Medardo Rosso alla Guggenheim

17-ott-2007
Medardo Rosso at the Guggenheim
di Orsola Bertini Curri | :venews

Medardo Rosso alla Guggenheim La Collezione Guggenheim riporta alla luce l’ingegno nascosto di un grande qualche volta dimenticato. Il tutto in quella forma instabile in cui la scultura incontra e incrocia la fotografia.

Medardo Rosso, figura fondamentale nel panorama artistico dell’Italia di fine Ottocento, affermava che «niente è materiale nello spazio… noi non siamo che scherzi di luce».
Attraverso sculture, cere, gessi e bronzi, fotografie, collage e ritagli, la mostra Rosso. La forma instabile, presenta un’interpretazione unica della poetica contemporanea dell’artista.

Gli studi archivistici intrapresi dai due curatori, Paola Mola e Fabio Vittucci, fanno luce su alcuni dei lati più oscuri della produzione novecentesca di Rosso, aprendo orizzonti del tutto inediti rispetto alla visione univoca della sua arte assunta dalla storiografia.
La ricostruzione della sua produzione attraverso l’esposizione di 23 sculture documentate e circa 100 opere fotografiche, mette in evidenza alcune questioni fondamentali sulla relazione tra Scultura e Fotografia.
Il titolo stesso della mostra nella parola “forma”, che comprende entrambe, esprime qualcosa di astratto, quel che resta nella memoria.

Rosso non lavorava mai dal vero, ma sempre secondo immagini della realtà che erano rimaste impresse nella sua mente come improvvise e fuggevoli apparizioni.
Con il bronzo e la cera Rosso cerca la dissoluzione della materia, creando sculture che lottano contro la statuarietà e fortemente influenzate dalla luce che cambia.
I volti dei suoi bambini, i sorrisi delle sue donne provengono dal Mobile form mondo interiore dei suoi ricordi e prendono vita dissolvendosi nella cera. Materiale tenero e traslucido pronto per essere modellato fino a vanificare l’oggetto della sua rappresentazione, che diventa così ‘instabile’.
Anche nelle fotografie in serie dei suoi manufatti, quando Rosso provava l’effetto della luce artificiale sulle teche di vetro, la trasparenza e la smaterializzazione predominano.
Opere fragili, alcune mai presentate al di fuori delle varie collezioni, pubbliche e private, da cui provengono. Precursore e sperimentatore degli stili, al Salon d’Automne del 1904, espose alcune foto delle sue sculture accanto alle Bagnanti di Cèzanne.
E il paragone è inevitabile: tanto il pittore francese superò le leggi della pittura e della prospettiva, così Rosso inventò un nuovo linguaggio scultoreo avventurandosi «nei regni inesplorati della luce e dello spazio, dell’atmosfera e dell’ambiente», come disse Enrico Prampolini a tre anni dalla sua scomparsa.
Un meticoloso studio cronologico, riporta alla corretta datazione di alcune opere, tra cui Madame X, impresa non facile visto che l’artista stesso spesso confondeva le date dei suoi lavori.
Grazie a questa retrospettiva, la Collezione Peggy Guggenheim riporta alla luce l’ingegno nascosto di Rosso, offrendo al grande pubblico e a quello degli studiosi, la ricollocazione dello scultore nella sua complessità storica.

di Orsola Bertini Curri | :venews
ottobre 2007 

 

«Rosso. La forma instabile»
Fino al 6 gennaio 2008
Collezione Peggy Gugenheim

 

Indietro
Share/Save/Bookmark

La tua vacanza inizia da qui

Call Center Prenotazioni Alberghiere

  Tutti i giorni dalle 8.00 alle 21.00 tel. 041 5222264 oppure
199 173309
 

Welcome Desk

5 Welcome Desks nei punti strategici di arrivo in città!