I giardini pubblici

I giardini pubbliciUn tempo Venezia era circondata dal verde, i campi della città erano destinati alla coltivazione o al pascolo degli animali (da qui l’origine del nome campo), ma col passare degli secoli queste zone sono state man mano ricoperte dai masegni, le lastre di trachite utilizzate per la pavimentazione della città. Al giorno d’oggi il verde pubblico non è molto esteso, si tratta complessivamente di circa 120.000 mq suddivisi in sei giardini sparsi per la città. Questi polmoni verdi sono: la Pineta di S.Elena, i Giardini Napoleonici, i Giardini Groggia, i Giardini Papadopoli, i Giardini Savorgnan e i Giardini Reali.

Per quanto riguarda la composizione di queste aree verdi, il numero di specie arboree supera quello delle specie arbustive (85 specie su 143), ma il numero degli individui a portamento arbustivo è superiore a quello degli individui a portamento arboreo. Tutte le specie presenti sono di origine prevalentemente esotica.

Venezia ha la necessità di custodire il patrimonio botanico-forestale perché, anche se poco esteso, è indispensabile ai fini del «ricambio» di inquinanti gassosi, ma soprattutto estetico, visto che queste piccole e sparse aree sono la sola possibilità di «verde» in una città tanto particolare.

Giardini Napoleonici
Compresi tra la Riva dei 7 Martiri, Viale Trieste e Via Garibaldi, nel Sestiere di Castello, costituiscono la parte verde più estesa del centro storico. Un tempo quest'area era zona di periferia abitata da pescatori, merlettaie e impiraperle e veniva chiamata “Motta di Sant'Antonio”.
Quest'area verde, comunemente nota come Giardini di Castello, vennero realizzati nel 1807 con decreto napoleonico su di un’area occupata da antichissimi complessi religiosi (chiesa e convento di San Domenico, chiesa e convento di Sant'Antonio di Bari, chiesa e convento delle Cappuccine, chiesa e convento di Sant'Antonio Abate e l'Ospedale dei Marinai). In seguito all’abbattimento degli edifici, i materiali di risulta furono utilizzati per realizzare una collinetta sulla quale venne eretto un caffé, oggi trasformato in Padiglione della Biennale.
In epoca a noi vicina una parte consistente di questi giardini (42.000mq) venne assegnata alla Biennale, ed è visitabile solo quando l'esposizione è aperta, mentre la restante parte (18.000mq) è rimasta adibita a giardini pubblici.
Le specie arboree presenti nel giardino sono più di cento: tigli, bagolari, platani, ligustri, allori, pittospori, eponimi e anche piante esotiche rare.
All’interno si possono trovare statue di personaggi famosi e monumenti a ricordo di varie imprese.

Giardini Reali
Si trovano a sud di Piazza San Marco, dopo il Palazzo della Zecca, lungo il pittoresco molo che costeggia il bacino San Marco, in una zona un tempo chiamata “Terra Nova”.
Anche questi sorsero per volontà di Napoleone e furono realizzati all’inizio dell’Ottocento accanto al Palazzo Reale (Procuratie Nuove), su di un’area occupata fino al 1310 da squeri, in seguito da granai pubblici e, nel 1380, anche da prigioni dove venivano rinchiusi i genovesi fatti prigionieri durante la guerra di Chioggia.
La particolarità di questi giardini è costituita dai suoi vialetti coperti, realizzati pergole di epoca austriaca ricoperte da piante rampicanti, dove è possibile concedersi una sosta rilassante su una delle tante panchine ombreggiate. Per la gioia dei bambini, al loro interno si trovano anche due fontane con i pesci rossi, mentre nel canale che li separa dalle Procuratie Nuove, e a cui sono collegati tramite un ponte levatoio, sono spesso ormeggiate delle gondole.
Le specie presenti sono le sofore, le robinie, gli allori e i faggi, pittospori, eleagni, oleandri, eponimi, vite del Canadà, glicini e edere.
I giardini pubbliciPoco oltre i giardini si trova una caratteristica costruzione neoclassica, un padiglione da giardino cupolato, la Coffee House, realizzata dall’architetto Lorenzo Santi nel 1815-17 e ora sede dell’azienda di promozione turistica.
Dal lato opposto invece, si trova il bell'edificio della società velica Compagnia della Vela.

Giardini Papadopoli
I giardini Papadopoli si trovano a Piazzale Roma e sono i primi che si incontrano per chi arriva a Venezia percorrendo il Ponte della Libertà. Vennero realizzati nel 1834 su di un’area in cui sorgevano la Chiesa e il Monastero della Croce, demoliti a seguito delle oppressioni napoleoniche. All’epoca era una delle aree verdi più grandi, con i suoi 12.000mq di estensione, poi ridotti a 7500mq nel 1932 per esigenze urbanistiche, turistiche e commerciali (venne scavato il prospiciente Rio Novo e fu edificato un grande hotel). Quest’area incantevole dove vennero messe a dimore piante di alto fusto, alberi da frutto e gelsi, e che accolse ricevimenti e feste notturne, è stata divisa in 3 aree: due si trovano sul Piazzale e sono le zone più trascurate e meno frequentate, mentre la terza parte, al di là del Rio Novo, è ancora recintata, pulita e sicuramente più vivibile sebbene sia poco luminosa a causa della densa copertura arborea. Sul muro di cinta di quest’area  è murata un’antica colonna di granito con capitello; si ipotizza possa essere quanto rimane del sepolcro di Domenico Morosini che si trovava all’interno della chiesa demolita.
Sul giardino vero e proprio si apre il Giardino d'inverno dell'hotel, realizzato dall'architetto Pietro Porcinai, con 36 specie di piante tropicali.

Giardini Savorgnan
I giardini Savorgnan si trovano a S. Geremia, nel Sestiere di Cannaregio e fanno parte integrante, anche se ora sono di proprietà del Comune di Venezia, del Palazzo Savorgnan.
Si tratta di uno dei giardini più spaziosi della città, mantenutosi grazie all'amore e all'attaccamento dei suoi proprietari.
Si presume che sia stato progettato nel 1600 da Giuseppe Sardi, l'architetto che realizzò il palazzo barocco di quattro piani della famiglia Savorgnan.
L'interno non è diviso in aiuole e apparentemente gli alberi crescono in disordine, ma un esame attento ci fa vedere che la disposizione delle piante e la loro collocazione a dimora non è stata
casuale. Probabilmente i costruttori intendevano realizzare un giardino all'inglese con ampi tappeti erbosi. Un tempo erano presenti un gran numero di statue, reperti archeologici e serre con agrumi e piante esotiche. Ora sono presenti molti bagolari, aceri, tigli; e poi ippocastani, platani e ailanti, tra le piante a foglia caduca, e tassi e lecci tra quelle a foglia persistente.

Giardini Groggia
Questi giardini di forma quadrangolare si trovano a Sant'Alvise (Cannaregio) e furono donati dalla famiglia, insieme alla Villa, a una Associazione e da
questa passati al Comune.
Di impianto ottocentesco e disegnati come giardini romantici, si caratterizzano per la presenza di numerosi elementi lapidei, frutto dell'attività edilizia della famiglia Groggia. Purtroppo al giorno d'oggi sono molto trascurati e per questo poco frequentati.

Pineta di Sant’Elena

Quest'area verde situata nell'isola omonima che costituisce il prolungamento di Venezia verso est viene chiamata pineta e non giardino perché la specie arborea maggiormente rappresentata è il pino e inoltre perché si tratta di uno spazio aperto, non recintato e nemmeno custodito.

 

Bibliografia

"I giardini veneziani. Guida per Veneziani distratti, Forestieri illuminati, Giardinieri appassionati” di Mariagrazia Dammicco, Gabriella Bondi, Letizia Querenghi del Wigwam Club Giardini Storici Venezia  

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