Complesso di Santa Maria della Carità
Nel sestiere di Dorsoduro, ai piedi del ponte dell’Accademia, è ubicato il complesso edilizio di Santa Maria della Carità, costituito dalla chiesa, dal convento dei Canonici Lateranensi e dalla Scuola Grande, i cui locali, oggi comunicanti, ospitano la sede delle Gallerie dell’Accademia.
Chiesa di Santa Maria della Carità
La tradizione narra che la chiesa fu costruita nel XII secolo al posto di una più antica in legno e che l’impianto fosse di tipo basilicale a tre navate, di stile veneto bizantino. Verso la metà del XV secolo, grazie al sostegno di Papa Eugenio IV, di origini veneziane, la chiesa venne riedificata in pietra con un’architettura in stile gotico, opera di Bartolomeo Bon.
Al giorno d’oggi dell’antica struttura rimangono solo i muri perimetrali, il campanile è crollato nel 1744, il portale in stile gotico fiorito che impreziosiva la facciata è scomparso, così come le guglie e i pinnacoli che decoravano la sua sommità. Solamente le vedute di Canaletto ci permettono di ammirare come si presentava l’antica chiesa quattrocentesca.
Nel 1807 la chiesa subì importanti cambiamenti a causa della decisione del governo napoleonico di trasformare la chiesa in sede dell’Accademia dei Pittori. L’architetto Gianantonio Selva, incaricato dei lavori di ristrutturazione, la divise orizzontalmente e verticalmente per ottenere nuovi spazi, chiuse le finestre gotiche, aprì i lucernari nel tetto e collegò gli ambienti del primo piano con un corridoio accessibile da una scalinata di raccordo attraverso il passaggio aperto nella parete di fondo della Sala dell’Albergo della Scuola Grande.
Convento dei Canonici Lateranensi
Il monastero venne edificato nel 1134 da un gruppo di monaci
dell’ordine lateranense provenienti da Ravenna. Nel corso degli anni
l’edificio venne ampliato pian piano, soprattutto grazie all’aiuto dei
confratelli della Scuola dei Battuti ai quali avevano dato ospitalità
nel Duecento. Nel XVI secolo Andrea Palladio avviò importanti lavori
nel convento, terminati nel 1561. Purtroppo dell’opera palladiana
rimane ben poco, una parte fu distrutta dall’incendio del 1630 e la
restante dagli architetti Selva e Lazzari per effetturare
i lavori di ristrutturazione. Tra le opere che ci sono rimastec'è la scala ovata, definita da J. W. Goethe nel suo Viaggio in Italia "la scala a chiocciola più bella del mondo". Nel 1768 l'ordine dei
Canonici Lateranensi fu soppresso.
Scuola Grande di Santa Maria della Carità
La Scuola Grande di Santa Maria della Carità, fondata nel 1260, fu una
delle prime Scuole Grandi (erano così definite anticamente le scuole
dei cosiddetti Battuti, cioè quelle che avevano come regola questo tipo
di penitenza). Ospitata prima nella chiesa di San Leonardo, quindi alla
Giudecca, già nel 1261 aveva ottenuto spazi nel convento dei Canonici lateranensi di Santa Maria della Carità. Come le altre scuole aveva compiti di mutuo soccorso e di carità verso i poveri.
Grazie alle sue ricchezze la confraternita poté aiutare a più riprese i Canonici acquistandone delle proprietà, come il terreno sul quale a partire dal 1344 costruì la propria sede definitiva. L’entrata rimase tuttavia in comune con il convento, ed era la portasita al numero civico 1050 e decorata da edicole gotiche con i santi protettori della scuola (la Vergine col Putto e i confratelli oranti del 1345, il San Leonardo e il San Cristoforo del 1378).
Internamente si arricchì di un soffitto a cassettoni in legno intagliato e dorato su fondo azzurro nella sala capitolare (XV secolo, conservato) e di numerosi dipinti. Fra i più importanti due opere esposte nella collocazione originale (ex Sala dell'Albergo della Scuola): la Presentazione di Maria al Tempio di Tiziano (1538) ed il Trittico della Madonna della Carità di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna (1480).
Intorno al 1760 Bernardino Maccaruzzi, su progetto di Giorgio Massari, apportò modifiche sia internamente che esternamente, con la completa sostituzione della precedente facciata gotica e l‘apertura del portale sul campo (la facciata acquisirà l’aspetto attuale nel 1830, dopo i lavori degli architetti Selva prima e Lazzari poi). Le uniche testimonianze che ci permettono di stabilire l’originaria fisionomia architettonica dell’edificio ci vengono da uno splendido dipinto del Canaletto: nel Laboratorio del tagliapietra (prima immagine) ci offre una splendida immagine dell’area intorno alla chiesa della Carità e quindi della Scuola: da esso si scopre una facciata ornata da eleganti pinnacoli, con due alte finestre centrali ed un coronamento curvilineo.
Come tutte le altre Scuole, anche questa venne soppressa nel 1806 con il famoso editto napoleonico: il complesso della Carità fu così destinato, insieme alla Chiesa e al monastero, prima a sede dell'Accademia di Belle Arti e poi delle Gallerie dell'Accademia.

Il complesso monumentale delle Gallerie dell'Accademia occupa la prestigiosa sede della Scuola Grande di Santa Maria della Carità, una delle più antiche confraternite laiche della città, di cui fanno parte integrante anche l'omonima chiesa di Santa Maria e il monastero dei Canonici Lateranensi, realizzato da Andrea Palladio. L'esposizione di quadri che si trova all'interno delle Gallerie dell'Accademia costituisce la più significativa collezione di dipinti veneziani e veneti dal Trecento bizantino e gotico agli artisti del Rinascimento e ai vedutisti settecenteschi.
