La Regata Storica tra storia e tradizione

La Regata Storica tra storia e tradizioneCome ogni anno, la prima domenica di settembre è, per i veneziani, una giornata speciale. Si apre il sipario, infatti, sull’ultimo scorcio d’estate, prodigo di sapide scaramanzie e memorabili fasti, tipici di un evento unico nel suo genere: la Regata Storica.

Negli occhi dei presenti, ammaliati dall’antico dono di Caterina Cornaro, brilla la magnificenza del Bucintoro, ora come allora.
Per un istante, il mito tardo-quattrocentesco della Serenissima infiamma il contemporaneo e la laguna si fa specchio: riflesso di volti, nastri e folklore, ma anche simbolo di un’identità sociale unica, riconoscibile, preziosa.
Sul fragile confine tra acqua e barene scivolano sinuose barche senza chiglia, condotte da vogatori ritti e abili; e il remo, motore e timone, ora sfugge, ora si arrende al giogo della forcola.
Questa perpetua danza rituale, sommo gaudio per turisti digiuni, è il pane quotidiano della vita degli ‘indigeni’, la foto dei nonni sulla credenza.

Durante la Regata Reale, però, qualcosa cambia.
Onorato il doveroso inchino alla tradizione, ogni veneziano entra in fibrillazione, pronto a rimpinguare le fila del proprio sestiere.
Il Canalasso come il prato verde del Penzo, le rive gli spalti e, finalmente, le gare hanno inizio.
Agli Schiavoni compare lo spagheto teso della partenza, a Sant'Andrea della Zirada il paleto, attorno al quale i regatanti virano a caccia della ribalta.
Il tifo si moltiplica fino all’attesa epifania, quando spunta la prima barca nel Canal Grande per esplodere, infine, all’altezza della machina.
Al cospetto della fiera chiatta intagliata, sospesa tra riverberi dorati, i vincitori conquistano l’agognato labaro rosso.
È un tripudio policromo di bandiere, di barche.
Pupparini per i giovani, mascarete dall’etimo pepato, caorline solide come nelle stampe del XVI secolo, preparano all’evento clou.
Apice che si svela, intenso e acuto, in una lotta dal sapore epico: quella tra i gondolini.
Non comuni gondole, ma frecce variopinte rese più leggere, veloci e competitive, già dal 1825 e appositamente per la Regata Storica, per offrire uno spettacolo avvincente, eterno.
Un tempo, tra i premi in palio spiccava un… porcellino.
Esso, per il governo cittadino, fungeva anche da pubblico indicatore di consenso.
I nonni, dalle cornici, sorridono ancora ricordando l’ironia di quanti, insoddisfatti, al passaggio del maiale solevano gridare «Eccolo! Viva il sindaco!».
Abolita l’usanza, gli animalisti (e non solo loro!) ringraziano.

 

di Alessandra Frontini | :venews
settembre 2007

 

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