Auguri di Natale...

17-dic-2007
di Massimo Bran | :venews

Auguri di Natale...A fine anno nebbia, freddo, mestizia ci portano a essere più introspettivi, annoiati dalle fatiche pubbliche, tutti desiderosi di fuochin fuochetto, con quella sindrome da letargo che ancora un po’ ci lega all’universo animale.

In silenzio ognuno tira i suoi bilanci, magari pure procrastinandoli ai primi di gennaio, per ingoiare la fetta di panettone senza troppi crampi allo stomaco.
Non c’è voglia di guardarsi troppo indietro, non c’è la forza di guardare troppo avanti, non c’è l’entusiasmo vivo di guardarsi allo specchio oggi, c’è solo l’istinto di guardare altrove, oltre ieri, oggi e domani.
Si vola svagati, ognuno costruendosi il suo piano virtuale di desiderata, prendendosi il tempo di immaginare senza dover sempre realizzare. Alla fine anche questa naturale pulsione finisce per essere calendarizzata, e questo a rifletterci bene non è certo allegro, perché pensare di potersi librare in aria a bacchetta mariana non è certo il massimo dell’autodeterminazione.

Eppure è pur sempre un’occasione per ignorare orologi, agende, segreterie telefoniche, misurando lo stato di salute della propria libertà, intesa come realizzazione dei propri intenti individuali.
Ma più che star lì a misurare, che può sempre far male, è meglio vivere questa benedetta libertà, per ricordarsi il sapore che ha.
Liberandosi da tubi catodici, disintossicandosi dal virus delle news, del sapere tutto e non sapere niente, del vivere il mondo in diretta chiusi in un micromondo asettico, lontano dal respiro della vita. Soprattutto chi vive nel mondo dei media finisce per vivere in una metarealtà fatta di ipotesi, dati, previsioni, illazioni, speculazioni, elucubrazioni intellettuali e conclusioni tutte fondate su un passo o due sospesi dalla realtà viva del quotidiano.

È una critica e un’autocritica insieme, naturalmente, perché tutti coloro i quali sarebbero deputati a vivere la vita per meglio restituirla in tutte le sue sfaccettature, finiscono per restituire sensazioni e vissuti non propri, non autentici, perché la fretta, la competizione al secondo chiede scorciatoie, agenzie più che reportages veri, citazioni più che rivelazioni di un vissuto che ci sfugge mentre abbiamo la presunzione di svelarlo microscopicamente ai raggi X.

Alle volte in piena corsa ansiolitica all’ultima agenzia internet ci appare la folgore di una realtà materica che ci sfugge, dimensione subito da nascondere onde evitare di rompere il ritmo della metarealtà. Qualche volta, sempre più di rado, a queste apparizioni folgoranti ci si arrende, si rompe il passo, si esce di gara. Con un’angoscia assordante eppure al contempo con una calma irreale. È la riappropriazione del proprio ritmo, del proprio tempo, del proprio passo, quelli di chi decide di andare a nozze con i propri bioritmi, con le proprie emozioni, curiosità, inclinazioni. Sono per i più time-out brevissimi e ipercalendarizzati, tanto da far sembrare surreale questo reale, perché l’artificio è il quotidiano, oggi.

Eppure volendo lo spazio c’è per ribaltare un po’ le cose, riequilibrando lo squilibrio. Sta al nostro orologio interiore, a nessun altro cronometro. Un orologio che segnerebbe un altro tempo, quello della vita vissuta vivendo la quale forse anche le nostre parole acquisirebbero un senso più vivo. Insomma, i bilanci e le previsioni a data da destinarsi, coscienti di essere fuori ritmo, perché le top ten si fanno adesso, a dicembre. Ma tant’è. A febbraio con gli interessi.

 

Augurissimi!

 

P.S.: In effetti se degli ultimi dieci anni c’era un dicembre in cui qualcosa di importante da dire su Venezia effettivamente sussisteva, beh, sicuramente era questo che stiamo vivendo. Per scaramanzia e per attendere le prime prove abbiamo deciso per una volta di soprassedere a qualsiasi considerazione approfondita circa alcuni nuovi corsi importantissimi che la città ‘rischia’ di intraprendere in questi giorni. Inutile dire che mi riferisco al ritorno mai tanto benedetto di Paolo Baratta sullo scranno presidenziale della Biennale, in assoluto il più grande presidente di questa fondamentale istituzionale culturale italiana degli ultimi trent’anni almeno, e alla nomina in qualità di direttore artistico dei più importanti eventi turistico-culturali veneziani (Capodanno, Carnevale, Redentore ecc.) di uno dei più grandi professionisti presenti sulla piazza italiana nell’ideazione e realizzazione di grandi kermesse dello spettacolo e dell’intrattenimento in generale, ossia Marco Balich della Filmmaster di Milano.

Era da troppo che non si registravano delle scelte in linea con quella che dovrebbe essere la norma di questa città dimentica di sé e del proprio potenziale. E questa, allora, è per ora davvero una buona notizia. Naturalmente ci ritorneremo sopra a brevissimo. Per ora respiriamo e brindiamo con un disteso sorriso.

 

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