Tiziano. L’ultimo atto

31-ott-2007

Tiziano. L’ultimo attoRitornare per ripercorrere il cammino della nostra vita e raccogliere frutti nuovi, forse mai così ricchi di profumi e sapori. Così è accaduto a Tiziano Vecellio negli ultimi anni della sua vita, in periodo cruciale nel suo percorso esistenziale ed artistico in cui, con la scomparsa del fratello Francesco e dell’amico Pietro Aretino, la solitudine lo porta a ritrovare il suo legame con il paese natale Pieve di Cadore dove ritorna quasi ottantenne verso la metà degli anni Sessanta.

Nel decennio che lo separa dalla morte, che lo coglierà con la peste nell’estate del 1576, Tiziano continua a lavorare nonostante un vistoso appannamento della vista e il tremolìo delle mani.
La sua pittura si concentra ora soprattutto sui soggetti sacri e mitologici e riflette gli eventi e il senso d’inquietudine che pervade questi anni, con l’avvento della Controriforma e in un quadro europeo minato da incertezze.

Ai frutti estremi della sua produzione artistica, la Provincia di Belluno insieme numerosi enti e fondazioni regionali, provinciali e comunali, tra i quali Regione Veneto, Comune di Belluno e il Magnifico Comune di Pieve di Cadore e la Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, ha promosso a Palazzo Crepadona a Belluno e a Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, la mostra Tiziano. L’ultimo atto, con la cura di Lionello Puppi e l’allestimento del celeberrimo ideatore del Mart di Trento, l’architetto Mario Botta.

Una mostra che propone numerose novità interpretative e gli esiti degli importanti studi recentemente condotti su questo periodo in cui la pittura del Maestro si disgrega nel colore, in quello che stato definito come quell’apparente non finito «segno del turbamento e del dubbio esistenziale di un’epoca».
Eccezionale la selezione delle opere proveniente dai maggiori musei internazionali presentate in un allestimento singolare pensato da Botta come creazione di un’occasione di studio, ricerca e discussione: venti dipinti ritenuti autografi del Maestro tra il quali il famoso Cristo Portacroce e il Ritratto di Paolo III dall’Ermitage di San Pietroburgo, opere riconducibili a Tiziano come la Venere con Cagnolino, un amorino e pernice degli Uffizi, un’accurata scelta di disegni che stimolano un confronto con dipinti e incisioni esistenti o opere perdute, ma anche richiami e connessioni con artisti coevi e collaboratori.
Si tratta spesso di opere inedite o mai esposte, lettere autografe, preziosi documenti che gettano nuova luce su non ancora indagati intrecci e relazioni, ridando vita a un mondo ricco di suggestioni.

 

di Valentina Bezzi | :venews 
ottobre 2007 

«Tiziano. L’ultimo atto»
Fino al 6 gennaio 2008
Belluno e Pieve di Cadore

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