Nel verde di Sant’Elena: tra chiostri, orti e giardini

di Maria Giulia Palazzo | Redazione VeneziaSi

Nel verde di Sant’Elena: tra chiostri, orti e giardini Questo itinerario vi condurrà in una zona poco frequentata di Venezia, l’isola di Sant’Elena, una delle ultime zone ad esser state edificate a Venezia. Faremo una piacevole passeggiata alla scoperta dei suoi spazi verdi e del suo antico complesso conventuale dietro alle cui mura si nascondono un suggestivo chiostro e un grande e ricco orto.


Cenni storici

L’isola di Sant’Elena è in realtà formata da due isole distinte, quella antica, posta più a est, dove sorge la chiesa quattrocentesca di Sant'Elena e la prestigiosa Scuola Navale Militare Francesco Morosini, e quella nuova, dove nel Novecento è stato edificato il quartiere abitativo e che in precedenza ospitava un’industria metallurgica dove venivano realizzati battelli a vapore, carrozze ferroviarie e ponti.

Un tempo la zona, che si trova nella parte più orientale di Venezia e fa parte del sestiere di Castello, era completamente separata dal resto della città. Per accedervi era infatti necessario utilizzare una barca.
Il nome di Sant’Elena le venne assegnato a partire dal 1233 quando vi giunse il corpo della Santa (vedi “La leggenda di Sant’Elena”) le cui spoglie riposano ancora oggi nella chiesa ad essa dedicata.

Durante l’invasione napoleonica nell’Ottocento l’isola si spopolò e venne quasi completamente abbandonata, mentre la chiesa e il convento vennero affidati all’Esercito e alla Marina che ne fecero dei magazzini. E’ solo dopo la fine della prima guerra mondiale che la zona cominciò a  rifiorire, grazie a progetti di recupero e ripopolamento affidati agli architetti Duilio e Giuseppe Torres, Giulio Alessandri e all’ingegnere Fausto Finzi. La barena circostante l’isola vecchia, trasformata da anni in sacca e successivamente utilizzata come zona di addestramento per i militari, venne bonificata ed urbanizzata. Vennero edificate case e palazzine, costruiti viali, progettati giardini e parchi, in pratica fu costruito un intero quartiere dal nulla, tanto che la toponomastica e la numerazione dell’Isola di Sant’Elena non seguono quelle del resto della città: solo qui troviamo viali, mentre i numeri civici sono indipendenti per ciascuna calle. Di quel periodo restano ancora testimonianze sulle facciate delle case dove possiamo ancora riconoscere motti patriottici e dannunziani.

Una canzonetta del 1863 intitolata “L’isoleta de S.Elena” di G.Bartolini descrive come doveva apparire l’isola sulla quale oggi sorge l’abitato di Sant’Elena: un vasto prato, meta delle passeggiate dei veneziani che qui vi si recavano in barca.

Gh’è a Venezia un’isoleta de verdura circondata, co una picola ciezeta in antico fabricada, e che par che galegiante sora l’acqua la camina, primeggiando fra le tante la so forma singolar.
Isola benedeta no te posso mai scordar.
Ogni sorte de oseleti co scomenza primavera, i so canti sempliceti fa sentir avanti sera; e co salta su da l’onde dopo l’alba l’astro d’oro, i vien fora da le fronde per volerlo saludatr.
Isoleta benedeta no te posso mai scordar.
La laguna che contorna sta so gema predileta, tuta d’alega l’adorna perché i fluti la rispeta; solo qualche gondoleta che conduse i so signori, se aviçina queta queta costipando verso el mar. Isoleta benedeta no te posso mai scordar.
Che delizia, che portento! Le conserve più preziose là se troa a so talento dè fioreti erbe odorose. Ma ste cose tanto amate che natura ne regala solo l’aneme ben fate le sa goder e stimar.
Isoleta benedeta non te posso mai scordar.

Negli anni 70 l’intera zona subì una grave catastrofe: l’11 settembre 1970 rimane ancora impresso nella memoria di molti veneziani perché in quella giornata una tromba d'aria che si formò sui colli Euganei seminò morte e distruzione sia a Venezia che in terraferma. Un motoscafo dell’ACNIL, la società di trasporti veneziana (ora ACTV), venne investito in pieno dalla tremenda forza del vento che prima lo sollevò in aria e poi lo abbatté in acqua, provocando 21 morti. Gli alberi della pineta vennero sradicati, le case furono scoperchiate, il complesso del cantiere Celli fu cancellato in un solo colpo, le mura del Collegio Navale Morosini cedettero mentre le gradinate dello Stadio Penzo furono scardinate e portate al di là del canale.

Oggi purtroppo la zona risente molto dello spopolamento che da tempo sta caratterizzando la città di Venezia: vi è un solo negozio di alimentari e nessuna scuola, mentre una volta vi erano macellerie, latterie, mercerie… Questa situazione amplifica la sensazione di tranquillità e di pace che si respira a Sant’Elena, ma nonostante questo la zona è molto frequentata grazie ai suoi 34.000 mq di spazio verde: è infatti patria dei jogginisti, dei cani e dei bambini che qui passano i pomeriggi a giocare indisturbati.   

Nel verde di Sant’Elena: tra chiostri, orti e giardini 1° tappa (15 min): il nostro itinerario inizia all’imbarcadero di Sant’Elena. Scendendo dal vaporetto siamo subito immersi nell’atmosfera di Sant’Elena, una zona verde e tranquilla che gode di una magnifica vista sulla città. Chiamata generalmente pineta, in realtà quest’area verde prende il nome di Parco delle Rimembranze. In questo spazio aperto, non recintato e nemmeno custodito, la specie arborea maggiormente rappresentata è il pino. E' un terrazzo ombroso affacciato sulla laguna dalle cui rive si domina un panorama molto vasto: a sinistra l’isola del Lido, di fronte l’isola di San Servolo e a destra il bacino San Marco.

Attraversiamo il parco fino a giungere in Viale 4 Novembre che con i suoi filari di tigli costituiva la via principale del Novecentesco quartiere Vittorio Emanuele III. Possiamo notare come la toponomastica testimoni il periodo di edificazione di questa zona: dal viale 4 Novembre, data dell'armistizio che nel 1918 pose fine alle ostilità tra l'Italia e l'Austria, al Viale Vittorio Veneto, riferito all’offensiva di Vittorio Veneto, unica grande vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale.
Dirigiamoci quindi verso l’estremità del Parco, nel lato confinante con l’isola vecchia. In quest’area che si affaccia sulla laguna ci sono un gruppo di pini che sono stati piantati per i soldati veneziani caduti durante la guerra. Ogni albero porta il nome di uno di quei ragazzi. 

A questo punto imbocchiamo Viale Piave, quella fondamenta lungo il canale che divide l’isola nuova dall’isola vecchia. Dal lato opposto della riva possiamo osservare la Scuola Navale Militare Francesco Morosini, un istituto di formazione della Marina Militare Italiana. La storia del collegio navale inizia nel 1937, all’epoca “Collegio Navale della G.I.L.”, una scuola che aveva il compito di preparare i giovani al servizio nella Regia Marina. Nel 1945 fu chiuso in seguito al trattato di pace che imponeva all’Italia un solo collegio militare oltre alle Accademie, e riaprì solo nel 1961 con lo scopo di suscitare nei giovani l'interesse alla vita sul mare, orientandoli verso le attività ad essa connesse. Il rinato Collegio è stato intitolato a Francesco Morosini, grande Ammiraglio e stratega della Repubblica Veneta che si distinse nel '600 nella guerra di Candia contro l'Impero Ottomano. I corsi di studio che si organizzano sono dell'ordine Classico e Scientifico a cui si accompagnano, ovviamente, nozioni di carattere marinaresco.


Nel verde di Sant’Elena: tra chiostri, orti e giardini 2° tappa (45 minuti): Proseguiamo per Viale Piave fino ad incontrare il primo dei tre ponti che collegano l’isola nuova a quella vecchia. Superiamo il ponte di legno e ci incamminiamo nel Viale Sant’Elena che ci condurrà all’omonima chiesa e complesso conventuale che ospita le spoglie della Santa, madre dell’imperatore Costantino. Per secoli questo luogo fu un florido centro culturale e artistico con ricca biblioteca della laguna veneziana.

La prima cosa che salta agli occhi appena superato il ponte di legno è, alla nostra sinistra, il principale impianto sportivo della città di Venezia: lo stadio Pierluigi Penzo, intitolato alla memoria del celebre aviatore malamocchino che morì a Valenza sul Rodano durante la Prima Guerra Mondiale.
Si tratta del più antico stadio in cui giocano società professionistiche italiane. Nel corso degli anni ha subito notevoli cambiamenti che ne hanno profondamente cambiato la struttura, specialmente in seguito alla tromba d’aria che si abbatté sull’isola di Sant’Elena. 

Alla fine del viale possiamo invece notare il complesso affidato ai monaci Serviti (dell’ordine dei Servi di Maria) con la chiesa di origine quattrocentesca edificata dai monaci Olivetani dove in precedenza sorgeva una piccolo complesso costruito per Sant’Elena dai monaci Benedettini. Un tempo l'acqua della laguna raggiungeva l'entrata del complesso come visibile nell'illustrazone di Corelli nella galleria immagini.
La chiesa è in stile gotico con una stretta facciata a capanna definita da lesene angolari e chiusa in alto da un fregio. Anche le finestre a bifora e il rosone centrale sono in stile gotico, mentre il portone, opera di Antonio Rizzo, è in stile rinascimentale. L’interno è a una sola navata con soffitto a capriate. Al momento la chiesa è chiusa per restauri, riaprirà nel giro di un mese circa. Il campanile che vediamo oggi è di recente costruzione ed è stato edificato grazie ai fondi offerti dagli abitanti di Sant’Elena. Quello precedente, costruito nel 1558, venne demolito con la soppressione della chiesa durante il periodo napoleonico.

Dalle finestre che si aprono sul muro di cinta del complesso conventuale è possibile osservare il suggestivo chiostro interno, con porticato e vera da pozzo centrale, mentre al primo piano è altrettanto bella la piccola loggia. Chiedendo il permesso al diacono potrete facilmente entrarvi e dare un’occhiata.
Nel chiostro, che ospita anche piante esotiche, possiamo notare come siano riprese certe simbologie tipiche dell’hortus conclusus, il giardino eterno e sempre verdeggiante dove il demone non può albergare e dove i monaci si ritirano in preghiera e raccoglimento, lontani dalle tentazioni del mondo. La struttura del chiostro rappresenta la Gerusalemme Celeste e la sua geometria è ritmata dalla presenza del numero 4, mentre al centro del chiostro è posto il pozzo, ovvero l’acqua che rappresenta la grazia divina, le virtù cristiane e anche il sangue di Cristo.

Entrando all’interno del complesso, superato il piccolo refettorio, si entra in una altro spazio verde affacciato sullo specchio d’acqua lagunare che dà su Forte Sant’Andrea e l’isola del Lido: l’orto del convento.
Qui si possono trovare alberi di melograno, cedri, kiwi, ulivi e viti. Purtroppo questo suggestivo pezzo di terra sulla laguna non è tenuto come si deve per via della mancanza di manodopera, sono solo 3 i frati che vivono nel complesso e che si devono occupare della cura dell’orto. In settembre però effettuano la vendemmia e producono del vino per uso personale.  Una curiosità: il vino del convento di Sant’Elena viene fatto con le uve private delle bucce perché queste, assorbendo l’aria salmastra, rendevano la bevanda salata. Il prodotto che ne risulta è di color rosato, non forte, ma di gusto particolare.

Tornati all’esterno possiamo osservare come parte del complesso sia stato adibito a sede di importanti enti ed istituzioni come l’Università di Nova Gorica e Wave – Centro studi donne per la pace. Confinante con quest’ala dell’ex convento dei Servi di Maria si trova la Società Remiera Casteo.

di Maria Giulia Palazzo | Redazione VeneziaSi

Si ringrazia per la collaborazione l'Associazione Wigwam Club - Giardini Storici Venezia

Galleria

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Galleria fotografica

Indirizzo e informazioni

Per visitare il chiostro e l'orto è necessario chiedere il permesso ai frati o al diacono. Tel. 041 5205144
Durata: 1 ora

Mezzi di trasporto: a piedi

Email: parrocchiasantelena@interfree.it
Web:http://www.parrocchiasantelena.com

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