Le tegnùe di Cavallino Treporti

Le tegnùe di Cavallino Treporti A poche miglia dalla costa davanti al litorale di Cavallino Treporti c’è un ecosistema straordinario, completamente diverso da quello tipico dell'Alto Adriatico caratterizzato da un fondale fangoso o sabbioso: si tratta di una zona ricca di affioramenti rocciosi naturali distribuiti in maniera discontinua per circa 30 km al largo della costa, sono le tegnùe dell’alto Adriatico.

Fin dal XVIII secolo, era già nota la presenza di rocce sommerse al largo delle coste del nord Adriatico.
Il nome trae origine dal veneziano tegnùe, cioè trattenute, per la loro capacità di trattenere e rompere le reti da pesca.
Infatti i primi pescatori locali di Chioggia e Venezia che si avventurarono in queste zone, da sempre apprezzate per la loro elevata pescosità, perdevano "misteriosamente" le loro reti o le recuperavano dal fondo del mare gravemente danneggiate.
Da allora, le rotte dei pescatori impararono a riconoscere ed evitare questi tratti di costa consentendo così lo sviluppo graduale e la conservazione dell'ecosistema nel corso dei secoli.

Solo intorno agli anni ‘60 si è scoperta la vera "natura" dell'insolito fenomeno e da quel momento le tegnùe sono diventate oggetto di studi e ricerche scientifiche.
Le tegnùe, situate al largo di Caorle, Tre Porti, Malamocco e Chioggia, si trovano a profondità variabili dai 15 ai 40 metri, hanno dimensioni che vanno dai piccoli massi isolati fino a formazioni estese per centinaia di metri.
Si tratta di veri e propri "reef" naturali, sviluppatisi negli ultimi 3-4.000 anni, i cui principali organismi costruttori non sono i coralli, come avviene invece nelle barriere coralline caraibiche, ma alghe rosse calcaree chiamate corallinacee.

Le tegnùe si compongono di tre tipi: le rocce sedimentarie, formatesi in seguito ad un processo di "cementazione" dei carbonati presenti nella sabbia e negli organismi marini, le rocce prodotte dalla successiva stratificazione degli organismi vegetali e animali e le rocce sedimentarie formatesi dalla reazione tra il gas metano emergente dal fondo del mare e l'acqua marina.
Nel corso dei secoli queste aree di substrato solido hanno creato un ambiente molto diverso dal tipico fondale sabbioso, modificando l’ecosistema marino e contribuendo all’aumento delle specie animali presenti.
La varietà di forme del substrato roccioso, con le sue numerose cavità e anfratti, garantisce infatti la presenza di habitat diversi in grado di favorire lo sviluppo di una comunità biologica più complessa, con una catena alimentare molto più articolata e un conseguente aumento di specie di invertebrati, echinodermi, molluschi, crostacei e pesci.

Importanti sia per l’eccezionale biodiversità sia per il loro fondamentale contributo al ripopolamento ittico dei fondali, oggi le tegnùe sono considerate delle vere e proprie oasi sommerse di biodiversità, una ricchezza di fauna rara e da proteggere.

Al fine di tutelare questo patrimonio naturalistico, infatti, il Comune di Cavallino Treporti e il vicino Comune di Chioggia hanno avviato una collaborazione con la Regione Veneto per un progetto di protezione, salvaguardia e valorizzazione turistico-ambientale sostenibile delle tegnùe del nord Adriatico, che hanno ricevuto il riconoscimento ministeriale di oasi di tutela biologica e sono diventate ormai da qualche anno zona protetta dal vincolo ambientale.

Le tegnùe sono zone ideali per le immersioni subacquee, per apprezzare la grande varietà di forme di vita che popolano questi fondali, unici nel Mediterraneo.
Molti sono i centri di immersione accreditati e le guide subacquee locali che organizzano e accompagnano gli appassionati di sub nelle immersioni alle Tegnùe e contribuiscono, con la loro attività a promuovere la salvaguardia delle Tegnùe di Venezia e Chioggia, rispettando i regolamenti proposti.

Nel 2006, nelle tegnùe di Cavallino-Treporti, a cinque miglia dalla costa, a 18 metri di profondità, è stata immersa una statua in marmo della Madonna, scolpita da Sergio Dalla Mora, oggi meta degli appassionati di immersioni.

 

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