I giardini segreti

I giardini segretiPer via degli stretti spazi di cui si disponeva, queste splendide aree verdi si sviluppavano in verticale, tanto che, ancora oggi, non è raro vedere spuntare al di sopra dei muri le maestose chiome della flora veneziana.


E' in questo modo, varcando i confini delle proprietà, che  questi gioielli segreti si svelano ai passanti. Alessandro Marcello disse infatti che “per conoscere la flora di Venezia bisogna camminare con il naso in su, le piante sembrano costrette a vivere come i colombi”.

Nel XVI secolo se ne contavano più di duecento tra la città e le isole maggiori, orti e giardini delle famiglie nobili, protetti da mura e circoscritti dall'acqua, famosi per la loro straordinaria bellezza. Statue, fontane, piante rare e corsi d'acqua erano frequenti in questi angoli verdi della città, come il giardino posto sul tetto del palazzo del segretario e cavaliere della Repubblica Simeone Santo a San Gregorio con giardino botanico, collinetta e un corso d'acqua che faceva girare dei piccoli mulini.

Nel 1600 Francesco Sansovino recensì 39 giardini per il sestiere di San Marco, 49 per quello di Castello, 40 per Cannaregio, 29 per San Polo, 50 per Santa Croce e 29 per Dorsoduro, oltre agli orti e giardini delle isole.
Noti erano i giardini degli Erizzo a San Canciano, degli Zilioli e dei Buoni a Sant'Angelo, dei Michieli a San Gervasio e Protasio, dei Testa a Cannaregio. Alla Giudecca si ricordano quelli dei Dandolo, dei Gritti, dei Vendramin e dei Loredan, mentre a Murano quelli dei Morosini, dei Corner e dei Navagero.

Oggi ne sono rimasti pochi, tra i più famosi sono gli orti e i chiostri medioevali (Redentore, San Francesco della Vigna, San Michele in Isola, Scuola Vecchia della Misericordia), giardini di palazzo (Ca’ Zenobio, Ca’ Tron, Ca’ Rezzonico, Contarini dal Zaffo, Ca’ Morosini del Giardin),  giardini contemporanei (giardino Scarpa della Fondazione Querini Stampalia, San Giorgio Maggiore, Museo Vetrario di Murano), giardini e orti delle isole (San Francesco del Deserto, Sant’Erasmo, San Lazzaro degli Armeni, giardini liberty del Lido).
Hanno distrutto tutto o quasi tutto, selvaggiamente, barbaramente, piccoli capimastri incoscienti, presuntuosi e irresponsabili, per tendere tettoie, allargare magazzini, abbozzare appartamentini di tre camerette, aumentare la capacità di edifici tristi come focolai di tubercolosiGino Damerini in Giardini di Venezia.

Generalmente sopraelevati per difendere le radici dall'acqua salmastra e con una corte pavimentata in cui spesso veniva posizionata una vera da pozzo per la raccolta dell'acqua piovana, al loro interno potevano trovare alloggio erbe medicinali provenienti dall'Oriente che gli spezieri studiavano per rimedi farmacologici.

Sono pochi quelli che sanno scoprire i giardini, forse perché non riusciamo ad intuire che dentro a quello spazio angusto ci posa essere posto anche per essi. Alcuni del resto sono inaccessibili, custoditi, posseduti...
Questi posti sono al tempo stesso periferici e centrali, all'ombra e alla luce della storia. Chi vi ha portato tanti alberi e piante, i loro semi? E da dove? Vi ho cercato tracce di una voglia o di un desiderio senza i quali nulla di tutto questo ci sarebbe stato. Nei giardini di Venezia fiorivano e languivano le passioni di un tempo
.”


Predrag Matvejevic “L'altra Venezia”


Bibliografia


"I Giardini Veneziani" di Mariagrazia Dammicco, Gabriella Bondi, Letizia Querenghi
"Guida insolita di Venezia" di Brusegna, Scarsella, Vittoria

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