Inaugurazione dello spazio espositivo dedicato ad Emilio Vedova

12-giu-2009

Inaugurazione dello spazio espositivo dedicato ad Emilio Vedova   Il 3 giugno 2009, in concomitanza con la Biennale d’Arte, è stato inaugurato un nuovo museo dedicato all’artista Emilio Vedova. Lo spazio espositivo si trova all’interno del primo dei nove Magazzini del Sale, dove peraltro l’artista aveva il suo studio, ed è stato ristrutturato da Renzo Piano.

Il progetto del famoso architetto per il Museo Vedova è sicuramente uno dei più innovativi degli ultimi anni: con un meccanismo prototipo, assoluta novità al mondo, le opere di Vedova, accumulate in un magazzino lungo 65 metri allestito in fondo allo spazio espositivo, vengono prelevate dieci per volta da un braccio meccanico, sollevate e portate davanti al pubblico con un movimento circolare. Ogni due ore avviene il cambio di serie, il meccanismo si attiva e le opere in esposizione tornano lentamente nel magazzino per lasciar posto alle tele successive.

Una mostra in movimento quindi, fedele ai desideri dell’artista. Alfredo Bianchini, Presidente della Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ha affermato che “Questa straordinaria e generosa idea di Renzo Piano realizza l’arte e la volontà di Emilio Vedova in questo luogo, i Magazzini del Sale, che definiva ‘terribili’ per la fatica che tanti uomini vi avevano speso, ma che tanto amava”.
La circolarità espressa nelle sue opere e la sua passione per il movimento sono infatti i concetti che hanno ispirato Renzo Piano nell'ideare il museo. Durante la conferenza stampa il famoso architetto ha raccontato che “Andare avanti di bolina era il motto con il quale si aprivano spesso le lettere di Emilio” e  di come proprio Vedova amasse “spostare i propri grandi quadri aiutandosi con funi e carrucole: un po’ quello che fa, senza fatica la macchina computerizzata nel Magazzino, accostando i secoli l’uno all’altro in un modo che è tipicamente veneziano”.  Il risultato è un’esperienza museale unica, con le tele che galleggiano e seguono lo spettatore. “Un museo non statico dove le opere entreranno in scena come attori” ha detto il curatore artistico e scientifico della Fondazione, Germano Celant. A parte l’installazione della struttura meccanica e l’inclinazione della pavimentazione per contribuire ad aumentare la spettacolarità della prospettiva, lo spazio è stato rispettato nella sua originaria e sobria robustezza mantenendo inalterate le pareti in mattoni e lo scheletro ligneo di copertura.

L’apertura del museo, fortemente voluta dalla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, è avvenuta in concomitanza con l’Esposizione Internazionale d’Arte perché  la carriera di Vedova è stata per certi versi segnata dalla Biennale di Venezia: nel 1948 con la celebrazione del Fronte Nuovo delle Arti di cui Vedova era un protagonista; nel 1960 per il conseguimento del Gran Premio per la pittura, e nel 1997 per l’attribuzione del Leone d’Oro alla carriera. Senza contare l’omaggio postumo, nel 2007, con un mostra Vedova-Baselitz allestita nel padiglione Venezia.

Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, durante la conferenza stampa avvenuta in occasione dell’inaugurazione del museo ha espresso la soddisfazione - personale e di tutta la città - nel vedere "Vedova tornare a casa". Ha anche rivolto alla Fondazione l'invito a essere fedele alla volontà di Vedova, e di aprire lo spazio alla sperimentazione, alla ricerca e quindi ai giovani, facendone davvero un laboratorio, dove i giovani possano "cercare, provare, imbrattare, insomma possano fare quello che devono fare per crescere". Venezia è unica al mondo per ricchezza di iniziative e di spazi culturali e artistici di carattere internazionale (anche se la miopia non li fa vedere a molti che pur li hanno vicini, in città), ha annotato il sindaco, citando in modo particolare il "chilometro d'arte" che dall'Accademia va a Punta della Dogana passando per la Guggenheim, ma è carente di luoghi di luoghi di incontro e di ricerca che siano effettivamente laboratori. Venezia - ha concluso - deve impegnarsi in questa direzione, e la Fondazione Vedova dovrà fare di questo nuovo spazio un laboratorio della sperimentazione più ardita: sono sicuro che questo avverrà.
 

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