La Regata di Castello o del XX settembre

Mar-5-2008
di F.B.
 
La Regata di Castello o del XX settembreLa Regata di Castello o del XX settembre. Sembrerebbe il classico annuncio di una prossima regata, ma non è così, in quanto è una vecchia regata che si teneva tra l'Ottocento e il Novecento a Venezia. Una regata su gondola ma è anche il titolo e l'argomento dell'ultimo libro scritto dallo storico Giorgio Crovato.

È storia veneziana e per questo italiana e con sorprendenti risvolti internazionali.
Il libro, edito dalla Marsilio Editori e che verrà presentato giovedì 6 marzo, alle ore 17,30, presso l'oratorio salesiano al 1285 di Castello, è un concentrato di storia sulla figura dei gondolieri e sulle gondole, sulla società veneziana e sulla situazione politica italiana, sui bisogni economici e sull'orgoglio dei regatanti. Crovato ha raccolto le informazioni sulla base della tecnica dell'analisi delle informazioni contenute attraverso l'effemerocritica (studio delle attestazioni del giorno, gli articoli).
Ha usato una tecnica raffinata, difficile e complessa: leggere tutti i giornali locali di Venezia di quel periodo e comparare tutte le informazioni con altre fonti.
Il libro non offre una normale ricerca storica, bensì una vera catarsi tra i due secoli: perché dai giornali si hanno sì le informazioni necessarie per scrivere un libro ma soprattutto si vive quel periodo come se si stesse veramente vivendo in quel contesto storico.

“Quando si parla di regate -dice Crovato- si pensa subito alla regate in Canal Grande, questo non per i veneziani ma soprattutto per i forestieri. Invece ci sono molte regate, altre regate, che gli addetti ai lavori e i veneziani chiamano del circuito classico, e che si sono sviluppate nel corso della storia”.

Il contesto storico del libro illumina il lettore su molti aspetti curiosi e insospettati di queste regate e in maniera particolare quella di Castello, ad esempio: le regate nel Canal Grande e nel bacino risalgono al tempo della Serenissima, poi, dopo l'unità d'Italia vennero occupati altri spazi.
Se prima c'erano i patrizi e l'aristocrazia che usavano far fare le regate nel Canal Grande, soprattutto per ostentare le proprie ricchezze e impressionare i propri ospiti, dopo, altri organizzatori si sostituirono ai patrizi. Ecco la catarsi.

Il lettore può veramente entrare in una epoca diversa da quella attuale. Ma anche per i cultori di tutti gli sport sarà interessante sapere che la prima regata è quella di Murano e fu organizzata dai primi industriali dell'isola. I quali intuirono che le regate avrebbero attirato l'attenzione del turismo.
Poi ci fu anche la Regata di Mestre. Era più importante ancora di quella di Murano. Subito dopo arrivò la Regata di Torcello.
La storia è veramente avvincente e inizia a prendere una piega politico-sociale.
La Regata di Mestre era organizzata da un comitato cittadino e dai commercianti, mentre quella di Murano dagli industriali,  ma entrambe godevano sempre dell'appoggio delle amministrazioni comunali.
La Regata di Castello, invece era organizzata da un comitato composto da soggetti popolani. L'organizzatore era un certo Luigi Graziottin, un piccolo Garibaldi locale e con precedenti di sottufficiale nella Marina Militare e come guaritore di colera. Era un organizzatore nato. Ebbene, Graziottin, con la sua opera di organizzatore, riuscì a far imporre la regata di Castello come la regata dei veneziani.
Ma ecco il colpo di scena: la regata Reale in Canal Grande non si tenne perché i gondolieri, ex barcaroli, scioperano contro i primi vaporetti. Avevano paura di perdere il loro lavoro. Era il periodo della Seconda Rivoluzione industriale.
Ma a quel punto ci furono i conflitti tra i Nicoloti (la gente di Murano e del sestiere di Cannaregio) e i Castellani (la gente del sestiere di Castello).
Fu un confronto tra Modernismo e Tradizionalismo, con scontri anche violenti tra i capitani dei vaporetti e i gondolieri. Anche tra clericali e gli anticlericali ci fu un po' di maretta, in quanto erano argomenti importanti e molto sentiti.
La Regata di Castello era molto laica e anticlericale.  Poi divenne Regata XX settembre in onore della importante ricorrenza storica d'Italia.
Tutto questo si riversò anche sull'andamento della competizione, con ammutinamenti dei gondolieri pro clerico.

Secondo il presidente dell'Istituzione per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere, Aldo Rosso, il contributo dato all'opera è stato dato ben volentieri, in quanto parla delle tradizioni, che sono importanti per Venezia, soprattutto quando parlano di voga e di gondole.
“Dicono che l'Ente gondola sia per la tutela del gondoliere -dice Rosso-, ma diciamo invece che è il gondoliere che tutela l'Ente gondola”.


Questo rovesciamento del concetto si incarna perfettamente con lo spirito del libro.
Il gondoliere moderno deve avere una certa cultura sulla storia di Venezia e un comportamento signorile, perché il gondoliere non è più un lavorante ma un professionista.
Questo libro offre la possibilità di capire come erano ieri a differenza di come sono oggi. Il presidente dei bancali di Venezia, Roberto Luppi, invece ha ringraziato Crovato per la sua opera perché pone sempre in luce la storia della voga e dei gondolieri.

Il libro, presentato alla stampa presso l'esclusivo Circolo Ufficiali della Marina Militare all'Arsenale di Venezia, verrà, a breve, inserito nei cataloghi della biblioteca del Centro studi della Marina Militare, perché, come ha spiegato il contrammiraglio Franco Favre, veneziano, l'opera è parte della locale cultura marinara.

La regata finiva alla chiesa di san Biagio, vicinissima all'Arsenale e poi alla festa di premiazione c'era sempre la banda della Marina e anche l'organizzatore era un marinaio.
Un fatto storico è che l'ammiraglio dell'Arsenale aveva una gondola, che è di proprietà della Marina.
La cultura marittima e la cultura della marittimità sono due cose che ben si sposano con il contenuto del libro.
E poi una regata fu vinta dal gondoliere dell'ammiraglio di allora.



 

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