Venezia si sta spopolando?

di Roberta Nalesso|redazione VeneziaSì

Venezia si sta spopolando? Quanti sono oggi gli abitanti di Venezia?
60.052. Questo è il numero ufficiale degli abitanti del centro storico di Venezia segnalato oggi dal contatore posizionato nel marzo del 2008 nella vetrina della Farmacia Morelli, in campo San Bortolomio, vicino a Rialto, su iniziativa di un gruppo di residenti veneziani.

"Il titolare della farmacia ci ha gentilmente offerto un po' di spazio per questa simbolica iniziativa che crediamo sia un monito contro il noto esodo dei veneziani dalla loro città", racconta un gruppo di attivisti veneziani che, nel loro sito www.venessia.com, pubblicano un po' di dati significativi sull'andamento demografico in città.
"Nel 1422 a Venezia c'erano  199.000 abitanti, nel 1509 115.000, tra cui 11.164 cortigiane, nel 1797, anno della caduta della Repubblica, in 141.000 circa. Nel 1931 c'erano 163.559 abitanti, 145.402 nel 1960, 111.550 nel 1970, 95.222 nel 1980, 78.165 nel 1990, 66.386 nel 2000."
“Celebreremo il funerale di Venezia e porteremo una bara in corteo fino al Municipio”, dichiara Matteo Secchi di venessia.com, una community cittadina che conta oltre 300 iscritti e che è ormai nota alla stampa locale per le sue innumerevoli provocazioni dirette alle politiche dell'amministrazione comunale - ultima delle quali è la messa all'asta su e-Bay di un gruppo di "ultimi veneziani purissimi".
«Le nostre sono provocazioni un po’ goliardiche, ma servono per accendere i riflettori del mondo su vere e proprie emergenze e scuotere l’attenzione. Il funerale ai veneziani», prosegue, «vuol essere una manifestazione di denuncia dello spopolamento, per questo invitiamo tutti i cittadini: al di là di diversità di opinione o credo politico, siamo tutti veneziani».

Quando il contatore è stato posizionato i residenti erano 60.720. Oggi sono scesi a quota 60.052.
Continua dunque inesorabile il conto alla rovescia del numero degli abitanti della città storica, che sta per scivolare sotto la fatidica soglia dei 60.000, pericolosa linea di confine tra una città e una paese, tra un'area urbana e un'area destinata a diventare un villaggio turistico, una piccola Disneyland.
Certo, se l'esodo continuerà a questi ritmi, tra 40 anni Venezia non potrà più essere chiamata città. Sarà una città fantasma, senza più abitanti ma solo turisti, con tanto di cancelli che la sera si chiuderanno dietro l'ultimo visitatore e la biglietteria che ogni mattina aprirà all'ingresso. Proprio come in un parco a tema.
Sotto gli occhi dell’Ufficio Ricerca e Statistica del Comune, che quotidianamente monitora chi va e chi viene, lo spopolamento di Venezia è dunque un incubo sempre più reale e i residenti veneziani al pari di una specie in via di estinzione.

Al contrario nella terraferma veneziana, che comprende Mestre e Marghera, i residenti continuano a crescere in maniera esponenziale, con cifre che superano di ben tre volte quella dei residenti di Venezia città storica.
Anche se questo dato contribuisce all'aumento del numero degli abitanti di tutto il Comune di Venezia, che attualmente conta 271.004 abitanti e comprende terraferma e isole, non basta per scongiurare la lenta eutanasia della città lagunare, delle abitudini e tradizioni dei suoi abitanti, dei mestieri artigianali che stanno scomparendo, dei piccoli negozi di quartiere che chiudono per mancanza di clienti, degli appartamenti rimasti vuoti per lasciar posto a nuovi hotel o per essere trasformati in altre strutture ricettive.
Una città, insomma, che, insieme ai suoi abitanti, rischia di perdere anche la propria identità, diventando estranea perfino agli occhi dei residenti veneziani, che in essa non riescono più a riconoscersi.

Che fare per arginare questo inesorabile esodo?

Da tempo le associazioni cittadine e le comunità on-line si incontrano sul web e s’interrogano sul da farsi.
Anche l'associazione i "40X Venezia", un nuovo gruppo di attivisti veneziani che si incontrano, propongono iniziative e lanciano dibattiti in rete sul futuro di Venezia, si è fatta portavoce delle istanze dei cittadini chiedendo al Comune nuove politiche abitative, interventi mirati a sostegno dell'edilizia privata e una maggior sensibilità alle dinamiche di quell'edilizia pubblica che negli ultimi 50 anni ha "svenduto" Venezia al turismo di massa, imponendo la "monocultura del turismo" a scapito della qualità di vita degli abitanti, spesso costretti a scappare da una città il cui costo della vita diventa sempre più insostenibile.
"Questa tendenza si può invertire solo con uno sforzo collettivo, che non può essere domandato esclusivamente al singolo cittadino ma va sostenuto dall’amministrazione, di concerto con i settori economici", sostiene la portavoce dell’associazione 40xVenezia, "perché sono gli abitanti a dare identità ad una città, con i loro mestieri, le loro famiglie, i servizi, le occasioni di incontro."

Un paradosso se si pensa che Venezia è considerata da più parti una città ideale, una città di respiro internazionale, ma dove si può vivere ancora in una dimensione di villaggio, dove si incontrano gli amici per strada o si fanno due chiacchiere al bar, dove si può raggiungere qualunque posto a piedi, senza il traffico e lo smog delle auto, né il loro rumore assordante - anche se negli ultimi anni le barche a motore sono sempre di più!.
Una città che è tra le più sicure d’Europa, il luogo ideale dove crescere i propri figli e dove si può ancora trovare una qualità di vita oramai inesistente nella maggior parte delle grandi città italiane.
Insomma una città sostenibile e perfettamente a misura d'uomo ma che rischia purtroppo di trasformarsi in un museo a cielo aperto, in un grande “parco dei divertimenti per turisti”, svuotato proprio di quelle tradizioni e di quella cultura che per molti secoli ha attratto scrittori, poeti, artisti e visitatori di tutto il mondo.

Oggi la sfida di tutti, ma soprattutto delle future amministrazioni comunali, sarà quella di trovare nuove prospettive percorribili perché questa città torni ad essere più vivibile, idee e alternative per  un'economia più sostenibile da opporre alla monocultura turistica che rischia di uniformarla e di appiattirne l'identità.
Una sfida che non può prescindere dall'ascoltare e dare voce alle esigenze e alle proposte dei  cittadini che a Venezia abitano, lavorano e che quotidianamente continuano a mantenere viva la città.

 

 

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