Il Tintoretto raccontato da Jean-Paul Sartre

15-feb-2006
di Roberta Nalesso | Redazione VeneziaSì

Tintoretto SartreJean-Paul Sartre racconta la sua passione per Venezia e per il  suo celebre pittore, Jacopo Robusti, in arte Tintoretto, in un saggio inedito, pubblicato dalla casa editrice Marinotti, che raccoglie per la prima volta in un unico volume tutto ciò che il filosofo francese ha  scritto nel corso degli anni sulla vita e le opere del pittore veneziano.
 Si tratta della prima edizione autorizzata e mai pubblicata prima, nemmeno in Francia, di un’opera alla quale Sartre ha dedicato quasi un decennio, dal 1951 ai primi anni Sessanta. L’interesse di Sartre per Tintoretto, maturato probabilmente nel corso dei suoi frequenti viaggi nella città lagunare, lo porta ad indagare nelle vicende del giovane pittore e dei suoi rapporti con gli altri pittori contemporanei (Tiziano, Veronese). Attraverso la storia della città e della società veneziana in cui vivevano, Sartre dà vita ad un’ incredibile biografia esistenziale, nella quale si intrecciano le vicende dell’uomo e dell’artista, il suo rapporto con la città e con la pittura. Ci racconta un Tintoretto “braccato”, in continua lotta con se stesso e con la sua città, testimone ostile e silenziosa del suo genio, della sua infanzia dannata e del suo accanimento per la pittura, che lo farà emergere tra i pittori della sua epoca.
 
«Venezia ci parla; questa voce da falso testimone, talvolta pungente, talvolta sussurrante, spezzata dai silenzi è la sua voce. […] La città dei Dogi ci fa sapere che ha preso in antipatia il più celebre dei suoi figli. […] Venezia ci dice subito in un orecchio che tutto è iniziato malissimo. »
 
Venezia nasconde e svela il mistero di un giovane apprendista poco più che dodicenne, figlio di un tintore veneziano, su cui pesa la maledizione di essere stato cacciato dalla bottega del Tiziano, Maestro geloso che scorge in lui il temibile dono che rischia di offuscare la sua fama di artista all’apice della gloria.
 
«La voce di Venezia non mente mai, a condizione che la si sappia intendere. »

Ma cos’è successo a quel povero ragazzo di bottega dai dodici ai vent’anni?
Si cerca invano una risposta nei libri che ne riferiscono l’aneddoto: un’ombra cala sulla storia di quegli anni, un silenzio che tradisce l’imbarazzo e l’impossibilità di conciliare la fama precoce del pittore veneziano, il cui talento a vent’anni non ha eguali, con  la sventura di quel ragazzo di bottega, messo alla porta dal vecchio maestro…
E qui ci pensa Sartre a sfatare il mito dell’artista dannato e predestinato. Il nostro adolescente Tintoretto quel suo dono lo coltiva, probabilmente facendo esperienza nella bottega di qualche pittore meno noto, e accompagnato da una buona dose di fortuna, a vent’anni è già maestro, ha conquistato notorietà e indipendenza. Ma la fortuna gira e si sa, bisogna faticare per tenersela. E Tintoretto a vent’anni lavora con accanimento, utilizza tutti i mezzi possibili per battere la concorrenza, che, nel mercato della pittura, richiede furbizia e perché no, un po’ di fortuna…
Più di venti quadri del Tintoretto sono analizzati minuziosamente, a cominciare dalla discussa svolta del 1548, con il San Marco che libera uno schiavo, ove compare per la prima volta quello che Sartre definisce la sua ossessione: la rappresentazione della “pesantezza”.
 
«Tintoretto è un pittore che dipinge le relazioni spaziali che si hanno quando si scolpisce».
 
Cento anni prima che Galileo e Newton ne descrivessero gli effetti, Tintoretto scopre l’onnipresenza della forza di gravità, dipinge corpi in perenne squilibrio, folle di personaggi accalcati che si schiacciano a vicenda, santi e angeli che, finalmente, “pesano”. Per la prima volta, dice Sartre, un pittore chiede ai suoi committenti di ritrovare nei quadri che acquistano le “servitù” alle quali sono sottoposti nella vita quotidiana, il loro corpo a corpo con la materia. 
 

 «Tintoretto è Venezia anche se non dipinge Venezia».
Jean-Paul Sartre

In libreria:
Jean-Paul Sartre, Tintoretto o il sequestrato di Venezia, trad. Fabrizio Scanzio, Christian Marinotti EdizioniMilano, 2005, 322.pp., 29 euro.
 
Approfondimenti:
Jean-Paul Sartre (1905-1980) critico, scrittore, filosofo, è forse l’esponente più rappresentativo dell’esistenzialismo ed uno degli intellettuali francesi contemporanei più noti nel mondo. Diplomato nel 1929 all'École Normale Supérieure di Parigi. Eclettico e poliedrico, la sua attività ha attraversato vari campi del sapere: dalla filosofia alla letteratura, dal teatro, al cinema, dal giornalismo alla politica e all’arte. Tra le sue opere ricordiamo i saggi filosofici, L’essere e il nulla e la Critica della ragione dialettica e il romanzo La nausea. Nel 1964 fu insignito del premio Nobel per la letteratura, che però rifiutò "Non voglio essere letto perché Nobel ma solo se il mio lavoro lo merita. E poi, chi è quel tribunale per giudicare la mia opera?".

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