Inaugurato il nuovo Polo didattico Iuav-Ca' Foscari

1-apr-2008
di Massimo Bran | :venews
 
Inaugurato il nuovo Polo didattico Iuav-Ca' Foscari A marzo i due atenei veneziani Ca’ Foscari e Iuav hanno inaugurato il nuovo polo didattico dopo i restauri eseguiti  nei magazzini portuali del punto franco di San Basilio: Ca’ Foscari trasferisce al Magazzino 5 alcuni corsi delle facoltà di Lingue e Lettere; Iuav accoglie al Magazzino 6 alcuni indirizzi della laurea specialistica di Architettura e il Corso di laurea in Produzione edilizia. Un polo universitario condiviso fra i due atenei con un recupero urbano dell’area nel quartiere di Santa Marta.
In un paese difficilmente leggibile in maniera normale adottando canoni interpretativi da un punto di vista politico, amministrativo, economico europei, naturalmente non fa eccezione una sua lettura ‘impervia’ anche sul versante delle infrastrutture, della progettualità architettonica e della pianificazione urbanistica del territorio.

Siamo il paese dell’enciclopedia delle occasioni mancate, corposa di appendici affollate di eccezioni virtuose.
È raro che un esempio di trasformazione contemporanea ridefinitoria di identità territoriali consunte dal logorio della storia segua una parabola progressiva pacificata, logica, con i suoi capitoli in successione prevedibile.
Noi amiamo il thriller, magari un po’ sgangherato, già dal soggetto con troppi nodi nell’intreccio dello svolgimento della storia.
Insomma, la filiera progetto-approvazione istituzionale-assegnazione dei lavori-rispetto dei contenuti progettuali-rispetto dei tempi di consegna è sempre poco più di un canovaccio da commedia dell’arte, mera traccia su cui improvvisare, far lievitare l’affabulazione.
Le sorprese e i contrattempi sono la regola, al punto tale che spesso le realizzazioni virtuose sono quelle che derivano dalla consapevolezza della fragilità e fallacità di una pianificazione precaria quanto spesso enfaticamente perentoria, e che prevedendone lo scontato fallimento intuiscono già le direzioni alternative che permetteranno di portare a casa frammenti importanti e virtuosi di una progettazione complessiva utopica.
Spesso passano da fallimenti spettacolari di ridefinizioni urbane generali alcuni gioielli di recupero territoriali specifici. Insomma, siamo ancora condannati alla dannazione del miracolo.
Con eccezioni, naturalmente…

Non fa eccezione in questo senso a Venezia il recupero del Punto franco di San Basilio, con i suoi docks ottocenteschi a fare da waterfront verso la Giudecca con un’immagine di pregnante suggestione archeo-industriale.
Un’area importantissima anche per la compiutezza della rivitalizzazione e dello sviluppo urbanistico del quartiere di Santa Marta, che in una città sempre più museo come Venezia riveste un ruolo di resistenza attiva fondamentale sul fronte della residenzialità.
Un quartiere cinto letteralmente da un muro, sorta di check-point charlie tra territorio ‘libero’ e territorio ‘franco’, con il Porto a presidiare. Una zona tra l’altro da tempo in parte liberata dal grosso dei traffici spostati nella nuova Marittima, a fianco dell’isola del Tronchetto.
Eppure, come con la Marina all’Arsenale, la resistenza a cedere definitivamente e totalmente l’area per permettere al Comune di dare libera attuazione al Piano Particolareggiato di Santa Marta ricorda la tenacia dei sanpietroburghesi quando resistevano all’assedio della propria città chiamata, a quel tempo, Leningrado.
Con un pizzico di prosaicità in più in fondo alle ragioni di tanta irriducibilità, ossia il fatto che pur spostando i traffici di sbarco-imbarco altrove, con la crescita esponenziale degli stessi in questi ultimi dieci anni anche la piccola banchina fronte Giudecca con il vecchio edificio della Marittima hanno dimostrato di fare comodo ancora, e molto. Inutile dire che il concerto tra le massime istituzioni ha steccato, con il risultato che pur liberando grossa parte dell’area, il quartiere si vede a tutt’oggi negato il finale della ‘liberazione’, l’agognata banchina per ricavare sfogo verso l’acqua, ‘protetta’ da una cinta metallica divisoria.
Tant’è, ci si è allora detti, e quindi data l’impossibilità di mettere mano all’area nella sua complessività agiamo ad accerchiamento, trasformando le porzioni di territorio recuperate ‘come se’.
Come se domani tutta l’area fosse riconquistata.
Ed ecco così che dal persistente fallimento globale nascono eccellenze parziali.
Recuperi architettonicamente puntuali, urbanisticamente sensati, funzionalmente necessari.
E rapidi, incredibile ma vero, soprattutto quando le committenze si chiamano enti pubblici, segnatamente Università, e non una singola, bensì due atenei insieme.
Con la rabbia compagna di viaggio della sorpresa nella constatazione di quanto semplice sarebbe se non fossimo un paese impazzito di burocrazie.

Giuseppe Camporini, da trent’anni impegnato nell’edilizia universitaria e in quest’ultimo recupero che tra poco illustreremo impegnato nella supervisione e nel coordinamento dei lavori, ci fa da Cicerone illuminante tra i cunicoli storici di questa travagliata sfida di trasformazione e rivitalizzazione di uno dei nuovi cuori della città.
A fianco del mai troppo compianto Gino Valle, Camporini lavora al primo atto di recupero a metà degli anni ’80 del Cotonificio di Santa Marta, divenuto da anni sede didattica principale dello Iuav.
Un’operazione riuscita che permette alla facoltà di Architettura di trovare nuovo ossigeno e di portarne al contempo a un quartiere in attesa di articolazioni nuove.
È chiaro sin da allora che l’obiettivo è sfondare il fronte verso il mare, con quei quattro docks rettangolari accanto all’ex frigorifero ad interpretare per definizione sensata e visiva il progress dell’insediamento universitario.
4, 5, 6, 7 sono denominati i magazzini.
Il 4, il primo entrando dalle Zattere subito dopo l’edificio della Marittima, interessato da un progetto ormai sepolto dal tempo per un Museo della Città.
Il 7, quello più interno, il primo dei quattro ad essere recuperato nel 2003 per il corso di laurea di Arte e Design dello Iuav. Ma anche qui un fiore nato da un terreno avvelenato. A fianco, infatti, nell’ampio ex magazzino frigorifero doveva partire il tutto, con tanto di progetto approvato a firma Miralles, di cui Camporini avrebbe dovuto seguire la supervisione e il coordinamento dei lavori nonché la direzione degli stessi.
Ma la partenza naturalmente falsa fu: dopo aver demolito l’edificio per la nuova realizzazione, tutto si impantana per la presunta inefficienza dell’impresa Grassetto, a cui lo Iuav intenta causa per inadempienze.
Lavori bloccati, recupero fossilizzato. Sembra uno dei tanti finali all’italiana già scritti, con lavori a metà, strade interrotte nel nulla, ristrutturazioni incompiute.
E invece la svolta, il rinculo svelto e fattivo della volontà di reagire. Dall’ennesimo fallimento si innesca un meccanismo virtuoso francamente improbabile nelle premesse.
I servizi previsti nell’ex frigorifero vengono ‘travasati’ nel recuperato magazzino 7, e a coda subito parte l’idea congiunta Ca’ Foscari-Iuav per il recupero degli adiacenti magazzini 6 e 5, necessari per le pressanti esigenze delle attività didattiche degli atenei.

Il progetto è redatto a fine 2005 e oggi, un mese fa, si sono stappate le bottiglie per la conclusione dei lavori.
In quattro anni istituzioni storicamente note per la loro intrinseca farraginosità hanno dimostrato che se si vuole si vola rapidi, come qualsiasi altro soggetto privato.
In un anno e mezzo scarso di lavori il doppio corpo centrale dei quattro magazzini, la parte più importante e visibile del vecchio Punto franco, diventa un polo didattico modernissimo, con strutture dotate di laboratori multimediali, linguistici, di modellistica e di fotografia con una dotazione informatica, sia su rete fissa che su wi-fi, senza eguali in città.
Il progetto, spiega Camporini, si è concentrato sostanzialmente su interventi di consolidamento, senza modificare l’unità tipologica e la natura costruttiva dei corpi di fabbrica, utilizzando tecniche del tempo, ottocentesche, come avvenuto ad esempio per il consolidamento dei solai.
Cercando il più possibile un approccio di recupero ‘artigianale’, se così si può dire, degli edifici, evitando interventi invasivi deformanti. Un’impresa non da poco, a quanto pare, soprattutto alla luce delle rigidissime normative vigenti in termini di sicurezza e di impianti.
La Soprintendenza stessa non ha avuto nulla da eccepire, accogliendo con soddisfazione l’impianto progettuale complessivo e la sua attuazione. Importante anche l’iniziato recupero degli spazi esterni agli edifici, divenuti un grande ambiente pedonale serviti da connessione wi-fi; in particolare la prima parte ad est, con la piazzetta triangolare del tutto arredata e pavimenata in trachite, trachite recuperata dai pavimenti interni dei magazzini. Certo, ora c’è il resto, ossia ciò che manca per dare senso compiuto al tutto.
Vale a dire la liberazione della banchina perché il quartiere nel suo insieme trovi il suo disegno definitivo, nonché la progettazione di nuovi servizi nell’area dell’ex frigorifero abbattuto e rimasto una spianata (auditorium? biblioteche?...) e del magazzino 4, l’unico dei quattro rimasto ‘congelato’.
Come diceva Vittorio Foa nel suo libro autobiografico Il Cavallo e la Torre, c’è il tempo in cui vale la mossa della Torre, diretta e senza fronzoli, e quello in cui è più spendibile quella del Cavallo, avvolgente e astuta, in qualche caso bizantina. Qui da noi le torri sono tutte ormai fuori uso, non resta che la cavalleria…

 

di Massimo Bran | :venews
aprile 2008 

 

Indietro
Share/Save/Bookmark

La tua vacanza inizia da qui

Call Center Prenotazioni Alberghiere

  Tutti i giorni dalle 8.00 alle 21.00 tel. 041 5222264 oppure
199 173309
 

Welcome Desk

5 Welcome Desks nei punti strategici di arrivo in città!