Caetano Veloso alla Fenice

17-ott-2007

Quando pensiamo alla musica brasiliana, per prima cosa ci vengono in mente il samba e la bossa nova, una musica prevalentemente ritmica, scandita più che altrove dalle percussioni.
E forse la accostiamo al Carnevale, quello famoso di Rio, con le sfilate delle scuole di samba o quello di Salvador de Bahia con i suoi blocos afros.

Ebbene Caetano Veloso, uno dei cantautori brasiliani più stimati nel mondo, non è inscrivibile in un solo genere musicale.
Innanzitutto egli è un artista nel più ampio sviluppo del termine: pittore, poeta, appassionato critico cinematografico con all’attivo un film come regista - Cinema falado -, cantante, compositore e musicista. Insomma una persona estremamente colta, curiosa e musicalmente in continuo divenire.
E che soprattutto non incide dischi per rispettare un contratto, ma soltanto quando ha qualcosa da dire.

Come egli stesso afferma nell’introduzione al suo libro Verdade tropical, in cui racconta la sua storia riflessa in quella del suo paese, « sono brasiliano e sono diventato, più o meno involontariamente, cantante e autore di canzoni. Sono stato uno degli ideatori e realizzatori del progetto della Tropicàlia. Il movimento che negli anni ’60 ha ribaltato la tradizione della musica popolare brasiliana e la sua più perfetta traduzione, la bossa nova, è stato definito Tropicalismo, ma io preferisco il nome Tropicàlia (coniato dall’artista plastico Helio Oiticica e scelto come titolo per una mia canzone dal regista del cinema Novo Luis Carlos Barreto), dal quale Tropicalismo deriva, perché ha un suono più af- Tropicàlia do Brasil fascinante e non si confonde con il lusotropicalismo di Gilberto Freyre (ben più illustre) o con il semplice studio delle malattie tropicali, e inoltre perché è privo del suffisso - ismo, che tende in qualche modo a sminuire e facilita la divulgazione, con status di movimento, dell’ideologia e del repertorio creati».

Una scrittura colta, impegnata, da cui traspare il carattere polemico - soprattutto verso la critica che lo aveva sempre osteggiato, reagendo negativamente alle sue invenzioni musicali e dunque alla sua creatività - ma anche la dirittura morale e il coraggio di contestare, proprio attraverso il movimento tropicalista, il regime dittatoriale che dal 1964 con un colpo di stato era salito al potere: «Un movimento - ricorda ancora Caetano - che si proponeva di superare il conflitto tra la consapevolezza del potenziale liberatorio della cultura di massa e del modello culturale proposto dagli Stati Uniti, e l’orrore dell’umiliazione, rappresentato dalla resa agli interessi particolaristici di gruppi dominanti, all’interno o nei rapporti internazionali ».

Assieme all’amico Gilberto Gil, ora ministro della Cultura, Caetano per questo suo lottare fu incarcerato per 80 giorni e quindi esiliato dal 1969 al 1972 a Londra.
Lo rivediamo con piacere alla Fenice, ancora una volta grazie a Veneto jazz, affiancato da Pedro Sa alla chitarra, Ricardo das Gomes al basso e piano elettrico e da Marcelo Callado alla batteria.
Uno storico palcoscenico per un artista universalmente apprezzato, mai diventato, per fortuna, un beniamino del pubblico di massa.

 

di Giovanni Greto | :venews

ottobre 2007 


Caetano Veloso
Domenica 28 ottobre
Teatro La Fenice

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