Palazzo Grassi e Tadao Ando a Venezia

3-mag-2006
di Massimo Bran | :venews

Palazzo GrassiGeometrie e labirinti, astratto e figurativo, rigorosa sottrazione minimale che moltiplica echi e suggestioni, il vuoto bianco che riempie, con la luce padrona nelle sue infinite modulazioni. Tadao Ando firma la veste interna del nuovo Palazzo Grassi indicando il percorso di questo nuovo corso dello spazio espositivo per eccellenza di Venezia.
Un corso contemporaneo, con alla base una collezione straordinaria, la cui esposizione sembra voler chiudere la porta sin dalla sua prima apertura a un’idea di spazio espositivo buono per qualsiasi mostra “monstre”, sia essa archeologica, rinascimentale, impressionista. Un polo contemporaneo che monsieur Pinault in un quattro e quattr’otto ha messo in piedi, alla faccia delle eterne, serenissime chiacchiere che riempiono la bocca dell’establishment nostrano circa la necessità di un museo d’arte contemporanea nella città della più importante esposizione d’arte internazionale.
Et voilà, eccolo qua! Vedremo, vedremo un po’ se le premesse si confermeranno. Resta il fatto che il magnate francese ha costruito un grande regalo per una città che forse non ha più un metro di valutazione normale sulla portata di certi gesti, di certi accadimenti. Perché abituata da se stessa e da troppo tempo alla nefasta idea che tutto gli sia dovuto.
Certo, Pinault i suoi calcoli li avrà pure elaborati, non è certo un’operazione filantropica, però intanto avrebbe potuto usare assai più pesantemente lo spazio per lanciare attraverso l’arte un elegantissimo spottone per qualche sua griffe tra le tante, o, perché no, per la casa d’aste d’eccellenza di sua proprietà, Christie’s.

Tadao AndoE invece, e invece lo scatto iniziale è stato felice, all’insegna dell’arte per l’arte, con un’iniezione di contemporaneità che potrebbe servire da scossa alla Biennale stessa, affiancandosi come motore e vetrina delle nuove tendenze dei linguaggi contemporanei. Soprattutto se, come sembra, anche gli spazi della Dogana, altro snervante argomento del bla bla bla veneziano, verranno rilevati da Pinault stesso. Questi saranno i giorni della grandeur da vernissage, con tutto il gotha dell’arte mondiale in prima fila nella megafesta d’apertura all’Arsenale. Sembra che molti professionisti del presenzialismo veneziano siano rimasti esclusi dalla partita e si registrano già aumenti di coliti, crisi cardiache, precoci invecchiamenti della pelle tra le moltitudini di vegliardi abituati a dire «io c’ero». Poco male, via. Aria fresca, aria nuova.
Una piccola vera soddisfazione c’è, invece, per la nostra malconcia Italietta, ossia che per una volta anche la Francia si è dimostrata “Francetta”, rifiutando il progetto di trasformazione dell’ex fabbrica Renault all’Ile Seguine di Billancourt in centro per la fondazione Pinault, che ha indotto per l’appunto, e probabilmente per disappunto, Pinault stesso ad ‘esportare’ la collezione nella terra cugina.
Una sorta di migrazione al contrario, visto che solitamente siamo abituati a vedere espatriare da secoli opere, artisti, ingegni, ricchezze, collezioni. Un fatto che però dimostra due cose: ossia che per il mondo Venezia è un patrimonio dell’umanità senza pari e che per questo presenta un potenziale anch’esso senza pari; di riflesso si conferma la tragica inconsapevolezza che noi abbiamo del potere d’attrazione che questa terra che non ci meritiamo ancora esercita. Oggi festeggiamo, davvero, dimenticandoci amarezze strutturali nella gestione del nostro presente.
Sperando solo che non incomincino i giochini di disturbo con annessi bastoni tra le ruote che facciano roteare troppo presto i cosiddetti al paperone francese.
Il quale come un treno è arrivato e in una manciata di mesi ha rimesso in sesto il palazzo, il quale come un treno può ripartire se il suo progetto troverà stupidi ostacoli.


di Massimo Bran
:venews 
Maggio 2006
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