Santa Croce
Lasciamoci alle spalle il rumore di Piazzale Roma, per inoltrarci alla scoperta del Sestiere di Santa Croce nella parte più orientale di Venezia. Il suo nome deriva dalla Chiesa della Santa Croce, fondata dai primi coloni veneti intorno al 600 d. c. e successivamente demolita nel 1810.
Ci accompagna il suono dell'acqua che scorre placida sulla nostra sinistra quando giungiamo alla Chiesa di San Nicolò di Tolentino; ne usciamo con ancora negli occhi gli straordinari dipinti di Jacopo Palma il Giovane quando è già la volta della Chiesa dei Santi Simeone e Giuda Apostoli, stupefacente Pantheon in miniatura.
Ancora pochi passi e lasciato il Ponte degli Scalzi, ci dirigiamo verso
San Simeon Grande, dove ci attende l'emozionante “Ultima Cena” di
Jacopo Tintoretto.
Addentrandoci nel Sestiere, che con i suoi 2359 numeri civici è il più
piccolo della città, è frequente la sensazione di aver smarrito la
strada nell'intricato dedalo di piccole calli e campi caratteristici,
un percorso fatto di un continuo alternarsi di architetture civili e
religiose.
Ci tuffiamo quindi nell'architettura veneto-bizantina a San Zuane Degolà, nella sobria bellezza di Campo San Giacomo dell'Orio e nell’austerità di Palazzo Mocenigo, costruito nel XVI secolo da una delle più importanti famiglie veneziane che diede ben sette Dogi alla Serenissima. In questa zona è ancora possibile vedere il lato popolare della vita veneziana, mentre i palazzi più fastosi danno in prevalenza sul Canal Grande: Ca' Pesaro, che ospita la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e il Fondaco dei Turchi, attuale sede del Museo di Storia Naturale sono fra gli esempi più illustri.
Se dopo questa lunga
passeggiata desideriamo ristorarci un po’, facciamo una sosta alla
Chiesa di San Stae nella quale verremo di certo sedotti dall'intensità
delle opere di Gianbattista Tiepolo.
In fine, oltrepassato Palazzo Corner della Regina, Santa Croce ci
stupisce ancora una volta, con quel modo tipicamente veneziano di
fondere sacro e profano. Proprio a pochi passi di distanza dalla Chiesa
di Santa Maria Mater Domini alziamo lo sguardo verso un “nizioletto”
(segnaletica toponomastica veneziana) dal tono sinistro che recita
Sottoportico e Corte del Diavolo e ci compiacciamo di quanto questa
città conservi ancora intatta la sua magia e il suo mistero.
