Marino Zorzi, veneziano dell'anno 2007

Jan-18-2008
di Francesco Bergamo 

Marino Zorzi, veneziano dell'anno 2007Marino Zorzi è il “Veneziano dell'anno” 2007. Il comitato del premio -patrocinato dall'Associazione Settemari in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Venezia e giunto alla sua ventinovesima edizione- ha deliberato all'unanimità l'importante riconoscimento. Il premio verrà conferito domenica 20 gennaio 2008 al Gran Teatro La Fenice di Venezia.

Marino Zorzi, classe 1940, veneziano, laureato in giurisprudenza, dopo una breve parentesi nel mondo economico percorre la sua esperienza lavorativa alla Biblioteca Marciana, con l'incarico, peraltro non facile, agli acquisti librari. Nel contempo però si dedica allo studio della Marciana e delle sue raccolte.
Zorzi, dunque, ha rilanciato, con eleganza e discrezione antiche (grazie anche a sorprendenti mostre e importanti iniziative editoriali) il ruolo e la rilevanza internazionale della Biblioteca Nazionale Marciana, promuovendo al contempo impegnativi restauri della sede monumentale, consolidando negli anni una proficua cooperazione culturale con istituzioni di tutto il mondo, stimolando e valorizzando doti e capacità dei suoi più stretti collaboratori e contribuendo in proprio, con opere e studi di elevato rigore scientifico, al prestigio della città di Venezia.
Zorzi riceverà una medaglia e una pergamena con le motivazioni. Maria Francesca Tiepolo farà la prolusione ufficiale.

Storia curiosa quella del premio e soprattutto in controtendenza all'attuale moda dell'apparire: viene premiato chi opera con discrezione nella conservazione delle tradizioni veneziane e nella divulgazione della cultura locale.
In controtendenza, appunto. In un mondo frenetico e teso verso la logica dell'apparire e del cinico profitto, esiste ancora chi si presta con lo spirito di assoluto servizio alla società e alla cultura.
Tutto questo per impedire una pericolosa deriva verso la perdita della memoria storica.
Il sodalizio dell'Associazione Settemari, costituito da un centinaio di soci di ogni età e condizione sociale, da sempre esercita un ruolo di stimolante presenza nella vita della città, nello spirito dello statuto che si prefigge di “concorrere alla realizzazione di ogni iniziativa il cui obiettivo sia culturale, sportivo, ricreativo e sociale, nel quadro delle più schiette tradizioni veneziane avendo cioè come obiettivo fondamentale la conservazione del modo di vivere delle genti lagunari ed il perpetuarsi della venezianità”.

Lo spirito del premio,  nato da un'idea di Alfredo Borsato, socio fondatore e storico presidente della Settemari, la cui prima edizione si tenne nel 1978, affonda le sue radici proprio in questi semplici concetti. L'annuncio avviene a dicembre e l'assegnazione del premio a gennaio.

Tutto è nato sulla scia di una mostra sullo stato di abbandono delle isole lagunari, curata e prodotta da due giovani vogatori: i gemelli Giorgio e Maurizio Crovato. La mostra ebbe un successo enorme e insperato e un importante settimanale a tiratura nazionale ne diede risalto e la definì l'evento culturale più importante dell'anno a Venezia. L'Associazione, allora, pensò di ringraziarli e donò una medaglia d'oro.

La scelta del Veneziano dell'anno viene riposta su una persona che rispecchi la filosofia della Settemari e che sia peraltro interprete di larga parte della gente della città e che soprattutto non presti il fianco a problemi di schieramento. Per esempio: premiare l'architetto Calatrava avrebbe creato qualche problema in quanto non tutti i veneziani sarebbero stati d'accordo. Prova ne sia che verso tutti quelli che in passato sono stati premiati mai nessuno ha sollevato parere negativo.

L'Associazione, presieduta da Pierluigi Borella, in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Venezia, il cui presidente è Giovanni Sammartini -uomo lungimirante e nel posto giusto-, vuole dimostrare come anche all'estero la cultura veneziana venga apprezzata.
Infatti, è interessante scoprire che alcuni club di voga di Londra abbiano a disposizione barche veneziane (gondolini, pupparini, sandoli e una balottina).
Tutte sono state acquistate, trasportate e riparate dagli inglesi. E hanno pure mantenuto i loro nomi d'origine. La voga in piedi, alla veneta, è molto apprezzata sul Tamigi.
La conformazione del fiume, le cui rive scendono dolcemente nell'acqua, si adatta perfettamente alla tipica voga veneziana. Questo offre una visione, ai vogatori, di assoluta bellezza: animali che pascolano nel caratteristico prato inglese a contatto con il fiume.

Questo anno, poi, cade il Trentennale della nascita della Settemari e per l'occasione si è festeggiato con il percorso lungo il Tamigi, da Oxford a Londra, con la Diesona (barca di 15 metri) e due gondolini, anche se ci furono notevoli avversità atmosferiche, tanto che gli inglesi hanno detto che i veneziani sono stati capaci di esportare l'acqua alta.
Insomma, un raid di 14 giorni, con una alluvione, nel mese di giugno, che non vedevano da 60 anni. “L'impresa, riuscita per buona parte, venne interrotta per cause di forza maggiore – dice Borella- ma comunque verrà ripresa quanto prima, proprio per completare il percorso”.

 

Borella, gli inglesi sanno dell'esistenza del premio?

“Quelli che sono più in contatto con Venezia, sì. Tra le altre cose, è stato assegnato il premio sia a Sir Ashley Clarke sia a Frances Clarke. Questi, poi, sono stati i tramiti tra la comunità inglese lagunare e la Gran Bretagna”.
Questa è solo una delle tre manifestazioni che la Settemari, a dimostrazione che le piccole associazioni fanno molto e bene, ha organizzato per il Trentennale.
Le altre sono il “Veneziano dell'anno” e un concerto che si è tenuto a Natale nell'isola degli Armeni, ospitati da padre Elia.
“La premiazione di quest'anno è molto sentita da me -dice padre Elia- perché parla dei libri e i libri sono importanti per gli Armeni. Infatti, la mia Congregazione ha intenzione di fare una biblioteca presso san Lazzaro, proprio per offrire maggior ricchezza culturale a Venezia”.

La città, di fatto, beneficia di queste premiazioni: viene messa in luce e qualche cosa migliora. Proprio per capire se ci sono stati dei cambiamenti, è interessante sapere il parere di alcuni di loro.

 

Gemelli Crovato, che cosa è cambiato dopo trenta anni nelle isole veneziane?

“É un premio che porta fortuna - dice Maurizio- non a caso trenta anni fa le isole abbandonate erano 27 ma ora sono poche. C'è stato un recupero dell'insularità.
Auguro questa fortuna anche a Marino Zorzi.
La biblioteca Marciana, da un punto di vista tecnologico e funzionale non aveva molto, mentre oggi, grazie al suo lavoro, è conosciuta in tutto il mondo.
Il premio ha un valore simbolico ma porta fortuna. Auspico, inoltre, che la Cassa di Risparmio di Venezia rimanga radicata nel suo territorio (ormai da 185 anni). La sua presenza è molto sentita a Venezia”.

Invece, il fratello Giorgio: “Prendo spunto dalla fortuna che ha sottolineato Maurizio e sposterei il discorso sulla voga in piedi. É una cosa curiosa che gli inglesi siano molto interessati a questa voga.
É la nostra tradizione e non solo veneziana, visto che era usata nella maggior parte d'Italia e soprattutto al Nord. Voga particolare e valorizzata perché c'erano lagune e mari tranquilli.
La voga in piedi è venuta meno con la Rivoluzione Industriale, proprio a iniziare dall'Inghilterra.
A Venezia invece si è mantenuta grazie ai barcaioli che poi si sono trasformati in gondolieri.
La cosa interessante è che quando è ritornata la voga, nello sport, non era quella in piedi, ma all'inglese. Oggi quasi tutti parlano di quest'ultima.
Spero che ci porti fortuna: perché gli anglosassoni stanno iniziando l'inversione di tendenza.
Hanno capito che vogare in piedi, con l'acqua calma, è molto più divertente. Ora speriamo che aumentando questa pratica, soprattutto a Venezia, aumenti il livello di civiltà, intesa come rispetto degli altri”.

E la fortuna non si è fatta attendere, perché è in corso il riconoscimento da parte del CONI della voga in piedi come disciplina olimpionica.
Dunque, la fortuna farà gli straordinari con il lavoro di Zorzi, così il “Veneziano dell'anno” avrà il giusto riconoscimento da parte di tutti gli studiosi del mondo.

 

di Francesco Bergamo 

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