De Gregori al Malibran

19-nov-2007
di Pierluigi Tamburrini | :venews

De Gregori al Malibran Ermetico. Alieno. Enigmatico. Poeta. Per chi ama ciò che egli sa cantare, poco importa come altri definiscano De Gregori. A Francesco, diciamo solo «a Left o a Right, Sempre e per sempre, dalla stessa parte ci troverai».

Ha scelto Venezia per ricominciare il viaggio. Un lungo viaggio scandito da dieci date invernali in alcuni tra i più prestigiosi teatri italiani, seguite da una cinquantina di appuntamenti estivi.
E per iniziarlo il principe della musica leggera italiana, Francesco De Gregori, ha scelto il Malibran, quel gioiellino nel centro di Venezia, dove venerdì 23 novembre alle 21 partirà il suo tour in coincidenza con l'uscita dell'album dal vivo Left and Right.

Qualcuno ha scritto che «nelle canzoni di De Gregori ogni parola suscita un'emozione, ogni frase suscita una visione». E l'autore di queste due righe è Vasco Rossi, uno che di musica se ne intende e che decise di aprire un suo concerto, il leggendario Rock sotto l'assedio a San Siro, dedicato alla tragedia di Sarajevo, con una canzone non sua.
Un omaggio raro, nel mondo della musica leggera, aprire un evento cantando una cover. Ma la canzone in questione è Generale, l'inno di un'epoca e di un paio di generazioni.
E dal testo non capisci se venne scritta pensando alla Seconda Guerra Mondiale e alla neve sulle steppe russe, o al Vietnam, o a quale altra tragedia del secolo appena concluso. Nei suoi versi non c'è nessuno scialo e nessuna casualità, come usa il lavoro dei poeti.

Ma questo a Francesco De Gregori non bisogna dirlo, lui sostiene di fare il cantante. E non gli piace il termine cantautore. Si può permettere certe spocchie uno che è stato definito “la leggenda della musica leggera italiana” da un certo Bob Dylan, uno che è stato candidato un paio di volte al Nobel per la letteratura.
Dylan volle la sua collaborazione nel film Masked and Anonymous del 2003, lo stesso anno in cui uscì l'autobiografia del principe De Gregori. Intitolata - e non è un caso - Quello che non so lo so cantare.

E De Gregori è il cantastorie senza certezze di un'epoca di relativismo, quella che dal Sessantotto corre fino ai giorni nostri, veloce come un treno che è mezzo vuoto e mezzo pieno. O veloce come il Titanic, album del 1982, secondo qualcuno il più bello nella storia della canzone italiana.
Un'epoca che come il Titanic è andata incontro ai suoi iceberg, messi in musica con Pablo o ne La storia - e «nessuno si senta escluso» - oppure sublimati con in un inno laico e composto come Viva l'Italia.

Qualcuno rimprovera a De Gregori il suo ermetismo, la complessità di alcune canzoni. È questa, invece, la vera forza di certi brani, la capacità di non spiegare, di comunicare emozioni prima che pensieri, e di farti ricordare magari quando, da ragazzino, avevi «paura di tirare un calcio di rigore» e pensavi dentro di te che «non è da questi particolari che si giudica un giocatore».
Oppure quella volta in cui ti rendevi conto che ti rimaneva solo una foto «in cui tu sorridevi e non guardavi» della tua personale Venere di Rimmel.

Nel tour che partirà dal Malibran il 23 novembre De Gregori sarà accompagnato dalla sua storica band, ricomposta quasi per l'occasione sotto la guida del capobanda Guido Guglielminetti, raro caso di bassista leader di un gruppo.
Ma le loro note saranno solo uno sfondo a versi che possono anche fare a meno della musica, che si possono leggere ad alta voce una sera d'inverno, stando seduti in poltrona.
Perchè La donna cannone, tanto per citarne una, è una poesia che canta da sola.

 

di Pierluigi Tamburrini | :venews
novembre 2007 

 

Francesco De Gregori
Venerdì 23 novembre
Teatro Malibran

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