I colori nella pittura veneta


Attraverso questo itinerario si apprezza il contributo dell’arte veneta alla storia dell’arte universale, in particolare nel Rinascimento si realizza una vera coinè culturale delle arti figurative: gli artisti locali sfruttano la capacità di catturare la luce che muta, trasmigra e cambia di effetto, per mezzo della materia, di per sé sorda, non riflettente e opaca, tramite la manipolazione del materiali come l’olio le resine, i pigmenti, che in un tutto armonico riescono a ricreare l’effetto magico e vivo della luce naturale.

Nel dipinto "Amor sacro e profano" del Tiziano si vedono le venuzze blu in trasparenza sul volto della fanciulla (mentre nella pittura fiorentina emerge il tratto disegnato e l’effetto plastico che deriva da vari repertori tra cui anche l’educazione scultorea di Michelangelo). Nella scuola la trama il contorno si individuano in maniera preponderante in pittura che vive come affiliazione della scultura, mentre tra i Veneti prevale l'effetto epidermico della materi airspettto alla fonte di luce.

Alla tecnica del "tonalismo", messa in opera per la prima volta dal Giorgione ai primissimi del '500, concorrono a una sorta di concerto armonico di rimando di un elemento all’altro, come mezzo espressivo della fusione degli elementi tutti inseriti nello stesso bagno colorato, l’artista che condensa sintetizza nel modo più ampio possibile ponendosi alterativo e opposto all’idolo micalangiolesco delle forme e dei contorni definiti.

Il concetto armonico del colore a Venezia trova la sua apoteosi nell'ultima tela di Tiziano della Pietà (Accademia) in cui ogni segno sulla tela ha un impattto profondo sui sensi dell osservatore pe cui si avverte  una precoce anticipazione e intuizione del espressionismo astratto, in cui i colori si fondono e alludono a un corpo fantasmatico dentro la tela, il colore esplode dalle forme e tracima dentro gli occhi dello spettatore al di fuori del bordo della tela.

Dopo il Periodo massimo del rinascimento coincidente con  l’esperienza di Tiziano, pittore sommo in cui il colore generare forme e contenuti pittorici, passa il testimone a Tintoretto che adorna la maggior parte delle chiese veneziane.  Il 600, fu un secolo di stasi, il buio secentesco cominciano con l’interdetto del Sarpi l’inabissamento della grande cultura con passaggi di pittori forestieri, anche se i Rubens, Veleasquez, Morillo etc si inspirarono al binomio luce-colore della scuola veneta, che avrà il suo ultimo momento di grande splendore nel‘700.

Si puo’ dire che nel 600 il terreno si rassoda e si mette a maggese per un'ultima grande stagione ’700esca con il Tiepolo, il piu’ grande pittore barocco europeo. Nello stesso panorama Tiepolo opera in modo itinerante, infatti gli artisti in quest’epoca che erano ormai dei giramondo come Vivaldi, Goldoni, Canova, come lo stesso Mozart sempre a servizio delle corti europee che meglio pagavano e che da cui ripartiva la loro fama,  costoro portano comunque i cromosomi locali erano come promotore dele loro terre e culture.

Il ‘700 altro grande secolo per Venezia pittorica, nonostante la decadenza e la fine della Serenissima annunciata già da tempo da piu’ parti;anche se i temi e la committenza era meno religiosa, gli artisti del secolo dei Lumi ripropongono della tradizione cinquecentesca: gli elementi sfuggenti nei toni, la visione panica della natura e della sua rappresentazione, l’uomo (anche se la componente femminea preponderante),  immersione nel paesaggio; elementi questi tipici ella tradizione locali vengono sviluppati secondo i vari generi della pittura tra cui il paesaggio arcadico , la veduta, il capriccio, e acnora la pittura storico narrrativa nella quale emerge a tutto tondo la figura di Tiepolo.

Alla chiusura del ‘700 con la caduta della Repubblica e i seguito all breve esperienza neoclassica di Canova, prevale negli animi degli artisti di estrazione veneziana (Hayez), nella pittura il tema del nostalgia del ricorddo che assume toni crepuscolari. Il concetto viene ben rappresentato nel film “Senso”  nel sublime capolavoro di Luchino Visconti, in un viene rappresentata una Venezia sull’orlo del baratro attraverso una drammatica visione dei sentimenti e in cui l’amore non è altro che un folle immolazione al bello, soprattutto nella magistrale scena del bacio all’alba in fuga dopo l’ultima drammatica notte d’amore : in cui alle parte della trepidante Virna Lisi il giovane ufficiale austriaco risponde “ non amarmi!, nessuno mi deve amare..”. E’ una citazione pittorica del famoso bacio di Hayez
In cui Visconti milanese individua una sorta di amarcord nostalgico della grande tradizione pittorica veneta rivisitata in chiave romantica, Il colorismo sia del film che del quadro lo denotano molto bene.

(D'annunzio nel Fuoco. una visione di una Venezia che brucia e rinasce eternamente..)

I trionfi coloristici del passato ormai è una sorta di lontana chimera, mentre i pittori locali del peirodo dell’unità d’Italia (Ciardi e Milesi) volgono l'attenzione per la prima volta all Venezianità minore ai derelitti (il famoso quadro dI Nono "refugium peccatorum" ambientato a Chiogghia).

E mentre Futuristi diranno addirittura  “ uccidiamo Venezia al chiaro di luna” come fine di un mondo inutile che non deve piu’ esistere per non rallentare la modernità trionfante e annichilente.

Venezia come metafora del bello (della concezione estetica e accademica della vita) vista ormai come freno della funzionalità, dell’efficientismo, dell’industria. Quello futirista un preludio di un Veneto che è paradigmatico del cambiamento dei tempi: una terra una volta sintetizzato da: mare, laguna, città d’arte, le prime colline, le montagne sullo sfondo; sulla spinta dello sviluppo industriale e del miracolo economico italiano in un'altra prospettiva viene sintetizzato: da porto Marghera con il sole calante del tramonto e assume un aspetto tragico, e grottesco rispetto al bello della natura e alle preziosità artistiche aggiunte dall’uomo durate i secoli.


 

LUOGHI :  

Sei edifici religiosi (San Marco, San Zaccaria, S.Giovanni in Bragora, I Frari, San Sebastiano, I Gesuati) e  l’Accademia il tempio della pittura veneziana dal ‘300 al ‘700.

Visualizzazione concreta dei materiali presso un odierno laboratorio artistico nel quale è possibile verificare in concreto i temi trattati durante le visite.



 

1° tappa: 

San Marco; dalle origini della pittura veneta, dall’arte tardogotica, alla dialettica tra luce colore delle nuove tecniche

Le origini e il mito marciano (metodo frontale) nella realizzazione dei mosaici e degli smalti

Pala d’oro e il tesoro di San Marco

Museo dell’Opera di San Marco, Pala di Paolo Veneziano: inizio di una scuola locale

2° tappa:

San Zaccaria: capella San Tarasio, polittici di Giovanni d’Alemagna e di Vivarini:  polittico dorato con tavelle con i santi, inizia a prende corpo una cifra locale con la resa morbida degli incarnati (sensualità)

San Giovanni in Bragora: I Vivarini (Alvise e Bartolomeo), la Madonna con il bambino morto in braccio (navata sinistra) e Cima da Conegliano

Dialettica o contrasto tra una concezione legata al disegno rispetto all’uso del colore che prevarrà presso i maestri Veneziani   (mentre i pittori toscani privilegiavano il disegno)

3° tappa:

Laboratorio del maestro Zanusso

Realizzazione pratica di un tratto su carta e tela, esperienza concreta sui colori primari (rosso, giallo e blu secondo il sistema delle sintesi sottrattive) e sui colori secondari (verde, arancio, viola); effetto di complementarietà (spegnimento o tendenza al grigio di alcuni colori per mescolanza); riconoscimento del timbro (colore puro) e del tono (colori che si compenetrano e/o sovrappongono),
velatura dal vivo, impasti a corpo, invenzione della pittura ad olio (in modo antico cioè un contenuto su basi naturali e preziose).
Riferimenti alla pittura sinora visitata e al paesaggio veneziano, e preparazione di quello che si vedrà il giorno successivo.

4° tappa:  (2° giorno)

Accademia

Davanti alla Tempesta del Giorgione avverrà la visione del manifesto del tonalismo, estrema e totale, quasi un miraggio,  un’esplosione dei sensi fino all’eccesso rispetto ai tempi dell’epoca.

Nella sala successiva il S.Giovanni Battista del Tiziano dimostra che il colore puro inteso come pasta, sostanza, è dotato di una forte carica sensuale, come esuberanza della materia e cibo degli occhi.

Qui si può apprezzare il tema fondamentale della differenza tra il paesaggio, la veduta e il capriccio; tre generi diversi così riassumibili: veduta intesa come luogo riprodotto con fedeltà del luogo prescelto dal pittura, il paesaggio è la pittura emblema delle realtà naturali combinata con prospettive e categorie della tradizione classica (un'utopia, realtà mediata), infine il capriccio nel 700’ combinazione arbitraria di vedute diverse e/o con paesaggi, in cui si assommano luoghi esistenti e luoghi dell’immaginazione.

5° tappa: 

Frari,  nell’"assunta" del Tiziano sull’altare si vedranno l’ampiezza d’uso degli effetti cromatici, la magnificenza e la versatilità pittorica, in particolare il magistero della velatura della Pala Pesaro nel particolare del manto del procuratore, effetti di incarnati morbidi, dovuti alla rifrazione della luce tra gli strati pittorici,  che si sovrappongo per ottenere l’effetto della rifrazione della luce

Uscendo dai Frari di prosegue per Campo San Margherita e passando per la chiesa dei Carmini e la fondamenta Briati, si vista la chiesa di San Sebastiano e come esempio sommo di sintesi artistica e di incrocio sinergico tra le 3 grandi arti (architettura, pittura e scultura)

Oltre che il colore come elemento preponderante si attua una sorte di competizione-cooperazione tra i materiali e i mezzi, si notano gli effetti di una maggior brillantezza del colore una sorta di amplificazione e assolo in questo concerto in cui le arti si sommano in un risultato più grande delle singole parti.

La chiesa di San Sebastiano ha la fortuna di mantenere intatte le sue opere nei secoli sino ad oggi con il risultato voluto congiuntamente dagli artisti del ‘500, un esempio concreto di armonia e sintesi dell’epoca

architettura: Scarpagnino e Palladio

sculture: Sansovino

pittura:  Paolo Veronese e Tiziano

Da vedere a San Sebastiano la sacrestia con i capolavori del Veronese giovane, tutto a pochi centimetri dagli occhi e ancora in sito

Altro esempio di questo fusione delle arti in un unico luogo e tempo è Villa Maser (superba sintesi di elementi Palladio, di scultura del Vittoria; e di affreschi del Veronese)

6° tappa:

Chiesa dei Gesuati, dove si ammireranno Tiepolo, Ricci  e Piazzetta.

La chiesa della Fava purtroppo spesso chiusa, sarebbe come San Sebastiano per il primo del '700 sintesi armonica di pittura, scultura e architettura secondo questo corto circuito delle arti.

 

 

Bibliografia:

Il rimando a un apparato bibliografico serio di tal periodo richiede un elenco lunghissimo. Dal Lorenzetti e Molmenti (vita veneziana), Cicogna (Bibliografica), Tassini (curiosità), Romanin , Cessi (storia), Arte Veneta Dell'ELECTA, Boschini (carta del navegar pitoresco), Redolfi (meavegie dell'arte)


Lettura suggerita la lettera dell’Aretino scritta a Rialto in agosto durante l’assenza di Tiziano da Venezia nel 1537

Dalla stessa lettera si vede che la letteratura dipende dalla pittura, infatti l’Aretino simula gli effetti pittorici con la penna invocando Tiziano, mentre di soliti avveniva il contrario, da qui si vede la grandezza e a fama riconosciuta in vita al Tiziano dai suoi contemporanei artisti e letterati.  Una costante del Rinascimento di corte quello maturo dal 1510 al Concilio di Trento, in cui prevale la pittura tra le arti . (un po’ come da Ponte che fa fatica a scrivere per Mozart se la musica copriva il significato dell’opera o nel 700 Metastasio scriverà opere in cui gli esecutori faticano a seguire)


Marco Zanusso   (Tel. 3288749196 – 041 5283234)

Pittore e Storico dell’arte nonché esperto degli strumenti per realizzare l’opera.

Per chi lo desidera vi accompagnerà in questo itinerario e vi farà sperimentare nel suo laboratorio artistico l’esperienza concreta del fare arte attraverso la sua materia espressiva, il colore, seguendo e "inseguendo" strumenti e metodi della straordinaia tradizionelocale antica recuperati tramite un operazione sceintifico filologica.



di Marco Scurati & Marco Zanusso

Galleria

30512

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