismo e del materiale contraffatto e fa una battaglia di prevenzione contro gli scatolettisti, che tutto sommato è un fenomeno ormai in rapida diminuzione, di borseggiatori.
Questo è un fenomeno che ci desta qualche preoccupazione, vista la presenza di giovani, anche comunitari, da contrastare. Però, insisto, non siamo in presenza di fenomeni abnormi o fuori controllo.”

 

Oggi, il turista guarda molto internet per farsi una idea sul posto da visitare.
Secondo lei, lo sforzo fatto dagli imprenditori veneziani è sufficiente?

 

“Ogni singolo imprenditore fa uno sforzo, perché ormai hanno capito che questa è la strada, molto forte, per la vendita del prodotto, però non c'è sistema. Per il sistema devono mettersi d'accodo tra di loro e non glielo posso fare io.
Quindi, insisto, ognuno di loro si muove ma non hanno coordinamento e devono darselo al più presto.”

 

Ultima domanda. Lei è un grande appassionato di fotografia.
Come descriverebbe Venezia vista con l'occhio del fotografo?

 

“Difficilissima da fotografare, perché altrimenti si fanno le cartoline.
La definisco come un luogo dove la gente sta nello sfondo, molto sfuocato, mettendo invece in risalto non i monumenti ma qualche pezzo di monumento.”

 

Grazie

 

di Francesco Bergamo

Direttore redazione

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