L'offerta culturale veneziana e la nuova agenzia degli eventi

Oct-17-2007
di Massimo Bran | :venews
 
L'offerta culturale veneziana e la nuova agenzia degli eventiL’annoso problema italiano che si sublima in modo peculiare nella nostra città è da sempre, come, l’incapacità cronica di fare sistema in tutti i settori.

Ognuno va con il suo talento, con le sue visioni, con i suoi progetti per conto proprio, senza ormai neppure il riflesso condizionato pratico di porsi il problema che insieme è forse più difficile e faticoso ma sicuramente meglio, se non bello.
Dal bar che non capisce che un altro bar e un altro ancora a fianco non fanno che accrescere il mercato della via, all’istituzione inserita in un sistema territoriale che per presunzione, o ossessione di indipendenza, si sottrae al ‘cartello’ necessario con altri per far sì che l’offerta di servizi rientri in un insieme più ricco e intelligibile ai fruitori.

A questo, naturalmente, non si sottrae il settore della cultura e dello spettacolo, che in qualche modo restituisce più di molti altri questa nostra cifra un po’ provinciale, di una provincialità paradossale e colpevole proprio in virtù di una generosa e irraggiungibile quantità di occasioni, talenti, beni che il nostro patrimonio e le nostre attività culturali posseggono.
Di esempi su scala nazionale ce n’è a bizzeffe, su tutti potremmo indicare il più nuovo ed eclatante, ossia la presenza di tre grandi festival del cinema internazionali nel giro di tre mesi, che al di là dei buoni propositi retorici non possono altro che finire per farsi una ridicola concorrenza.
Così è per fiere, mostre, congressi, rassegne e chi più ne ha più ne metta.

Qui a Venezia il problema è ancora più eclatante proprio perché l’industria culturale ha un peso determinante nell’economia complessiva della città. Soprattutto chi viene da fuori si chiede dei perché che chi è dentro da sempre a questo sistema finisce per non chiedersi più, perché è come continuare a persistere su un piano logico quando la realtà segue un’altra grammatica cognitiva.

In un'intervista al Segretario Generale della Fondazione Cini Pasquale Gagliardi, realizzata in occasione della collocazione dell’ipertecnologica ri-produzione delle Nozze di Cana al refettorio palladiano di San Giorgio, si coglie tra le righe una sorta di disillusione verso questo obiettivo di collaborazione fitta tra istituzioni che dovrebbe essere la conditio sine qua non nella costruzione di un’offerta culturale coordinata.
Inutile star qui a dire che le ragioni sono lontane e profonde, radicate nella nostra incompiutezza di paese-stato, dalla quale derivano tutte queste complicazioni. Più interessante cogliere qualche segnale di tensione verso una direzione risolutiva di questo aggrovigliatissimo nodo. Che alla fine ci sono, basta saperli guardare senza scetticismo.

In quest’ottica va battezzata la nuova Agenzia degli Eventi inaugurata mentre scriviamo dal Casinò di Venezia, la vera industria cittadina. Un’Agenzia, fortemente sostenuta da Massimo Cacciari, che avrebbe come compito quello di costruire le basi per un coordinamento e un conseguente miglioramento degli eventi storici della città, dal Carnevale al Redentore, dalla Regata Storica al Capodanno.
Con l’obiettivo di immettere inizialmente risorse necessarie per il primo step per poi aprire davvero le porte ai privati, con quote di adesione consistenti sì da pianificare questi fondamentali eventi turistico-culturali con budget importanti in tempi adeguati dotandosi di staff di alta professionalità.
Noi da anni lamentiamo questo vuoto di programmazione e di impegno da parte di tutte le istituzioni a fare proprie le istanze complessive della città.
I comuni ormai hanno le casse vuote e non è più giusto chiedere loro di finanziare megaeventi che poi arricchiscono le solite categorie note.
Auspicare una presa di coscienza da parte delle dirigenze dei settori turistici è ormai una chimera consumata dal tempo, come ormai lo stesso Cacciari non esita a dire.
A questo punto ci vuole proprio un’iniziativa autonoma e forte, fuori da ogni lacciuolo assemblearista.
Una realtà con i soldi e la capacità di decidere.

Chi altri, allora, se non il Casinò doveva muovere il primo passo?

Vedremo, perché se è vero che ogni ventata di energia va accolta con entusiasmo è altrettanto vero che sarebbe stolto, visti i trascorsi, credere che tutto sia in discesa.
Una cosa però ci piacerebbe sperare, che al di là della condivisione o meno dei contenuti proposti, per costruire i quali credo comunque che non ci si potrà che affidare, oltre che all’esterno, alle migliori realtà culturali produttive del territorio, ci sia la capacità e il coraggio di fare delle scelte, uscendo da quella logica allo stato nefasta del parlamentarismo dalle porte spalancate che permette quasi a chiunque di partecipare senza rischiare, o peggio ancora con la facoltà di ostacolare.
Serve uno scarto, e lo scarto dev’essere rapido e diretto, con strutture professionali e snelle.
Se la macchina partirà bene, poi ci sarà tempo e sarà d’obbligo fare quel sistema auspicato di cui abbiamo appena pianto l’assenza.
oggi, però, sembra assurdo ma così non è, per arrivare a ciò bisogna partire da uno schema opposto e imperativo.

Punta della Dogana di Monsieur Pinault docet.

 

di Massimo Bran | :venews
ottobre 2007 

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